Google+

Eutanasia silenziosa? Autogol clamoroso

febbraio 27, 2015 Redazione

repubblica-eutanasia-careggiLa migliore critica all’articolo di ieri di Repubblica sull’«eutanasia silenziosa» al Careggi di Firenze la scrive oggi Repubblica.

Facciamo un passo indietro. Ieri con eccezionale evidenza è stata pubblicata sul quotidiano romano a pagina 1 la testimonianza di Michele, nome di fantasia, caposala dell’ospedale fiorentino: “Io, infermiere vi racconto l’eutanasia silenziosa nei nostri ospedali”. Il racconto, posta la sua attendibilità, è così ricco di elementi contraddittori che si fa fatica a riassumerli. Michele fa una gran confusione parlando a spanne di eutanasia, Eluana Englaro, testamento biologico, pazienti «vegetali» (letterale) e necessità di liberare «posti letto» (letterale). Roba che oggi ci sarebbe servito un bel po’ di spazio per spiegare quante castronerie ha detto l’anonimo caposala «che va a Messa due volte la settimana».

Poi, oggi, abbiamo letto Repubblica e scoperto che la miglior confutazione alle parole di Michele, l’ha scritta proprio il giornale che ne ha sposato acriticamente le idee. Oggi, infatti, a pagina 33 (che è un po’ lontana dalla pagina 1 di ieri), oltre al commento di Umberto Veronesi (“Una battaglia di civiltà”) che incensa la «bellissima testimonianza di Michele», il quotidiano pubblica un articolo così titolato: La rabbia dei medici: “Fine vita, subito la legge. Lo Stato ci lascia soli”.

Ma chi si avventura nella lettura scopre che «i medici» arrabbiati sono “un” medico. A sostenere la tesi propugnata nel titolo non c’è nessuno se non Mario Riccio che, per chi non lo sapesse, era il rianimatore di Piergiorgio Welby (e abbiamo detto tutto). Gli altri dicono il contrario. Non solo il presidente della Fnmoceo, Amedeo Bianco, che si trincera dietro generici riferimenti al «diritto mite», ma soprattutto Massimo Antonelli, ordinario primario al Gemelli di Roma e presidente della Società scientifica degli anestesisti. Antonelli dice quel che ogni infermiere di qualunque ospedale d’Italia dovrebbe ben sapere, e cioè:

«Quanto raccontato dal caposala fiorentino non è eutanasia. Quest’ultima è l’azione del medico che uccide intenzionalmente una persona somministrando farmaci e assecondando le richieste del paziente: un procedimento attivo. Altra cosa è la desistenza terapeutica. Bisogna avere la capacità di comprendere quando le cure offerte al malato sono straordinarie o sproporzionate. Proseguendole si rischia l’accanimento terapeutico».

E poi:

«Lo dice anche il catechismo della Chiesa cattolica. In certi casi “non si vuole procurare la morte, si accetta di non impedirla”. Visto questo e visto cosa dice il codice deontologico dei medici si può affermare che la legge sul testamento biologico potrebbe aiutare, ma non sarebbe fondamentale».

Per aiutare il lettore a capire chi sia Antonelli, il quotidiano ci avvisa che «è membro del Cortile dei Gentili, un organismo della Chiesa aperto ai laici». Come a dire: occhio, è un cattolico. Interessante. Si vede che a Repubblica piace dar credito al cattolico Michele ma non al cattolico Antonelli. E poi, suvvia, questo Antonelli è solo un primario, mica un infermiere caposala come Michele.

Vabbè, comunque, la frase più importante dell’articolo, Repubblica la lascia in fondo. Sono le parole del presidente della regione Toscana Enrico Rossi, noto uomo di sinistra, ateo, di certo non un bigotto abituato alla Messa bisettimanale.

Secondo Enrico Rossi, governatore della Toscana, la regione del Careggi, non c’è bisogno di alcuna legge sul fine vita. “Non contribuirebbe a migliorare la situazione. Tutto in queste vicende rinvia alla professionalità e all’eticità dei medici. Sono loro che nelle singole situazioni sanno capire quando scatta il mero accanimento terapeutico”.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

2 Commenti

  1. martina scrive:

    Vi segnalo anche il comunicato del dott.Vergallo, presidente dell’AAROI, associazione degli Anestesisti-Rianimatori Ospedalieri: “La ‘desistenza terapeutica’ non è eutanasia”
    http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=26288

  2. angela scrive:

    purtroppo da repubblica, INQUINATORE MENTALE CON ESPERIENZA DECENNALE. non ci si può aspettare altro.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

La nuova ammiraglia della Stella è lunga 6,5 metri, pesa oltre 5 tonnellate ed è caratterizzata da una blindatura in grado di resistere sia alle armi d’assalto sia agli esplosivi. Adotta da un V12 6.0 biturbo da 530 cv. Il prezzo? 1,4 milioni di euro.

Una sella road da 63 grammi per dimostrare dove la tecnologia può portare ma anche un modello specifico da endurance, che offre comfort e supporto extra, e uno dedicato ai biker più esigenti.

La concept giapponese anticipa il design dei futuri modelli Mitsubishi. È dotata di un powertrain ibrido plug-in con tre motori elettrici. Una soluzione che porta in dote la trazione integrale a gestione elettronica e un’autonomia di 120 km a zero emissioni.

La Casa tedesca dedica un inedito pacchetto high performance alla SUV Q3. A un aspetto decisamente aggressivo si accompagnano cerchi in lega da 19 pollici e sospensioni sportive S Line. Aggiornamenti per le versioni Sport, Design ed S Line Exterior.

La seconda generazione della crossover coreana beneficia di lievi ritocchi estetici e di un moderno sistema d’infotainment. Debutta il 1.6 turbo benzina da 204 cv di derivazione Pro_cee’d 1.6 T-GDi GT.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana