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Ecuador. Lenin Moreno, il nuovo presidente in sedia a rotelle

giugno 5, 2017 Aldo Trento

Ecuador's President Lenin Moreno, sitting, participates in symbolic swearing-in ceremony with representatives of Ecuador's indigenous leaders and Bolivia's President Evo Morales, in Cochasqui, Ecuador, Thursday, May 25, 2017. Cochasqui is an important place for ceremonies, traditional dances, shamanistic rituals, and marriages as well as the most extensive and most important complex of Pre-Columbian and pre-Inca Empire ruins in northern Ecuador. (AP Photo/Dolores Ochoa)

Era l’anno 2002 e la salute dimessa di papa Giovanni Paolo II, che ormai non camminava, portava l’opinione pubblica internazionale a mettere in dubbio la prosecuzione del suo pontificato. Ma una frase molto forte chiuse la questione: «Per guidare la Chiesa non servono le gambe, ma la testa e il cuore». Così san Giovanni Paolo II dava una lezione di dignità umana e un segno di coscienza dell’altro che, pur essendo meno capace, porta un valore che lo rende uguale agli altri.

Ciò è diventato più che chiaro la settimana scorsa in Ecuador, quando Lenin Moreno è stato eletto presidente della Repubblica fino al 2021. Egli soffre di paraplegia a causa di un colpo che ha ricevuto alla schiena durante un assalto nel 1998. Tra il 2007 e il 2013 è stato vicepresidente di Rafael Correa, rimasto al potere per dieci anni. Correa, tra le altre cose, ha promosso quello che chiamano “il socialismo del XXI secolo” in Ecuador, paese che sta soffrendo gravi difficoltà economiche. Moreno è l’unico capo di Stato in sedia a rotelle in tutto il mondo e questo ci riporta alle parole pronunciate da papa Francesco in occasione della XXVI Giornata mondiale per i poveri: i poveri, come le persone che portano invalidità anche molto gravi, «hanno una dignità inalienabile e una missione nella vita» e «non si devono mai considerare come semplici oggetti, anche se a volte ci sembrano essere meramente passivi, perché la realtà non è mai così».

Nel suo primo discorso, il nuovo capo di Stato ha delineato il suo piano per sviluppare un’economia basata sull’efficienza e sull’adeguato utilizzo dei mezzi, trovando sostentamento nella giustizia sociale e nell’equità tributaria, spiegando che chi ha di più deve contribuire di più. Ha sottolineato che con Correa è finita l’instabilità istituzionale registrata in Ecuador dal 1996. In dieci anni, il paese aveva avuto sette governatori (tre di loro furono rovesciati) fino all’arrivo di Correa, che dopo la fine del suo mandato ha annunciato che si sarebbe dedicato alla sua famiglia e agli studi.

Il nuovo leader ha 64 anni ed è paraplegico, ma a parte il suo rapporto politico con Correa la questione della disabilità è stata importante nella costruzione della sua immagine pubblica: Moreno è molto popolare per aver affidato ruoli di potere a persone con disabilità e per come nella sua vita privata ha superato i disagi dell’handicap con senso dell’umorismo. Per questo, il suo arrivo in sedia a rotelle al massimo grado del potere è visto da tanti come una lezione dell’America Latina al resto del mondo per quanto riguarda l’inclusione e i diritti delle persone con disabilità. Essendo stato vicepresidente di Correa, Moreno ha assunto come missione prioritaria l’impulso delle politiche pubbliche per persone con invalidità.

Il governo dell’Ecuador ha fatto un censimento per sapere «dove vivono, come stanno e di cosa hanno bisogno» i disabili e ha cercato di facilitare loro l’accesso ad abitazioni dignitose, a ortesi e protesi, così come ai posti di lavoro, con azioni positive. Tutto questo ha contribuito alla nomina di Moreno, laureato in amministrazione pubblica, come inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite riguardo a Disabilità e accessibilità, incarico che ha esercitato fino all’anno scorso, quando tornò in Ecuador per preparare la sua candidatura presidenziale. Il trionfo elettorale di quest’uomo sposato e con tre figlie è stato motivo di soddisfazione per i disabili dentro e fuori al suo paese.
L’arrivo di Lenin Moreno alla presidenza dell’Ecuador non è stato però facile. Al primo turno delle elezioni di febbraio, Moreno ha trionfato con il 39,36%, oltre il 10 per cento in più del principale avversario, il banchiere Guillermo Lasso. Al ballottaggio del 2 aprile lo ha superato di poco, ottenendo il 51,16% dei voti contro il 48,84% di Lasso.

Lenin Voltaire Moreno Garcés è nato il 19 marzo del 1953 nella città amazzonica Nuevo Rocafuerte, in provincia di Napo, vicino alla frontiera con il Perù, all’interno di una famiglia umile che girò il paese, poiché i suoi genitori erano insegnanti nella scuola pubblica. Suo padre, Servio Tulio Moreno, fu senatore e deputato della provincia di Napo nel 1994 con il partito populista Concentración de Fuerzas Populares. Fu suo padre a dargli il nome in onore del rivoluzionario comunista Vladímir Ilich Uliánov. Non terminò gli studi di Medicina e Psicologia: fu espulso dalla università per aver partecipato a uno sciopero degli studenti. Si laureò in Amministrazione pubblica all’Università centrale dell’Ecuador. Il 3 gennaio del 1998, dopo un assalto alla città di Guayaquil, vittima di uno sparo a bruciapelo da parte di un delinquente che tentava di rubare la sua auto, perse l’uso delle gambe. Dopo una lunga e dolorosa convalescenza, divenne un motivatore professionale parlando in conferenze per portare messaggi di allegria, solidarietà, gentilezza, amore e umorismo. È autore di circa dieci libri sulla sua teoria dell’umorismo. Moreno ha creato la Misión Solidaria Manuela Espejo, ente pubblico di ricerca sociale e clinica condotta nel paese, per studiare e registrare, anche geograficamente, tutte le persone con disabilità; questo ha permesso di conoscere con esattezza chi sono, quanti sono, dove vivono, come stanno e quello che necessitano tutte e ciascuna delle persone con disabilità che abitano il territorio ecuadoriano. Lenin, come lo chiamano tutti, è un burlone che ama la puntualità e ha definito così scherzosamente la politica: «Sono solito dire che la politica è tanto brutta che la suocera in America si chiama madre politica».

Foto Ansa/Ap

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