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E se sulla bocciatura del Porcellum «fosse stata la Corte costituzionale a fare una porcata?»

dicembre 11, 2013 Redazione

E se, nel bocciare il Porcellum, la legge elettorale Calderoli, «fosse stata proprio la Corte costituzionale a fare una porcata»? Se lo chiede oggi su LiberoMarcello Pera, ex presidente del Senato. Secondo Pera, la Consulta, ammettendo il ricorso di un cittadino e giudicando incostituzionale la legge, sarebbe andata «oltre le sue competenze» e avrebbe cercato di «sostituirsi al Parlamento».

PRESUNTA INCOSTITUZIONALITÀ. «In Italia non esiste l’istituto del ricorso alla Corte da parte del singolo», ricorda Pera, e «quando si cercò di inserirlo nella riforma all’esame della Commissione bicamerale, fu bocciato». Eppure, benché in Italia non sia sufficiente «una lamentela di un privato cittadino» per accettare un ricorso, «la Corte l’ha ammesso» e ha giudicato incostituzionale il Porcellum. L’ex presidente del Senato evidenzia come il comunicato della Corte, successivo all’ammissione del ricorso, non menzioni «alcun articolo o combinato di articoli» secondo cui il Porcellum sarebbe incostituzionale. Si limita a dire che nella ex legge elettorale «il premio di maggioranza era eccessivo e il sistema delle liste bloccate impediva la libertà di scelta». In base a questo giudizio, argomenta Pera, andrebbero bene pochissime leggi elettorali, infatti «ogni sistema con collegi uninominali, con i quali si può vincere anche con percentuali molto basse, è incostituzionale». Inoltre, «cosa significa la libertà di scelta?», si chiede. A parte negli Stati Uniti dove ci sono le «primarie plutocratiche», in ogni paese democratico, con o senza preferenze, «sono i partiti che sottopongono i candidati agli elettori». Questo accade, spiega Pera, perché «nella democrazia rappresentativa, non è il singolo cittadino che ha lo scettro in mano, ma il singolo cittadino mediato da un partito (c’è scritto persino nella nostra Costituzione) ».

CONSULTA O PARLAMENTO? La sentenza della Corte trasforma una legge elettorale in una proporzionale pura e «mette il parlamento nella condizione di legiferare solo a partire da essa», nonostante «un referendum», quello del 1993, «si espresse in modo contrario proprio ad una simile legge». «Il messaggio che ci consegna la Corte» è che «non conta il Parlamento e neppure la volontà popolare». A ulteriore conferma, l’ex presidente del Senato cita le parole del giudice costituzionale Giuseppe Frigo, il quale ha detto, a proposito della Consulta, che fa «scelte di opportunità che non siano sfacciate e che non vadano contro l’interesse generale». Dunque, deduce Pera, «alla Corte fanno sentenze di opportunità (non di legittimità) quando non sono sfacciate (cioè non quando sono in incostituzionali), e lo fanno nel nome dell’interesse generale (non nel nome della Costituzione). Dunque si può dire, conclude Pera, che la Corte abbia deciso «con criteri suoi, opzioni e preferenze sue, valutazioni sue, di sostituirsi al Parlamento».

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4 Commenti

  1. malta says:

    Renzie De Benedetti chiede stabilità, la Merkel chiama, Giorgino risponde e comanda i suoi sottoposti.

  2. Valeria says:

    Se non avessi studiato diritto non avrei potuto capire questo articolo.
    Il Parlamento è chiamato dai cittadini a fare scelte “opportune” per l’interesse generale del Paese.
    La Corte Costituzionale è chiamata a valutare la coerenza delle leggi promulgate dal Parlamento con la carta costituzionale, cioè la “legittimità” della legge di fronte al dettato costituzionale!
    Ma se qualcuno presso l’Alta Corte inizia a farsi notare per decisioni che travalicano i suoi poteri e ambiti di competenza…o ha sbagliato mestiere o sta cercando di impugnare un potere che non gli spetta!

    • gino says:

      E menomale che hai studiato diritto! Chi promulga la legge non è il Parlamento, ma il Presidente della Repubblica. E poi il termine “impugnare” in diritto vuol dire ben altro. In ogni caso, perché secondo te la Consulta avrebbe travalicato i propri poteri? Spiegamelo, chèé non l’ho capito. Grazie.

  3. Luca says:

    Dice Pera: «un referendum», quello del 1993, «si espresse in modo contrario proprio ad una simile legge».
    Questa è una grande bufala messa in campo da chi vuole il maggioritario a tutti i costi.
    Ma quando mai c’è mai stato un referendum che ha scelto tra proporzionale e maggioritario? Quello del 1993 era solo una accozzaglia di tagli singoli, che presi globalmente davano come risultato un mostro giuridico, tale referendum non doveva essere ammesso, e poi Pera dovrebbe avere il coraggio di dire con onesta che la stessa legge Referendaria E’ INCOSTITUZIONALE, se vuole sapere quali articoli della COSTITUZIONE viola si legga l’art.3 e l’art.48 e poi ne tragga le conclusioni, a meno non sia COSTITUZIONALE che un 1 voto abbia più valore di 2 voti.
    Ricordo a Pera che nel 1991 c’è stato un referendum semplice è chiaro, che ha scelto il PROPORZIONALE AD UNA PREFERENZA, 65% di votanti, 93% di SI.
    Quello del 1991, fu un referendum maturo in quanto non turbato dall’emotività dell’inchiesta Mani Pulite che prese avvio nel 1992, invece quello del 1993 spesso richiamato dai tifosi del Maggioritario è moralmente illegale.
    Chi ha cercato di far passare il referendum del 1991 come una voglia di maggioritario è solo un mistificatore della realtà. Io ho votato esattamente per il Proporzionale ad una preferenza, e non per ciò che farebbe piacere a lor signori.
    La nostra Costituzione piaccia o meno è proporzionale fondata sui Partiti e non sulle cene a ristorante, come piace ai signori del maggioritario.
    – Dice Pera: «il premio di maggioranza era eccessivo e il sistema delle liste bloccate impediva la libertà di scelta», ma questa affermazione non corrisponde a verità, la Corte boccia il premio di maggioranza perchè non c’è una soglia minima oltre il quale scatta tale premio, ricordo che la famosa legge truffa di De Gasperi prevedeva il premio dopo la soglia del 50%.
    Il maggioritario è incostituzionale perchè di fatto annulla i partiti, non a caso piace tanto ai nemici dei partiti.
    Come si fa a dire che un cittadino può scegliere quando i candidati sono 1 di destra ed 1 di sinistra, è ben diverso che scegliere tra 40 candidati, 20 da una parte e 20 dall’altra.
    Si ammantano di antifscismo e poi di fatto mettono su un sistema che crea di fatto tanti piccoli “DUCE” territoriali, che trattato in proprio coi potentati economici, senza mediazione alcuna.
    L’ITALIA E’ NATA PROPORZIONALE.

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