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Dossier – La donazione di Bruson per i giovani di oggi, di domani e di sempre

ottobre 30, 2014 Mariapia Bruno

Non capita tutti i giorni a una Fondazione di poter festeggiare una ricca donazione come quella che il M° Renato Bruson, insieme alla moglie, con un atto notarile firmato lo scorso 28 maggio, ha lasciato alla Fondazione Cariparma di Parma, la città-trampolino che gli ha concesso di sfondare nel mondo della lirica internazionale. Un gesto di generosità che il donatore sottolinea con queste parole: <<Tita ed io abbiamo scelto come sicura dimora per la nostra amata collezione la Fondazione Cariparma fermamente convinti che la lungimiranza del suo Presidente propizierà con ogni mezzo e in ogni occasione il grande messaggio d’arte che tanti pittori hanno impresso sulle tele, che noi abbiamo amorevolmente custodito e che da ora in poi rendiamo pubbliche soprattutto per i giovani di oggi, di domani, di sempre>>. Si tratta di 70 opere appartenenti all’ambito dell’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e XX secolo.

004_BrusonCollezionemLe tele sono tutte protagoniste della mostra intitolata La Collezione Renato Bruson. Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell’Ottocento, che rimarrà aperta, presso il parmese Palazzo Bossi Bocchi, fino al 25 gennaio 2015. I quadri verranno poi sistemati definitivamente nelle sale dei piani superiori della sede ospitante. Tra di essi spiccano: il Traino di artiglieria (1868-1870) di Giovanni Fattori, di puro spirito risorgimentale, ma depurato da ogni riferimento a episodi o battaglie avvenute e focalizzato sulla dimensione umana e sentimentale dei suoi personaggi; la Strada Campestre (1886-1889) di Silvestro Lega, una celebrazione struggente della grandezza di questo paesaggio solitario, reso con pennellate vive, febbrili e quasi liquide; il Cestino di fichi (1880-1882) di Giovanni Segantini, una delle prime opere dell’artista caratterizzata da una semplicità compositiva quasi elementare ancora acerba; e la Signora bionda in abito da sera (1895-1900) di Giovanni Boldini, dove il nostro occhio è perennemente guidato dal movimento – dal gesto del braccio fasciato dal lungo guanto, dalle pieghe della gonna e dall’ondeggiare del vaporoso ventaglio in piume di struzzo. La donna di Boldini sembra quasi un uccello, elegantissima e immersa nel grigio-blu del suo lungo abito, in uno sfondo indefinito, dal quale verrà assorbita quando deciderà di spiccare il volo.

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