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Dossier – India e Pakistan unite dall’arte alla Biennale

giugno 11, 2015 Mariapia Bruno

My East is Your West, Installation Shot, work by Rashid Rana 2015, photo Mark Blower_2Quando il passato unisce e il presente divide non si può fare altro che sperare in un futuro che permetta di godere di quell’armonia originaria. E’ questo l’auguro che facciamo a India e Pakistan: in un periodo segnato da conflitti e incomprensioni le due nazioni si ritrovano insieme alla Biennale di Venezia. La mostra che li accomuna si intitola My East is your West e già dal titolo fa riflettere sul modo superficiale con cui etichettiamo gli stati che ci circondano. Che senso ha puntare il dito sulle differenze se abbiamo moltissimi elementi che ci uniscono? E’ la riflessione del curatore Feroze Gujral, con cui hanno collaborato Natasha Ginwala e Martina Mazzotta. La retrospettiva, aperta fino al 1° ottobre 2015, è il risultato del lavoro svolto negli ultimi anni dagli artisti indiani e pakistani Shilpa Gupta di Mumbai e Rashid Rana di Lahore. Il percorso punta i riflettori sull’espressività, la cultura e la società sud orientale.

My East is Your West, Installation Shot, work by Shilpa Gupta, 2015, photo Mark Blower_12Si accede all’area espositiva che contiene le opere di Shilpa Gupta attraverso una tenda nera: le sue creazioni sono intitolate Untitled e raccontano della barriera che divide India e Bangladesh e del costante flusso migratorio iniziato dal ’71 (anno di costituzione del secondo stato). Rashid Rana, invece, con Transpositions (2013-2015) fa immergere il visitatore in strutture architettoniche si combinano con video, opere digitali, installazioni e performance. Introduce il percorso l’opera War Within II: è evidente l’amore da parte dell’artista per il neoclassicismo e per il linguaggio legato alla poetica del pixel e il suo interesse per la dialettica tra micro e macro, tra particolare e tutto. Il riferimento all’opera di Jacques-Louis David Il giuramento degli Orazi (1784) incarna la metafora della frattura fra India e Pakistan che si spera possa guarire grazie alla diffusione dell’arte e della cultura.

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