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Dossier – Da supporti a protagonisti. Ecco i bozzetti preparatori di Pietro Gaudenzi

settembre 25, 2014 Mariapia Bruno

Recuperare dei disegni e dei bozzetti preparatori per esporli in una mostra è cosa assai comune. Soprattutto per rafforzare, arricchire e precisare. Ma a volte la pretesa di voler esporre a tutti i costi del materiale, indubbiamente prezioso, diventa quasi una forzatura. La Galleria del Laocoonte di Roma presenta, dal prossimo 1 ottobre, una mostra, dal titolo Gli affreschi perduti nel Castello dei Cavalieri a Rodi, allestita intorno ai cartoni preparatori degli affreschi, ormai perduti, realizzati da Pietro Gaudenzi nel Castello dei Cavalieri di Rodi. Gli affreschi erano molto belli e significativi e l’unica testimonianza che ci rimane è un video del cinegiornale Luce del 25 luglio del 1940. Fin qui tutto chiaro. Ma come e perché è stato fatto fuori completamente un ciclo considerato di così grande valore? Nessuna risposta precisa a questo dilemma. Si sa che l’occupazione tedesca, come tutte le guerre portano ingenti danni, ma fino ad ora non è saltato fuori alcun concreto indizio.

Solo l’interesse a voler mostrare i disegni preparatori, belli, bellissimi, rappresentanti tematiche quotidiane. Persone intente a svolgere umili occupazioni nelle strade e nelle campagne. Peccato che l’allestimento non segua l’originale distribuzione delle opere all’interno della loro sede originaria, ma sia riproposto in altro modo. Forse, cercando di trasportare il visitatore nella Rodi che non c’è più, provando a riallestire in un modo che conosciamo attraverso il suddetto filmato le due sale che contenevano gli affreschi, ci si sarebbe sentiti più vicini a quel mondo grattato via. Non resta soltanto che godersi la tematica della vita dell’artista, che credeva molto nella bellezza dell’umanità e che ripropone diverse volte le tematiche presenti a Rodi. Un tema come quello dello Sposalizio (di cui potremo ammirare fino al 31 gennaio 2015 un bozzetto ad olio), la cui grande opera, di 7 metri, fu esposta alla Biennale del ’32 e poi acquistata dai Borletti di Milano.

 

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