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Dossier – Da Leiden a Bologna, una virtuosa fusione di antichità egizie

ottobre 8, 2015 Mariapia Bruno
Gruppo statuario di Maya e Meryt, Leiden

Gruppo statuario di Maya e Meryt, Leiden

Bologna si fa teatro di un evento senza precedenti nel panorama internazionale: la collezione egiziana del Museo Nazionale di Antichità di Leiden in Olanda – una delle prime dieci al mondo – e quella del Museo Civico Archeologico di Bologna – tra le prime in Italia per numero, qualità e stato conservativo degli oggetti – si uniscono, dal prossimo 16 ottobre, in un percorso espositivo che per nove mesi guiderà i visitatori alla scoperta dei capolavori delle due collezioni, e non solo. Se da Leiden arrivano 500 pezzi, databili dal Periodo Predinastico all’Epoca Romana, dal Museo Egizio di Torino e dal Museo Egizio di Firenze giungono, a completare l’opera, altri interessanti prestiti, a testimoniare la ricchezza delle realtà museali italiane in merito. Le opere che sarà possibile gustare sotto le due torri emiliane fino al 17 luglio 2016 all’interno della mostra intitolata Egitto. Splendore Millenario, importante nel panorama nazionale e internazionale per il forte impatto visivo e scientifico, sono davvero tante e molte sono considerate dei capolavori.

Manico di specchio, Bologna

Manico di specchio, Bologna

Lasciano per la prima volta l’Olanda le statue di Maya, Sovrintendente al tesoro reale di Tutankhamon, e Meryt, cantrice di Amon, (XVIII dinastia, regni di Tutankhamon-Horemheb, 1333-1292 a.C.), massimi capolavori del Museo Nazionale di Antichità di Leiden, come il Sarcofago antropoide di Peftjauneith che riproduce le sembianze del dio Osiride, avvolto in un sudario di lino e con il volto verde che evoca il concetto di rinascita, e il Ritratto femminile del Fayum, una maschera sepolcrale dipinta su pannello ligneo. Sono “bolognesi”, invece, la Stele di Aku (XII-XIII Dinastia, 1976-1648 a.C.), il “maggiordomo della divina offerta”, la cui preghiera racconta l’esistenza ultraterrena del defunto in un mondo tripartito tra cielo, terra e oltretomba, e il Manico di specchio, ovvero  un manico di specchio fatto dal corpo aggraziato e sensuale di fanciulla che tiene in mano un piccolo uccellino: un oggetto da toilette molto ambito dalle signore egiziane facoltose. Infine, per la prima volta dopo 200 anni dalla riscoperta a Saqqara della sua tomba, la mostra offre l’occasione unica di vedere ricongiunti i più importanti rilievi di Horemheb, comandante in capo dell’esercito egiziano al tempo di Tutankhamon e poi ultimo sovrano della XVIII dinastia, dal 1319 al 1292 a.C., che Leiden, Bologna e Firenze posseggono.

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