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Dopo 60 anni di liberazione comunista, la Cina è uguale a prima FOTO

maggio 23, 2012 Leone Grotti

Il sistema giudiziario della Cina è giusto, i prezzi delle case sono accessibili a tutti, ognuno è libero e possiede la propria terra, la polizia si spende notte e giorno per il popolo, i quadri di partito sono giusti e non esiste corruzione, lavoratori e datori di lavoro sono una cosa sola e il carcere è sinonimo di disciplina e rieducazione, non di torture e abusi. Questa è la Cina dopo la “Liberazione comunista” secondo un fumetto di propaganda pubblicato nel 1950, un anno dopo la proclamazione da parte di Mao Tse-tung della Repubblica popolare cinese.
Il fumetto, intitolato “Grandi cambiamenti dopo la Liberazione”è stato ripubblicato in rete e presenta in oltre 20 riquadri com’era la Cina prima, sotto l’oppressione nazionalista di Chiang Kai-shek, e com’è diventata dopo, sotto la guida illuminata del Grande timoniere Mao. Il fumetto, che aveva lo scopo di «far sorgere il disgusto del popolo nei confronti dell’imperialismo e dei controrivoluzionari del Kuomintang», è stato così commentato dall’autore che l’ha riproposto su Weibo, il twitter cinese: «Ora che guardiamo a questo fumetto di 60 anni fa, ci accorgiamo che abbiamo viaggiato nel tempo e siamo tornati indietro!».

Difficile dare torto all’utente che ha riproposto le vignette sul suo blog. In uno dei tanti riquadri si fa notare come il sistema giudiziario in Cina era corrotto, al servizio dei ricchi e dei potenti, mentre come ora sia giusto e protegga i deboli. Si potrebbe chiedere che cosa ne pensano due persone come Chen Guangcheng e Ni Yulan: il primo condannato a quattro anni e tre mesi di prigione per «intralcio del traffico» e poi segregato per 19 mesi in casa sua in modo illegale con moglie e figli, la seconda condannata a due anni e otto mesi (dopo altre due condanne) di carcere per «aver creato disturbo» dopo che era già stata gambizzata dalla polizia e dopo che i funzionari di partito le avevano demolito la casa. In realtà il primo è stato condannato per aver denunciato l’orrore di aborti e sterilizzazioni forzate, la seconda per essersi battuta a fianco di tutte quelle persone a cui il governo demolisce la casa, spesso senza neanche ripagarla.

Un’altra vignetta mostra i prezzi delle case inarrivabiliper la povera gente prima e tante abitazioni disponibili per tutti dopo. Bisognerebbe chiedere conto di queste immagini a tutti quelli che, da una parte, con un anno di stipendio possono sì e no comprarsi case grandi un metro quadrato a Pechino e Shanghai, e dall’altra a quelli che sono riusciti a comprare la casa con enormi sforzi e dopo pochi mesi hanno visto il valore dei loro immobili crollare anche del 50 per cento a causa dello scoppio della bolla immobiliare cinese.

Poi il fumetto descrive come ogni cittadino sia libero con la propria terra. E forse qui i cittadini di Wukan, in rappresentanza di migliaia e migliaia di cinesi, potrebbero raccontare di come hanno dovuto lottare e ribellarsi al Partito locale, che per ripianare debiti ha venduto le terre di tantissimi di loro a un imprenditore privato senza ricompensarli. Una ribellione in cui il capo della protesta è «morto misteriosamente di infarto», mentre si trovava chiuso in una stanza con la polizia locale.

E che cosa dire della polizia che si spende notte e giornoper il bene del popolo e della dignità delle donne ristabilita? Senza andare troppo in là nel tempo con aneddoti e racconti, si potrebbe visitare all’ospedale della Contea di Yichuan una donna che è stata ricoverata dopo essere stata investita da un’auto della polizia, come riporta oggi Caixin Online. Il poliziotto, che non intendeva investirla, dopo essere uscito dalla macchina e vedendo le facce dei passanti attoniti, ha urlato: «Beh? Che male c’è a tirare sotto una donna?».

Meno male che nella Cina comunista la corruzione non esistee i funzionari si adoprano senza risparmiare energie per il bene del popolo, non come una volta. Sarà per questo che solo nel 2010 oltre 3 mila funzionari e dirigenti governativi sono stati scoperti e puniti per corruzione. Hanno rubato in tutto in maniera illecita degli stanziamenti pari a 4 mila miliardi di yuan (circa 470 miliardi di euro). Ultimo degli esempi che abbiamo fatto è il carcere, che non sarebbe sinonimo di torture e abusi ma di rieducazione. Si potrebbe citare, tra le tantissime, la storia di Harry Wu, dissidente che per 19 anni ha subito pestaggi, umiliazioni e una rieducazione molto diversa dall’immagine benevola che viene data nel fumetto. “I grandi cambiamenti dopo la Liberazione” sono, insomma, ancora di là da venire.

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3 Commenti

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