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Il dolore non è descrivibile. Ci dà la misura della profondità dell’amore

settembre 4, 2016 Pippo Corigliano

terremoto amatrice

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il dolore. È un mistero dentro di me. Muore il mio più caro amico d’improvviso. Lui uomo di fede e io che cerco di vivere la fede. Eppure non controllo me stesso. Mi dico che lui gode della vita eterna, che la Risurrezione di Cristo è la garanzia, che ci rivedremo in Cielo, ma non obbedisco ai miei pensieri. La notizia mi arriva la sera, dovrei mettermi l’animo in pace ma non riesco a dormire. Mi ritorna in mente il grande Agostino che si trattiene dal piangere la morte di sua madre perché la fede sua e di lei non consentono la tristezza. Poi il pianto, da solo. Mi conforta il libro delle sue Confessioni.

Ettore Bernabei aveva 95 anni. Alla sua festa di compleanno, il 16 maggio scorso, disse ai suoi figli e nipoti riuniti che l’unico suo timore era il giudizio particolare: il momento in cui sarebbe apparso al cospetto di Dio per il primo giudizio. Se lui provava timore io dovrei sentire terrore. Era un uomo giusto, l’esempio della santità nella vita del nostro tempo. Un abbraccio l’ha accolto.

Mio padre mi ha trasmesso tanto. Ho avuto il dono grande di conoscere san Josemaría Escrivá, il mio padre nella fede. Ho avuto la grazia di conoscere Ettore Bernabei, maestro di pensiero, modello di vita. Ora che lo sento vicino non lo voglio deludere.

Il dolore per le sofferenze del terremoto recente mi conferma che l’esperienza del dolore non è descrivibile. Non si può circoscrivere: ci porta nel buio dell’esperienza di Dio. Il dolore dà la misura della profondità dell’amore.

Foto Ansa

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