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Ditirambo a Roma non è un ristorante acchiappagonzi: intrigante e ghiotto dal primo al dolce

febbraio 23, 2014 Tommaso Farina

ditirambo-roma-gnocchiDitirambo: a chi ha fatto il liceo classico, già un nome del genere per un ristorante suona giusto. I non grecisti non pensino comunque a qualcosa di inquietante: il ditirambo, nell’antica Grecia, era un gran canto dedicato a Dioniso, il dio del vino, il più gaudente di tutto l’Olimpo. E da allora, “ditirambo” divenne, fatalmente, qualunque componimento poetico di argomento conviviale e godereccio.

Il Ditirambo, ristorante romano a pochi passi da Campo de’ Fiori, non ha un nome acchiappagonzi: promette quel che mantiene. Le due salette sono piccole e calde, con qualche tavolo forse ravvicinato ma non oltre il confine dell’accettabile. Il servizio è giovanile e spigliato. Magari non sarà superveloce: ma è il piccolo scotto da pagare, in letizia, per avere paste espresse e non precotte. In effetti, la cucina, di estrazione molto varia, è di rara autenticità, e per giunta non contristata da una scelta eccezionale di vini e soprattutto distillati.
Tra gli antipasti, il misto casalingo prevede prosciutto di Langhirano, salsiccia secca, panzanella con burrata, tre polpette (una di melanzane, una di zucchine e patate e una, eccellente, di bollito) e una mousse di ricotta e menta. Tutto buono. E non è l’unica scelta.

Di primo, ghiotti e imponenti i morbidi gnocchi di patate al sugo di papera; intrigantissimi i tagliolini con guanciale, carciofi e pecorino; d’aspetto ricco le pappardelle di farro con coniglio, pomodori secchi e formaggio Canestrato. Tra i secondi, merita un plauso il riuscitissimo vitello alla siciliana, panato al forno e molto leggero ma ricco d’umori; altrimenti, guancia brasata al Montepulciano d’Abruzzo; millefoglie d’orata; maialino al forno. C’è un vasto capitolo dedicato a piatti vegetariani. Chiusura con dolci da mangiare anche solo con gli occhi, a cominciare dal clafoutis di pere con crema inglese. Del vino abbiamo già detto.
Resta da dire del conto: circa 50 euro. Un plauso per il pane casereccio, davvero eccellente. Prenotate assolutamente, il posto è ambito.

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