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Dire Messa per quei due cadaveri e scoprire il centuplo quaggiù

maggio 4, 2016 Aldo Trento

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Pubblichiamo la rubrica di Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Caro padre Aldo, queste settimane sono state piene di una grande ferita. Non smettono di accadere le cose belle. Per esempio, il rapporto con alcuni amici si approfondisce sempre di più, anche per la mia costante insoddisfazione: ho iniziato a cercare in quei rapporti la grandezza vista quando sono stata da te. Tante cose mi costano molta fatica, ma il giudizio che per me è più conveniente fare le cose che mi vengono date o proposte non viene meno. E memore di questo sono meno schiacciata. A volte anche questa certezza si assopisce, ma c’è sempre qualcuno che mi sta vicino e mi guarda diversamente da come faccio io. E così riparte.

Nella preghiera ho iniziato a domandare e mi rendo conto che questa posizione mi sta cambiando. Anche su questo sfido i miei amici, perché ho bisogno di una compagnia anche nella preghiera. Mi sono confessata prima di Pasqua e il prete mi ha detto che la certezza che io ho di Gesù deve diventare esperienza. Io lo chiedo nella preghiera e mi rendo conto, in questo è stato fondamentale vederlo da voi, di come preghiera e Sacramenti quotidiani rendano più possibile tutto ciò. Comunque il mio cuore non è mai a posto, voglio sempre di più. Non posso accontentarmi, specialmente dopo aver visto la possibilità del centuplo per me. Anche le cose che accadono nel mondo mi interrogano molto.

Non posso non guardare a tutto con in mente Gesù, con in mente i miei amici e tutti voi. Ho detto che queste settimane sono piene di una grande ferita proprio per questo. A volte la tristezza, l’abbattimento che mi hanno portato da voi sembrano prevalere. E mi viene paura di tornare al punto di partenza. Ringrazio che ci sia sempre qualcuno che mi ricorda che non è possibile tornare come prima. Non è possibile perché anche nei momenti peggiori io non dimentico ciò che mi è accaduto in Paraguay e so che può riaccadere anche qua. Ma mi rendo conto che ultimamente faccio più fatica. A fine luglio ci sarebbe la vacanza con gli amici universitari ma io avrei desiderato venire ad Asunción. Ma ricordo che uno degli ultimi giorni che ero da te mi hai detto di seguire fino in fondo il movimento, segno per me di Cristo.
Lettera firmata

Carissima, ti ringrazio perché sei una delle poche fra coloro che sono state qui a ringraziare per quanto Dio ti ha dato da vivere. Ebbene torno a invitarti a prendere sul serio quelle parole che ti ho detto. È bello vedere come Gesù ci dona delle circostanze in cui il vivere è come mangiare un buon cioccolato svizzero. Ma non è sempre così, la realtà non fa sconti, non è una fabbrica di cioccolatini. L’1 maggio la clinica per ammalati di Aids e cancro compie 12 anni. In questo tempo abbiamo accolto 1.788 pazienti di cui 1.310 hanno raggiunto il Paradiso. Non è facile per me, né per i miei amici, vivere gomito a gomito con la morte. Anche oggi, 20 aprile, ho celebrato la Santa Messa con due cadaveri davanti all’altare.

Normalmente, mettiamo il defunto nella bara dopo la Messa perché nel momento del segno della pace possa dare al defunto l’ultimo bacio in fronte. Non si tratta di un corpo qualsiasi, ma di un essere umano che è stato il tempio dello Spirito Santo e che un giorno, come recitiamo nel Credo, risusciterà. Anche per me ci sono giorni difficili, circostanze non desiderate; ma la certezza che tutto è per un bene più grande mi permette di consegnarmi tutto a Gesù. A volte mi prende la paura che possa tornare ancora l’oscuro male che tanto mi ha fatto soffrire, ma so con certezza di essere sotto il manto della Madonna, la mia tenera madre che non mi ha lasciato mai solo. Dio mi chiede tutto e io gli do tutto e so molto bene che non permetterà mai che il dolore sia superiore alla mia libertà. Un gesto che mi aiuta ad essere realista è quando, terminata la visita ai malati, verso le 23, mi reco nella cella mortuaria.

È lì dove mi risuonano nella mente le belle parole di san Giovanni Nazianzeno: «Se non fossi tuo o Cristo mio sarei creatura finita». Questi brevi minuti in compagnia di chi è già in Paradiso mi aiutano a mettere le cose al loro posto. Mia cara, vai in vacanza con i tuoi amici perché ciò che hai vissuto un anno fa da noi, lo potrai vivere nella bella compagnia che Dio ti dona e guardando le mie care montagne. Non avere paura delle ricadute perché ciò fa parte del cammino. Tieniti ben stretta alla mano di chi ti vuole veramente bene.
paldo.trento@gmail.com


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