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«Devi essere contento quando piove», mi disse il paralitico. Come può un grande dolore convivere con una profonda certezza

settembre 21, 2014 Aldo Trento

van-gogh-cielo-stelleCaro padre Aldo, ho 22 anni e da circa uno sono in psicoterapia. Sono rimasta stupita dall’incontro che lei ha fatto in università. In particolare mi ha colpita come un dolore immenso, che le si legge in faccia, possa convivere con una profonda certezza. Sembrava una cosa incomprensibile, invece mi sono trovata a sperimentarlo negli ultimi tempi: ho visto che le crisi di nervi, le lacrime, sono solo un sottile strato superficiale che potrei chiamare umore. Ma questo è indipendente da ciò che definisce davvero me.

Ieri ho avuto la crisi di nervi più grande che mi sia mai successa, tanto da essere portata in ospedale. Volevo uccidermi. Sentivo il mio cuore desiderare una bellezza che nel mondo non riuscivo a trovare. Volevo le stelle, la loro perfezione. Non riuscivo più a stare nel mondo perché mi sembrava fatto solo di ombre. Nel delirio gridavo che nessuno capiva quello che sentivo in cuore. Il medico che poi è venuto non ha capito proprio niente. Diceva che devo farmi una ragione del fatto che non troverò mai l’amore vero, la bellezza vera. Ma io non posso rassegnarmi come mi dice lui. Mi sono ribellata con forza alle sue parole, perché non voglio farmi chiudere in una scatola.

Lui mi ha detto che evidentemente il lavoro con la mia psicologa non è efficace e mi ha indicato un luogo dove farmi seguire da una équipe specializzata. Io però non voglio andare dove nessuno capisce il mio cuore, dove vogliono solo appiattirmi. La mia psicologa non censura nulla di quello che provo e che le dico. Anzi, mi insegna ad amare la mia umanità. Io di questo ho bisogno, di un luogo che mi insegni ad amare me stessa. Ho bisogno di dire tutto questo a qualcuno che capisca e che sappia cosa significa vivere con un divario tra l’umore e le certezze del cuore.

Caterina

padre-aldo-trento-malatiCondivido che l’umore non definisce la persona, qualunque sia il luogo o la circostanza in cui viva. Però questo non significa che non faccia parte della sua umanità. Tutt’ora anch’io faccio i conti con l’umore e questo accadrà fino al giorno in cui morirò. Non puoi spogliarti di ciò che sei e vivi. L’importante è che ci sia sempre qualcuno che ti ricordi che tu non sei riducibile allo stato d’animo del momento. Anche i santi sono passati per questo cammino.

Quante volte mi sveglio al mattino con la “luna storta”. L’importante è incontrare qualcuno che vedendo il tuo viso ti ricordi la bellezza della realtà nelle sue differenti espressioni.

Alcuni mesi fa ricordo di essermi svegliato con una posizione negativa. Normalmente il primo gesto che faccio è quello di mettermi in ginocchio davanti al crocifisso recitando la preghiera del mattino: «Ti adoro mio Dio, ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano, conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata, fa’ che siano tutte secondo la tua volontà, per la tua maggior gloria. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen». Poi sono andato nella cappella della clinica a prendere Gesù eucaristia per portarlo a ogni malato. Però l’umore era sempre nero.

Arrivato da José, un quarantenne totalmente immobilizzato per una spondilite, l’ho salutato e gli ho dato la comunione. Ad un certo punto mi dice: «Oggi sei di umore nero». «Sì – gli ho risposto –, piove e il brutto tempo mi infastidisce». «Padre, devi essere contento perché se piove cresce l’erba fresca, le vacche la mangiano con gusto, poi fanno il latte e noi possiamo fare una buona colazione».

Sono rimasto spiazzato davanti a un uomo totalmente rigido e cieco, che mi faceva vedere la positività della realtà. E quando gli ho chiesto se ama la vita, mi ha risposto: «Molto, perché non mi manca niente e tutti mi vogliono bene».

Partendo da questa drammatica positività che ti auguro diventi sempre più grande nella percezione che hai di te, lasciati aiutare da quella amica psicologa che ha colto il cuore della tua situazione. Dio ti sta guidando dandoti lei che ti guarda abbracciando tutta la tua umanità senza censurare nulla. È accaduto anche per me la stessa cosa e mi sono fidato, mi sono lasciato accompagnare, fino a poter camminare da solo, perché una dipendenza è vera sempre e solo se ti lancia nella realtà, così da muoverti come adulto, cioè protagonista.

Ti auguro veramente che sulle domande ed esigenze originali tu sia sempre lucidamente irremovibile.

paldo.trento@gmail.com

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