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«Cos’è il “sogno cinese” per il Partito comunista? Basta guardare la condanna del cognato del Nobel Xiaobo»

giugno 11, 2013 Leone Grotti

«Il “sogno cinese” di Xi Jinping per ora va nella direzione opposta di una società democratica e giusta». Victor Clemens, ricercatore di Chinese Human Rights Defenders, associazione tra le meglio informate che si batte per i diritti umani in Cina, non ha dubbi sul significato del nuovo slogan coniato dal segretario generale del Partito comunista cinese. A tempi.it racconta di come la repressione del dissenso e di ogni iniziativa che possa essere critica del partito continui senza sosta, come era stato anche durante gli ultimi dieci anni di Hu Jintao, spegnendo così le speranze di chi vedeva nel “sogno cinese” proclamato da Xi una possibilità per un’apertura democratica del paese comunista.

Due giorni fa il cognato del premio Nobel Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di carcere nel 2008, è stato a sua volta condannato a 11 anni di prigione per una presunta frode fiscale. La moglie di Xiaobo, Liu Xia, ha parlato di «persecuzione insopportabile».
La sentenza estremamente severa è una vendetta politica contro Liu Xiaobo, già punito dal partito così come sua moglie Liu Xia, che vive a Pechino segregata in casa da due anni e mezzo. Le autorità cinesi sono solite condannare a pene molto severe per “crimini non politici” gli attivisti e le loro famiglie a cui vogliono chiudere la bocca. Non c’è dubbio che si tratti di una vendetta politica.

Questa sentenza indica un peggioramento della repressione del governo nei confronti della libertà di espressione?
Ora che l’arresto di 10 attivisti a Pechino e nella provincia di Jiangxi è stato confermato, possiamo dire che è il caso più duro di repressione verso la libertà di espressione dal febbraio 2011, quando il governo aveva lanciato un’ondata di arresti per prevenire una “Primavera cinese”. Si può dire che la repressione stia peggiorando soprattutto perché non è più confinata a una precisa area geografica o a un singolo gruppo di attivisti. Inoltre, è indicativo che vengano imprigionate sempre di più le persone che accusano di corruzione gli alti ufficiali del partito e del governo cinese, quelle che pubblicano i redditi dei membri del partito e che chiedono più diritti sociali e politici per i cittadini cinesi.

Ancora una volta in Cina è stato impossibile commemorare le vittime di piazza Tienanmen, nel giorno del suo 24mo anniversario.
Sì, come gli altri anni le autorità cinesi hanno imposto il silenzio a movimenti e attivisti. Molti sono stati costretti a “farsi un viaggio” con la polizia e non sono ancora tornati alle loro case. Altri potrebbero essere accusati di crimini. Inoltre, il regista Du Bin, che a maggio ha vinto un premio per aver girato un documentario sul campo di rieducazione femminile attraverso il lavoro di Masanjia, è scomparso dal 31 maggio e non ci sono più sue notizie.

Molti speravano che il nuovo presidente della Cina Xi Jinping avrebbe attuato riforme democratiche. Come si sta comportando nei suoi primi mesi di mandato?
Fino ad ora, esattamente come i suoi predecessori per quanto riguarda i diritti umani, la persecuzione dei tibetani e l’umiliazione della libertà di espressione. Non c’è stato nessun progresso, nessun tentativo di riformare o abolire il sistema di rieducazione attraverso il lavoro. E anche se “sradicare la corruzione” era uno degli elementi del “sogno cinese” , il modo in cui ha fatto arrestare gli attivisti di Pechino e dello Jiangxi, che denunciavano casi di corruzione, oltre alla notizia della condanna di Liu Hui, fa pensare che Xi Jinping sia molto lontano dal costruire una società più giusta e democratica. Anzi, molto probabilmente sta portando la Cina nella direzione opposta.

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