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«Contrastare i diritti Lgbt è andare contro il business»

dicembre 9, 2014 Redazione

Oggi sul Giornale è stata pubblicato un articolo dal titolo “Mille miliardi di shopping. La vera forza della lobby gay” in cui ci si chiede: «Quanto vale l’economia arcobaleno?».
Secondo alcuni calcoli il «potere d’acquisto della comunità gay» negli Usa «è stato calcolato intorno ai mille miliardi di dollari – ed erano 800 miliardi solo due anni fa». È per questo che le aziende – caso Barilla docet – si adeguano, anche se con alterne fortune, come è il caso di Burger King.

Prendete Burger King che all’ultimo San Francisco Pride ha prodotto un sandwich impacchettato con una carta arcobaleno e la scritta «Siamo tutti uguali dentro», con tanto di conseguente video virale su Youtube. Bene, quello che per il Washington Post è stata «una sfacciata e maldestra operazione di marketing per piacere alla comunità gay» è stato bocciato dalla Corporate equality index, la quale ha assegnato a Burger King solo 55 punti (contro i 100 conquistati della Barilla), perché, come ha scritto il direttore del magazine lesbo online Autostraddle, Riese Bernard, «mangiare hamburger non è e non sarà mai progressista anche se impacchetti l’hamburger con la carta arcobaleno».

Gli omosessuali, dice l’articolo citando Business Insider «compiono il 16 per cento di uscite per shopping in più del consumatore medio, con una spesa media superiore addirittura del 25 per cento. Soprattutto i gay praticano lo shopping il 30 per cento in più rispetto agli etero, con una spesa media annuale di 2.500 dollari in più».

burger-kingLa rivista gay  The Advocate – quella che aveva messo in copertina papa Francesco – «rivela che il Global equity fund, un fondo misto pubblico-privato istituito nel 2011 dall’allora segretario di Stato Hillary Clinton per sostenere i diritti Lgbt opera “dietro un velo di segretezza nel mondo attraverso la rete diplomatica che sostiene le multinazionali americane nelle campagne per i diritti Lgbt”. Jesse Bernstein, uno dei dirigenti del programma, conferma che “si tratta di un lavoro molto sensibile e quindi non posso spiegare – dice – come agiamo in certi Paesi per finanziare attivisti che si battono contro le discriminazioni contro i diritti Lgbt”».

Che cosa significa? Secondo Todd Sears, fondatore di Out leadership, una delle lobby per il sostegno delle carriere dei gay nell’industria americana, «spesso, in Stati come ad esempio la Russia, l’Uganda o la Nigeria, gli interessi del governo americano e delle multinazionali americane coincidono. Le culture sono diverse, le pop star sono popolari in un luogo e non in altri, certi film funzionano in un Paese e non in un altro. Ma c’è una cosa che tutti capiscono, il business. Contrastare i diritti Lgbt è andare contro il business».

Per Thom Lynch, leader della comunità Lgbt di San Francisco si tratta di «investimento strategico».

«Chiunque voglia fare business a livello globale sa che la storia sta andando in una direzione e nessuno vuole essere escluso dall’onda – dice -. L’idea di stare dalla parte giusta della Storia – conclude il giornalista di The Advocate – serve alla causa della comunità gay e ai fatturati delle corporation».

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4 Commenti

  1. Riccardo says:

    “Successus improborum plures allicit”

  2. lujca says:

    avete idea di quanto pieno di odio sia già solo il titolo?
    i gay spendono il doppio? acquistano il triplo? ok ma metteteci pure che sono il 5% circa della popolazione, quindi anche volendo dire che i gay acquistano tanto il mercato grosso rimane sempre quello etero. gli etero compreranno e spenderanno anche meno, ma sono molti ma molti di più.
    insomma un articolo scritto con questi parametri è una boiata.
    anche i ragazzi tra i 20 e i 30 anni (forse) spende di più di un uomo sposato con figli, ma questo non significa che i ragazzi tra i 20 e i 30 anni costituiscano una lobby che comanda il mondo… non è difficile da capire, potete arrivarci addirittura voi.

    la cosa è semplice in molti settori i gay costituiscono una nicchia di mercato ancora da conquistare visto che nessuno fino a 10 anni fa se li era mai filati e ora tutti fanno la corsa per accaparrarsi questo piccolo fazzoletto di utenza incontaminato. cosa ci sarebbe mai di strano. per fortuna, alcuni (pochi purtroppo) gay prima di giurare fedeltà e amore eterno ad un marchio cercano di capire almeno se tale marchi li odia oppure no!

  3. Paolo says:

    Comunque, a casa mia i prodotti della barilla non entreranno mai più

  4. pascasio says:

    boicottiamo i prodotti ad alto punteggio equality index

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