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Ciò che devo capire dal Giubileo di papa Francesco: Dio vuole un cuore che sappia amare

agosto 11, 2015 Pippo Corigliano

Io devo essere un grande erogatore d’amore. Le energie le prendo non da me, ma da Dio Padre, da Gesù e dallo Spirito Santo. La Madonna è la trasmettitrice della dolcezza di Dio Padre, della presenza del Figlio e del soffio dello Spirito Santo. Ogni cristiano ha questo compito che è il più bello di qualsiasi altro. “Marta Marta tu ti preoccupi di troppe cose” potrebbe ripetermi Gesù e avrebbe ragione.

Sono portato a dare alle faccende quotidiane un’importanza fuori posto o, comunque, slegata dalla coscienza dell’amore come unica motivazione. “Voi non siete fatti altro che d’amore”: questa frase rivolta da Gesù a Caterina da Siena m’incanta perché mi fa vedere come per Dio le creature hanno un valore ascendente. Le galassie sono sabbia per Lui, la vita è una creazione meravigliosa, ma ancor più meraviglioso è il cuore dell’uomo, fatto a Sua immagine. Da ragazzo mi sembrava zuccherosa la devozione al Cuore di Gesù e invece il Papa insiste su quel Cuore misericordioso: indice un giubileo apposta. Forse questo devo capire del Giubileo.

Non il traffico, l’aeroporto caotico, il flusso dei pellegrini. No, il Giubileo mi dice che Dio vuole da me un cuore che sa amare, comprendere, scusare, soccorrere, nella pazienza di chi sa di non essere Dio ed è legato ai limiti di una creatura che riesce a fare una cosa per volta. Per me il peccato è distrarmi dal compito di portare la luce di Dio con affetto e delicatezza. Dal pezzo di legno che sono il Signore vuole trarre un Pinocchio buono e sensibile.

Foto Ansa


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