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È l’anniversario del massacro di piazza Tienanmen ma «in Cina il comunismo è ancora la “verità dell’universo”»

giugno 4, 2013 Leone Grotti

«Come Mao è il simbolo della Rivoluzione culturale, così Deng Xiaoping è il simbolo del [massacro del] 4 giugno. E come la Rivoluzione culturale deve essere completamente ripudiata, così anche il 4 giugno». A criticare la politica di silenzio e censura del Partito comunista cinese sui fatti di piazza Tienanmen, quando il governo nel 1989 dichiarò lo stato di emergenza e inviando i carri armati in piazza uccise almeno 2 mila persone che chiedevano riforme democratiche, non è un attivista o un dissidente. Contro Mao Zedong e Deng Xiaoping si schiera Bao Tong (nella foto), che nel 1989 era direttore dell’Ufficio per le riforme politiche del partito e membro del Comitato centrale del Politburo, l’organo decisionale più importante della Cina. Bao era anche il principale collaboratore di Zhao Ziyang, ex primo ministro e segretario generale cinese, unico oppositore alla strage tra gli alti ufficiali del partito.

VERITÀ DELL’UNIVERSO. «Tutti dovrebbero riflettere su quello che è successo nel 1989, dentro e fuori il partito» dichiara al South China Morning Post Bao Tong, che oggi ha 81 anni e dopo aver passato sette anni in prigione per aver criticato il massacro di piazza Tienanmen si trova agli arresti domiciliari dal 1997. Secondo lo statista il presidente Xi Jinping sta rafforzando l’ideologia comunista da quando è al potere. «In un editoriale del People’s Liberation Army Daily ha addirittura fatto scrivere che la dottrina comunista è “la verità dell’universo”. E in un altro che Mao non deve essere screditato del tutto per la Rivoluzione culturale». Ha ricordato anche, come già scritto da tempi.it, che ha fatto inviare a tutte le università cinesi sette argomenti tabù che non possono essere affrontati con gli studenti.

«RIPUDIARE TIENANMEN». «Se non si ripudiano Mao e Deng, non ci potrà essere progresso in Cina», afferma. Poi continua riferendosi alla censura e all’arresto di attivisti e dissidenti: «Non ho rimorsi per la mia vita e per la mia condizione attuale. Se chiudi la bocca a cento persone, potrebbero sempre essercene centinaia, migliaia o decine di migliaia che continuano a parlare. Ma se riesci a silenziare un miliardo e 300 milioni di persone, allora questo mi spaventa». Secondo Bao, «la corruzione, lo sfruttamento e la mancanza del rispetto della legge di oggi sono frutto del massacro del 4 giugno. Deng avrebbe dovuto prevedere queste conseguenze».

VEGLIA PER LE VITTIME. Oggi si svolgerà al Victoria Park di Hong Kong la veglia per commemorare le vittime di piazza Tienanmen. il Partito comunista, a 24 anni di distanza, continua a definire quei giorni un momento di «caos» e di «sommossa controrivoluzionaria». Per questo le persone sfuggite ai cingoli dei carri armati e ai colpi delle mitragliatrici, ma arrestate dalla polizia, sono ancora in prigione e in Cina è tuttora vietato anche solo pronunciare le parole “piazza Tienanmen” o “4 giugno” e digitandole su internet non si ottiene nessun risultato. Il regime vieta anche alle famiglie di piangere i loro cari uccisi dall’esercito e per questo a ridosso dell’anniversario arresta o nasconde gli attivisti che si battono per il rispetto dei diritti umani in Cina.

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1 Commenti

  1. giuliano scrive:

    non solo in Cina il comunismo è vivo, ma anche in Italia, e lo si vede dai molti suoi replicanti che scrivono anche qui

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