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Cina. Perseguitato dal partito comunista, il vescovo di Shanghai Ma Daqin “si pente”: «Ho sbagliato»

giugno 15, 2016 Leone Grotti

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Abbiamo parlato tante volte del vescovo cattolico di Shanghai Ma Daqin, della sua coraggiosa opposizione al regime comunista e della persecuzione che ha dovuto subire per questo. Il prelato si trova agli arresti domiciliari nel seminario di Sheshan dal 7 luglio 2012, giorno della sua ordinazione episcopale a vescovo ausiliario e giorno del suo arresto ad opera del partito comunista. Il partito gli ha revocato la carica di vescovo (ma non la Chiesa) e gli ha impedito di celebrare.

DISOBBEDIRE AL PARTITO. La sua colpa, come scritto più volte, è aver rinnegato pubblicamente l’Associazione patriottica, surrogato della Chiesa cattolica creato da Mao Zedong nel 1958. Tra i suoi scopi c’è quello di istituire una Chiesa indipendente dalla Santa Sede e dal Papa, considerato un capo di Stato straniero e ostile. Non a caso è stata definita da Benedetto XVI un organo «inconciliabile con la dottrina cattolica». Sacerdoti e vescovi in Cina, però, sono chiamati ad aderire alla cosiddetta “Chiesa ufficiale”, che pretende di stabilire cosa si insegna a catechismo, chi deve essere ordinato, cosa si deve studiare nei seminari e cosa devono dire i parroci durante le omelie. Ma Daqin ha deciso coraggiosamente di obbedire al Papa e non al partito comunista, e ha voluto dirlo pubblicamente a tutti i suoi fedeli.

«SONO STATO INGANNATO». Da quasi quattro anni Ma è per questo perseguitato, confinato e costretto a seguire corsi di marxismo e rieducazione. Dopo anni di resistenza strenua e ammirabile, UcaNews riporta che monsignor Ma ha cambiato posizione. In un post pubblicato domenica nel suo blog ha scritto che «per un certo periodo, sono stato ingannato da altri e ho detto alcune parole sbagliate e fatto alcuni errori a riguardo dell’Associazione patriottica».

«MOSSA POCO SAGGIA». Aver rifiutato l’Associazione patriottica durante la mia ordinazione, ha aggiunto, «col senno di poi è stata una mossa estremamente poco saggia e non mi sento a posto con la coscienza. Ha danneggiato l’eccellente sviluppo della Chiesa cattolica di Shanghai che il vescovo Jin [Luxian] ha costruito». Ora «spero di rimediare a quegli errori con i fatti» perché «ho sbagliato».

IL VESCOVO CONTROVERSO. Il vescovo Jin Luxian è morto nel 2013. Come scrive AsiaNews, aveva 97 ed era una personalità molto controversa, spesso accusata di essere «troppo patriottica». Nominato vescovo ausiliario di Shanghai nel 1985, si era riconciliato con il Papa e la Santa Sede solo nel 2005. Monsignor Ma doveva essere il suo successore, ma è stato appunto arrestato.

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IL DILEMMA DEI CATTOLICI. Secondo un cattolico di Shanghai, «il vescovo Ma doveva essere davvero ansioso di uscire dalla sua condizione avendo visto altri vescovi che sono stati lasciati liberi di lavorare dopo aver concelebrato con vescovi illeciti non riconosciuto dal Vaticano», però, «resta difficile per noi cattolici scegliere visto che papa Benedetto XVI nella sua lettera ai cattolici cinesi ha condannato l’Associazione patriottica».

CINA-VATICANO. L’esperto di Cina Anthony Lam ha escluso che questa mossa sia stata dettata da una richiesta del Vaticano, che sta trattando con il partito comunista per trovare un accordo sulla gestione della Chiesa cattolica in Cina. Piuttosto, per l’esperto di Hong Kong, il prelato avrebbe valutato vantaggi e svantaggi. In passato, aveva dichiarato che avrebbe «preferito morire» piuttosto che “pentirsi” e ha rifiutato una volta la possibilità offertagli dal Vaticano di espatriare. L’Associazione patriottica non ha ancora rilasciato commenti, ma nella recente Conferenza nazionale sulle religioni organizzata dal partito ad aprile, e presieduta dal “presidente di tutto” Xi Jinping, si è insistito molto sul fatto che le religioni devono essere «sinizzate» e devono «aderire alla leadership del partito, perché si rafforzi la posizione attuale del partito». Molti osservatori, già allora, avevano cominciato a temere una nuova stretta anche sul cristianesimo.

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