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Cina. Muore a 97 anni il vescovo Fan, ausiliare di Shanghai arrestato ai tempi di Mao e mai più liberato

marzo 17, 2014 Leone Grotti

È morto ieri all’età di 97 anni monsignor Giuseppe Fan Zhongliang, vescovo sotterraneo di Shanghai. Il vescovo coadiutore che il partito comunista cinese non ha mai riconosciuto, come riporta AsiaNews, ha passato 30 anni della sua vita ai lavori forzati o in prigione e altri 20 agli arresti domiciliari. Era gravemente malato da dieci anni.

CAMPI DI LAVORO. Monsignor Fan è nato nel 1918, è entrato a far parte dei gesuiti nel 1938 e diventato sacerdote nel 1951. Nel 1955, dopo la presa del potere in Cina da parte di Mao Zedong, come tanti altri sacerdoti che non accettavano di rinnegare l’autorità del Papa, è stato arrestato e mandato ai campi di lavoro forzato insieme al vescovo di Shanghai Ignazio Gong Pinmei.

DUE VESCOVI. Nel 1985, monsignor Fan è diventato vescovo coadiutore e quando nel 2000 il vescovo di Shanghai Ignazio Gong è morto, Giovanni Paolo II l’ha nominato vescovo ordinario. Il partito comunista cinese, però, già dal 1985 aveva nominato senza autorizzazione papale vescovo della città monsignor Aloysius Jin Luxian, disconoscendo Fan. Monsignor Jin, morto l’anno scorso, si era riconciliato con il Papa nel 2005.

MA DAQIN AGLI ARRESTI. Con la morte di Jin e di Fan, resta un solo vescovo a Shanghai: Taddeo Ma Daqin. La storia di Ma è già nota ai lettori di tempi.it: consacrato vescovo ausiliare di Shanghai il 7 luglio 2012, è stato arrestato il giorno della sua ordinazione dalla polizia dopo aver annunciato con grande coraggio davanti a tutti i fedeli che avrebbe abbandonato lAssociazione Patriottica (il surrogato comunista della Chiesa cattolica in Cina).
Prima è stato rinchiuso nel monastero di Sheshan «per riposare», poi privato della possibilità di uscire in pubblico e dire Messa per due anni e infine il titolo di vescovo gli è stato revocato, mentre il partito continua a obbligarlo a partecipare a sessioni di studio di marxismo. Per il Vaticano, però, monsignor Ma continua a essere il legittimo vescovo di Shanghai.

CHIESA COMUNISTA CINESE. Il regime comunista cinese ha sempre cercato di elevarsi a capo della Chiesa cattolica in Cina, non riconoscendo l’autorità del Papa. Per questo si intromette spesso nella nomina dei vescovi. Alcuni esempi recenti: il 20 novembre ha ordinato vescovo di Chengde (Hebei) Guo Jincai, senza l’approvazione del Papa; il 7-9 dicembre 2010 ha convocato  l’VIII Assemblea dei Rappresentanti Cattolici a Pechino, non riconosciuta dal Vaticano, con il sostegno massiccio di forze di polizia; il 29 giugno 2011 è stato ordinato senza l’approvazione del Papa il vescovo di Leshan (Sichuan) e il 14 luglio quello di Shantou (Guangdong); molti vescovi legittimi sono stati obbligati a eseguire ordinazioni illecite, che li espongono alla scomunica, comminata dalla Chiesa anche a tutti i vescovi illegittimi a norma del canone 1382 del Codice di Diritto Canonico.

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4 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Penso che la Cina sarà il futuro del cattolicesimo, il sangue dei martiri porta sempre un grande frutto. Il comunismo in versione cinese non ha scampo. Nel frattempo prendiamo esempio da questi grandi uomini.

  2. Simone scrive:

    Un Grande! Spero che ce lo facciano conoscere presto meglio.

  3. Antonio scrive:

    Riposi in pace, un grande uomo di cui bisognerebbe conoscere di più.

  4. Ellas scrive:

    Davvero un grande uomo, rinchiuso solo perchè non voleva cedere al comunismo.
    Sarebbe bello che cerrti soggetti arroganti di oggi che vogliono imporre le loro idee (neanche lontanamente coraggiosi) , prendessero esempio.

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