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Cina, il partito comunista continua a demolire chiese, anche cattoliche. «Vogliono impedirci di pregare» Foto

maggio 12, 2014 Leone Grotti

A due settimane dalla demolizione della grande chiesa di Sanjiang, il partito comunista cinese continua a perseguitare i cristiani con la sua campagna delle «Tre rettifiche e una demolizione». Più di 15 chiese sono state demolite completamente o in parte e la lista di quelle che dovranno essere “rettificate” supera già i 50 edifici.

«CRISTIANI AGISCANO». «In molti pensavano si trattasse solo della chiesa di Sanjiang ma ora si vede che non è così. Sempre più chiese vengono demolite, i cristiani devono agire», dichiara a ChinaAid un pastore protestante di Wenzhou, la “Gerusalemme d’Oriente” dove si ergeva la chiesa di Sanjiang, distrutta perché «il cristianesimo è cresciuto in modo eccessivo e disordinato».

CHIESA CATTOLICA DEMOLITA. La chiesa protestante di Wuai, sempre a Wenzhou, era ancora in costruzione ma è stata demolita il 3 maggio. Lo stesso giorno una chiesa cattolica di Liushi (Wenzhou) e una di Pingyang sono state demolite «perché non approvate dalle autorità». Come riferito da un cristiano di Liushi, «la comunità locale si è schierata fisicamente a difesa della chiesa, la situazione era molto tesa» ma non sono riusciti a salvare il luogo di culto.

 «MAI SUCCESSE QUESTE COSE». Oltre alle tre chiese distrutte, altre cinque hanno dovuto rimuovere la croce dalla sommità degli edifici: la chiesa protestante di Baixi ha dovuto togliere il crocifisso nonostante fosse approvato dal governo, la chiesa cattolica di Taoyun ha dovuto coprire la sua croce, altre due croci sono state demolite. «Cose del genere non erano mai successe», si lamenta un pastore protestante di Wenzhou, «non si sono mai viste nella storia dell’umanità».
A Hangzhou, capitale della provincia di Zhejiang, dove è partita la campagna di demolizione, è stata demolita la croce della chiesa domenicale di Qiaosi. I cristiani di Ningbo (Zhejiang) hanno ricevuto l’ordine dalle autorità di distruggere loro stessi la loro chiesa entro il 20 maggio.

«VOGLIONO IMPEDIRCI DI PREGARE». La nuova ondata di persecuzione contro i cristiani è inedita in Cina, dove l’ateismo è ancora un requisito per entrare a far parte del governo, il quale però nell’ultimo mese ha colpito anche le chiese cosiddette “ufficiali”, cioè registrate all’Associazione patriottica e al Movimento delle tre autonomie, che regolano l’attività religiosa rispettivamente di cattolici e protestanti.
Secondo un pastore locale di Wenzhou l’obiettivo finale del partito comunista non è «solo distruggere le chiese ma impedire che la gente si riunisca in casa a pregare».

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5 Commenti

  1. Menelik scrive:

    Hanno paura. Temono il cristianesimo.
    Il mondo dell’economia e della finanza, riescono perfettamente a dominarlo, e sono diventati padroni di una parte del debito pubblico americano.
    Ma la religione cristiana non riescono a dominarla, e cercano di distruggerla.
    Il cristianesimo crescerà ancora in Cina.
    Anche con meno chiese, e anche senza edifici di culto.
    Più cercano di schiacciarlo, più si rinvigorisce.

  2. Roberta scrive:

    Dove c’è dittatura c’è paura della verità. Distruzione, rieducazione forzata (e bugiarda) imposizione del silenzio vanno a braccetto con la dittatura. È già qui.

  3. domenico b. scrive:

    Penso sinceramante che le autorità cinesi non abbiano capito niente del Cristianesimo…
    Se pensano di debellarlo abbattendo le chiese, secondo me è meglio lasciarglielo pensare, si prenderanno a schiaffi da soli quando avranno capito che non serviva a niente.

  4. carolus scrive:

    I comunisti non si smentiscono mai e la loro folle ideologia continua a togliere agli uomini il diritto naturale di pensare, di pregare e di esprimere liberamente le proprie idee.
    Quando assisto in Italia allo sbandieramento di stracci rossi con falce e martello , mi chiedo perché questo simbolo di morte non è stato messo al bando come la svastica nazista.

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