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Cina e Giappone si contendono cinque isole. Tokyo le compra, Pechino prepara l’esercito

settembre 14, 2012 Leone Grotti

«Dobbiamo compiere ogni sforzo per assicurarci che i nostri soldati siano in grado di salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e l’integrità territoriale della Cina appena il popolo e il Partito lo richiedano». Se si uniscono queste parole di Xu Caihou, vicepresidente della potente Commissione militare centrale cinese che ha appena condotto esercitazioni militari nel Mar giallo e nel deserto dei Gobi, all’editoriale di qualche giorno fa del Quotidiano del popolo, che si chiedeva se «il Giappone è preparato a pagare il prezzo delle sue azioni viziose», si capisce che Giappone e Cina non stanno attraversando un buon momento diplomatico.

ISOLE STRATEGICHE. A dividere le due più grandi potenze economiche dell’Asia e a far parlare di armi e guerra è il possesso di cinque piccoli isolotti disabitati, che il Giappone chiama Senkaku mentre la Cina Diaoyu, nel Mar cinese orientale. Entrambi i paesi assicurano di essere i legittimi proprietari delle isole fin dal 1972 ma le ultime mosse del governo nipponico hanno fatto infuriare i cinesi. Il governo, infatti, ha annunciato martedì scorso di avere acquistato tre delle cinque isole da una famiglia giapponese che era in grado di dimostrarne la proprietà per oltre 2 miliardi di yen, circa 20 milioni di euro. Le isole sono continuo oggetto di contesa sia perché si trovano al centro di una rotta marittima molto battuta, sia perché le acque intorno agli isolotti sono ottime per pescare, sia perché sotto il mare potrebbe esserci un immenso giacimento di gas naturale.

BUON ANNIVERSARIO. La risposta cinese non si è fatta attendere. Al di là delle dichiarazioni, «il Giappone non può acquistare qualcosa che appartiene alla Cina», il Partito comunista ha inviato oggi sei motovedette nelle acque delle isole Senkaku/Diaoyu «per far rispettare la legge e dimostrare che la giurisdizione sulle isole è cinese». Secondo molti analisti si tratta di un avvertimento chiaro: «Se Tokyo manda le navi davanti alle isole, sappia che siamo pronti a difenderle». Non è il clima ideale per festeggiare il 40esimo anniversario della normalizzazione dei rapporti fra Pechino e Tokyo. Le due capitali, dopo l’invasione nipponica della Cina, non hanno avuto alcun rapporto fino alla morte di Mao Zedong. Il 27 settembre, giorno in cui si festeggia la pacificazione, dovrebbero svolgersi diversi incontri a Pechino. Ma diversi politici giapponesi, come rivela AsiaNews, hanno già annullato la propria partecipazione.

ALTRE ISOLE CONTESE. Le Senkaku/Diaoyu non sono le uniche isole del Mar cinese ad essere reclamate da più paesi. Ci sono anche le isole Spratly e Paracel, nel Mar cinese meridionale, che secondo le stime nascondono 30 miliardi di tonnellate di petrolio e 16 mila miliardi di metri cubi di gas. A reclamarle, oltre alla Cina, ci sono Vietnam, Brunei, Taiwan, Filippine e Malaysia. Pechino, per assicurarsene il possesso, ha di recente fondato una piccola città, Sansha, su un isolotto di 13 chilometri quadrati, Woody island, che si potrebbe anche definire scoglio, che si trova nell’arcipelago.

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