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«Assurdo, degno di Kafka»: parla la moglie del Nobel Liu Xiaobo, segregata dal regime in casa da 26 mesi Video

dicembre 11, 2012 Leone Grotti

 «Ma come avete fatto? Come avete fatto?». Così Liu Xia ha accolto i giornalisti della Associated Press che giovedì scorso sono riusciti a intervistarla. Liu Xia si trova segregata in casa agli arresti domiciliari a Pechino da 26 mesi. La sua unica colpa è quella di essere la moglie del premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, condannato nel 2008 per “incitamento alla sovversione dello Stato” a 11 anni di carcere. La colpa di Xiaobo è quella di avere contribuito all stesura di Carta 08, documento che suggeriva al regime comunista cinese il rispetto per i diritti umani e un modello democratico di governo per evitare i disastri morali, economici, ambientali e sociali di cui soffre.

«NON ERO PREPARATO A TUTTO QUESTO». Dopo 26 mesi di prigionia in casa, Liu Xia è stata intervistata da due giornalisti dell’Ap, che hanno fatto un blitz in casa sua mentre le guardie che stazionano giorno e notte davanti alla sua porta si erano assentate per la pausa pranzo. Nel video la donna piange e afferma: «È tutto così assurdo. Pensavo di essere una persona preparata alle emozioni per affrontare le conseguenze del premio vinto da Liu Xiaobo. Ma non immaginavo che dopo l’assegnazione, non avrei potuto lasciare casa mia. Tutto ciò è troppo assurdo. Penso che Kafka non avrebbe potuto scrivere nulla di più assurdo e incredibile di questo». La donna è segregata in casa: non può uscire, non ha telefono, non ha internet. Le è permesso uscire un giorno alla settimana per fare la spesa e vede suo marito una volta al mese in prigione.

«LIBERATE LIU XIAOBO». L’intervista è stata realizzata pochi giorno dopo l’appello di oltre 100 premi Nobel al nuovo leader comunista Xi Jinping per chiedere la liberazione dei due coniugi. Il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, ha però risposto che «Liu Xiaobo è stato condannato nel rispetto della legge a un termine di prigionia perché ha commesso reati contro la legge cinese. Nessun esterno può intromettersi e interferire con la sovranità giuridica cinese». Anche il premio Nobel per la letteratura 2012, il cinese Mo Yan, una volta sollecitato ha chiesto la liberazione di Liu Xiaobo anche se poi, pochi giorni fa, ha difeso il sistema di censura vigente in Cina: «Sono controlli necessari, come quelli del metal detector negli aeroporti».

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