Google+

La Cina che “apre” alla tolleranza verso le religioni è come il Papa che “apre” all’aborto. Perché non c’è da fidarsi

ottobre 3, 2013 Leone Grotti

La Cina si prepara ad essere più tollerante con le religioni? È quanto annunciato due giorni fa dall’agenzia Reuters, secondo cui il segretario del partito comunista Xi Jinping, contrariato dalla mancanza di valori della società cinese e dall’ossessione dei cittadini per il denaro, vorrebbe essere «più tollerante» verso le religioni tradizionali, cioè confucianesimo, buddismo e taoismo.

RELIGIONE CONTRO CORRUZIONE. I giornali hanno subito ripreso la notizia parlando del nuovo corso di una Cina più aperta e libera ma c’è più di un motivo per restare dubbiosi. Di sicuro, il crescente materialismo causato dalla fede comunista (ricordiamo il motto «Arricchirsi è giusto» degli anni 80) ha peggiorato il fenomeno della corruzione che Xi vuole combattere. Negli ultimi cinque anni 660 mila ufficiali di Partito sono stati sanzionati per corruzione in Cina. Di questi, però, solo 24 mila sono stati condannati nonostante gli sforzi promessi ogni anno dai leader comunisti per sconfiggere la corruzione. Come Xi ha dichiarato quando è stato nominato nuovo segretario generale «la corruzione produrrà come unico risultato la fine del Partito e dello Stato».

I FALLIMENTI PRECEDENTI. Restano però dei dubbi sulla “svolta spirituale” del leader comunista. Come riporta anche AsiaNews, da anni il governo sovvenziona le attività di confuciani e buddisti. «Nel 2002 Pechino ha stanziato ben 10 miliardi di dollari per finanziare il revival dell’antico saggio cinese – scrive Bernardo Cervellera – Ma non sembra vi siano stati buoni effetti». Nel giugno 2012 tutti i funzionari del partito hanno dovuto leggere un set di quattro volumi intitolato “Studio sull’integrità morale dei funzionari nella Cina antica e contemporanea” ma non è cambiato niente. Come dichiarato dallo storico Zhang Lifan: «Hanno provato a celebrare il marxismo, ma non ha funzionato, hanno provato a celebrare il Confucianesimo, ma non ha funzionato neanche quello».

TOLLERANZA A DOPPIO FINE? Essere «più tolleranti» verso buddismo, confucianesimo e taoismo potrebbe in realtà avere un doppio fine. Le ultime due religioni invitano a obbedire sempre e comunque all’autorità e sponsorizzarle sarebbe quindi un modo perché il partito comunista si mantenga più saldo al potere. Quanto al buddismo, l’attivista Hu Jia fa notare: «I buddisti accettano il loro destino e per la loro situazione danno la colpa alle loro azioni malvagie compiute nella vita precedente». Sarebbe dunque inutile protestare contro il partito per le ingiustizie, l’inquinamento, gli arresti arbitrari, i sequestri delle case, eccetera. Tra le religioni tradizionali, infine, non è contemplato il cattolicesimo che pure, fa notare ancora AsiaNews, è penetrato in Cina pochi secoli dopo il buddismo. Se l’obiettivo è diffondere la spiritualità, perché concedere libertà ad alcune religioni continuando a perseguitarne altre?

CONTA SOLO LA STABILITÀ. In ultima analisi, se è interessante il legame che Xi avrebbe fatto tra mancanza di moralità e assenza di spiritualità, resta da capire che cosa significa «più tolleranza»: tutte le religioni ufficiali, infatti, sono controllate rigidamente dallo Stato, che le permette fino a quando giovano alla «stabilità» del partito. Prima di esultare, parlando di una maggiore tolleranza verso le religioni, bisognerebbe quindi aspettare una effettiva diminuzione della persecuzione da parte del regime.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

4 Commenti

  1. mike scrive:

    che le 3 religioni invitino ad obbedire sempre mi pare discutibile. il confucianesimo si. ma il taoismo, ed anche il buddismo, non mi pare. anzi il taoismo ha avuto sempre rapporti altalenanti col potere imperiale cinese. ed anche Confucio disse, se non erro, che se chi governa lo fa male il popolo ha diritto a ribellarsi. al limite si può dire che le 3 religioni tradizionali cinesi sono interpretate ad hoc. come Confucio insegna. infatti sarà un secolo che è apprezzato definitivamente, che anche lui è stato apprezzato a periodi alterni, e forse per quel particolare di cui sopra. il cristianesimo, infine, non è arrivato pochi secoli dopo le altre religioni. il taoismo esisteva in cina dal VI sec. a.c., il confucianesimo idem. il buddismo arrivò tra il III e il VI secolo d.c. per cui poco prima, qui si, dei cristiani nestoriani arrivati per primi nel VII. in ogni caso storicamente, forse ora meno, il cristianesimo non ha mai rappresentato la cultura cinese. matteo ricci è stato un tentativo fallito.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Debutta in Brasile la nuova generazione della SUV americana di medie dimensioni. Attinge allo stile dell’ammiraglia Jeep, non rinuncia a una discreta propensione all’off road e può contare su di una ricca dotazione multimediale e di sicurezza. In Europa nel 2017.

La concept car Trezor mostra al Salone di Parigi come potrebbero essere le Renault sportive di domani: elettriche, connesse e a guida anche autonoma

Lo step da 120 cv del 1.6 td Fiat è ora abbinabile alla trasmissione a doppia frizione DCT a 6 rapporti. La nuova dotazione, proposta al probabile prezzo di 1.900 euro, è dedicata alla famiglia Tipo e alla crossover 500X.

Per la nuova stagione i tecnici si concentrati soprattutto sulle prestazioni del motore. Grazie al lavoro di sviluppo, il grosso monocilindrici guadagna 6 cv e 3 Nm.

La compatta elettrica francese adotta un nuovo pacco batterie da 41 kWh che porta a 400 km l’autonomia. Debuttano il ricercato allestimento Bose e i servizi Z.E. Trip e Z.E. Pass per semplificare la ricarica presso le colonnine pubbliche. Prezzi da 25.000 euro.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana