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«Chi sei?». Nessuna botta, per quanto forte, può cancellare il nostro io

marzo 17, 2015 Annalisa Teggi

Fernando Alonso leaves hospital in BarcelonaChi sei? Se te lo chiede l’insegnante il primo giorno di scuola, basta dire nome e cognome. Se te lo chiede chi ti fa un colloquio di lavoro, devi sfoderare il meglio del tuo curriculum. Se te lo chiede la/il ragazza/o che ti piace, è probabile che mettere insieme anche solo due parole si faccia assai difficile. Chi sei? Quando se lo chiede un genitore di fronte al figlio appena nato, perfino l’universo intero sembra troppo piccolo per contenere una risposta adeguata.

Poi capita che lo chieda un dottore a un paziente che ha preso una bella botta, e magari si senta rispondere: «Sono Fernando, corro sui kart e vorrei diventare un pilota di Formula 1». Dopo l’incidente capitato ad Alonso lo scorso 22 febbraio sul circuito di Montmeló molte notizie e leggende sulla sua perdita di memoria sono lievitate sugli organi di stampa. Le dichiarazioni ufficiali di casa McLaren confermano che il pilota ha avuto una commozione cerebrale con perdita di memoria temporanea; lo stesso pilota ora ci scherza su Twitter e, pur rispettando i tempi di recupero previsti, ha una gran voglia di tornare a correre in pista.

La domanda «chi sei?» è di quelle che restano aperte fino all’ultimo secondo di vita, proprio perché il tempo ci è dato per rispondere compiutamente a questo interrogativo; eppure capitano incidenti che azzerano il tempo e magari cancellano anche vent’anni di ricordi. E, dunque, il nostro io scompare? Non proprio. In Cina, ad esempio, è capitato che un’anziana di 94 anni, in seguito a un ictus, sia rimasta in coma per due settimane e al suo risveglio non parlava più cinese, bensì inglese. Lei era stata insegnante di inglese per 30 anni. Insomma, quando si tocca quel meraviglioso mistero che è il cervello, accadono cose tremendamente imprevedibili.

Capita che un uomo torni indietro di molti anni a quando era un giovane che sognava di diventare un famoso pilota di Formula 1; o capita che una donna si risvegli sapendosi esprimere solo attraverso quella lingua a cui ha dedicato il lavoro di una vita. Accade che – temporaneamente o meno – le botte della vita riducano il tutto di te a una memoria singola, magari neppure così memorabile. Si dice: «Ho avuto una giornata da dimenticare». E se domattina ci svegliassimo ricordando solo quel brutto giorno da dimenticare? Saremmo, forse, meno noi stessi? Mi viene in mente quel meraviglioso film intitolato Ricomincio da capo in cui il grande Bill Murray si trova a vivere e rivivere il medesimo giorno della marmotta; una di quelle classiche giornate insulse e storte che avrebbe voluto solo dimenticare. Eppure vivendo e rivivendo quel giorno, alla fine diventa più se stesso e impara a scoprire le qualità nascoste dietro un’apparente insignificanza.

Sì, è vero, ci si mette una vita intera a rispondere alla domanda: «chi sei?». Eppure Montale scrisse in un verso mirabile: «Solo il divino è totale nel sorso e nella briciola». Ed è innegabile che la realtà sia quella sostanza non semplicemente realistica, bensì attinente al divino, cioè capace di far baluginare anche solo in un sorso di vita, la totalità di una persona. Basta una briciola di tempo per intuire che tutto il bisogno contenuto nella domanda «chi sei?» si riverbera nel miracolo di accorgersi che «ci sei».

Foto Ansa

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