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Caro Zaia, per criticare la fivet non serve parlare “da cattolico”. Basta ragionare da uomo

settembre 8, 2014 Giuliano Guzzo

Tratto dal blog di Giuliano Guzzo Tutta la stima possibile nei confronti del Governatore del Veneto, Luca Zaia, non ci esonererebbe dal dovere di dire che, nel corso della sua intervista rilasciata a L’Espresso sul suo impegno a favore della fecondazione assistita, ha purtroppo collezionato uno spaventoso insieme di imprecisioni ed errori (L’Espresso, 4/9/2014). La parte peggiore di quest’onda anomala sta nella sua affermazione secondo cui sostenere la fecondazione extracorporea, inclusa la variante eterologa, sarebbe «una battaglia per sostenere la vita», affermazione doppiamente grave dato che il Governatore ha aggiunto una precisazione solenne quanto inopportuna: «E lo dico da cattolico». Chi avesse letto tutta l’intervista sa che i passaggi critici abbondano, ma limitiamoci ad un paio.

Iniziando dal fatto che quanti si dichiarano cattolici e tifosi della fecondazione in vitro trovano sulla propria strada un certo Giovanni Paolo II (1920-2005), santo oltre che papa, il quale ad occhio avrebbe giusto qualcosa da ridire dal momento che con singolare chiarezza, ancora nel lontano 1995, scrisse che «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita» – come purtroppo credono in tanti, Zaia incluso – non solo «sono moralmente inaccettabili, dal momento che dissociano la procreazione dal contesto integralmente umano dell’atto coniugale» ma da un lato implicano il sacrificio di «embrioni soprannumerari», e d’altro lato, «riducono la vita umana a semplice «materiale biologico» di cui poter liberamente disporre» (Evangelium Vitae, n. 14).

Ma anche senza scomodare i santi, la storia secondo cui favorendo la fecondazione si del bene bisognerebbe raccontarla ai bimbi nati in seguito a questa pratica col maggior rischio, fra le altre cose, di anomalie cromosomiche (Obstetics and Gynecology, 2004; Lancet 2003, New England Journal of Medicine, 2002) e parti prematuri (Human Reproduction, 2011). Fra l’altro è paradossale elogiare con L’Espresso la fecondazione in vitro tacendo i pericoli delle malformazioni conseguenti quando è stato proprio quel settimanale,L’Espresso, a dare a suo tempo conto di un’allarmante ricerca al riguardo (Cfr. Manacorda E. Quanto rischia il mio bambino. «L’Espresso», 7/6/2012, p.111). Tutta la stima nei confronti del Governatore del Veneto, insomma, non ci sottrae al dovere di ricordargli che per contrastare la fecondazione non serve parlare “da cattolico”, peraltro sconfessando i santi: basterebbe ragionare da uomo.

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4 Commenti

  1. Beppino says:

    Siete stati un po’ duretti… Ma una cosa é sicura, il nostro ometto non ha le idee molto chiare sull’argomento. Bisogna anche precisare al signor governatore che “professarsi cattolico” non é solo aprire la bocca e darci aria; e non solo per un minimo di coerenza e rispetto con le proprie, vere o presunte, convinzioni.

  2. beppe says:

    non se ne può più di questi AUTODAFE’ al contrario. anche alba parietti usava condire le sue esternazioni con questa precisazione. oggi perfino il papa quasi quasi ha pudore a dirsi cattolico, figuriamoci zaia. stia basso, provi a ragionare prima di tutto da uomo. per il resto cominci comprando un chilo di ceci.

    • recarlos79 says:

      i rimbotti al politico arrivano dalla redazione di un giornale, ma se non c’è un prete che corregga gli autodafé, saranno tutti autodafé, con il silenzio-assenso dei prelati.

  3. Valentina says:

    Io sono favorevole alla fecondazione assistita, naturalmente solo a quella omologa. Quando le coppie desiderano un figlio e trovano difficoltà a realizzare questo legittimo desiderio “secondo natura”, mi sembra giustissimo che la scienza intervenga in loro aiuto. Non tutti sono disposti all’adozione, me compresa. Io sono assolutamente contraria all’obbrobrio della fecondazione eterologa, ma quella omologa mi sembra un’ottima soluzione. Il rischio di concepire bambini malati è presente anche nel caso di un normale concepimento “secondo natura”. In tutti i campi dell’agire umano è presente il rischio che qualcosa vada storto. Ma allora cosa facciamo? Rinunciamo del tutto all’idea di un figlio? Non offriamo alle coppie nemmeno una speranza? Non si ottiene nulla se già in partenza si teme di fallire. Potrebbe andare male, ma potrebbe anche andare bene. Io resto favorevole alla fecondazione omologa.

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