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Camille Paglia: «Non è vero che chi vota Trump è razzista e sessista»

marzo 9, 2017 Redazione

camille-paglia-screenshot

Sapete che qui a Tempi abbiamo una certa passione per le provocazioni intellettuali della “femminista dissidente” Camille Paglia (qui una nostra intervista di qualche anno fa). Di seguito trovate un articolo del New York Magazine tradotto in parte dal sito italiano Dagospia.

Camille Paglia è la femminista più anti-femminista della storia americana. Ad esempio approva il baseball, Bernie Sanders, Katharine Hepburn, Rihanna, il franchise di ‘Casalinghe disperate’. Disprezza Michel Foucault, Doris Day, Lena Dunham, Elena Ferrante. Un tempo approvava Madonna e Bill Clinton ma ora li disprezza. Continua però a credere negli anni ’60 e nel rock ‘n’ roll.

Nel nuovo libro ‘Free Women, Free Men’, tratta i suoi temi preferiti (sesso, genere, femminismo), quelli della sua tesi a Yale, e del primo volume di successo del 1990, dove considerava pericolosa la nuova ondata femminista, una forza repressiva. Fu come la populista per la élite liberale, provocatrice, irresistibile per stampa e riviste, contestava tutto ciò che per la sinistra era sacrosanto, in puro contrarianesimo.

Anche i conservatori e gli uomini di destra trovano inconfutabili alcune sue verità sui ruoli sessuali: le donne hanno misteriosi e terrificanti poteri di seduzione e riproduzione, perciò gli uomini devono dimostrarsi in grado di conquistare, competere, creare. Milo Yiannopoulos, il più attuale hater di femministe, cita la Paglia come sua fonte di ispirazione, così come fa il sito di destra estrema ‘Breitbart’.

Eppure lei si dichiarò lesbica negli anni ’60, è contro la censura, per la legalizzazione delle droghe, di certo non può dirsi una conservatrice. Per 33 anni ha insegnato all’Università artistica di Philadelphia, ma negli ultimi 10 fa viaggi solitari tra i nativi americani per studiare manufatti e formazioni rocciose. La Paglia, di origine italiana, ha 69 anni, la sua ex, Alison Maddex è co-fondatrice del Museo del Sesso a New York e hanno una figlia di 14 anni. Negli anni ’90 il suo ‘Sexual Personae’ lungo 700 pagine fu un successo, ma lei non fu mai bene accolta dall’establishment femminista, anzi la etichettarono come una bufala intellettuale.

Le elezioni non l’hanno colta impreparata: «Da tempo prevedevo la vittoria di Trump. Era rozzo, disinformato, ma anche intuitivo, esuberante. E’ sostenuto da mezzo paese, e comunque la democrazia americana non può permettersi di oltraggiare quella metà, dicendo che i votanti di Trump sono tutti razzisti e sessisti. Su alcune cose concordo. Ad esempio sono stata anti-Meryl Streep per 30 anni, e lui l’ha definita una attrice ‘sopravvalutata’».

Di trumpiano, Camille ha una cadenza, le continue esclamazioni, la revisione dei nemici, l’imprevedibilità che eccita gli ascoltatori. Non pare preoccupata dell’ascesa della destra: «I gay hanno perso lo spirito pre-Stonewall per cui erano famosi. Chi vuole riformare deve costruire e attaccare». Il suo dispiacere è per Hillary Clinton: «Mi piace, è una stronza», aveva detto nel 1993. Oggi ne parla come di una ‘nevrosi che cammina’.

Alle primarie preferiva Sanders, ‘un autentico uomo di sinistra’. Erano così negli anni ’60. Ha apprezzato la Marcia delle donne: «Non c’era niente di femminista, ma era importante ritrovare la solidarietà fra di noi. Ero inorridita dai cappelli rosa (pussy hat’), che considero l’imbarazzo del femminismo contemporaneo. Per le donne voglio dignità e autorità. Voglio l’Amazzonismo, armi. Il futuro lo trovo in libri vecchi migliaia di anni». Sarà questo che spiega la sua passione per la archeologia e per le tribù native americane.

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