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Briciole di unioni civili? No, sciatteria

febbraio 10, 2016 Redazione

«Il ddl Cirinnà è inaccettabile dalla prima all’ultima parola, ha detto Massimo Gandolfini al Family Day del 30 gennaio a Roma. Che sia una legge pasticciata lo abbiamo ripetuto mille volte. Ulteriore conferma ce ne viene oggi dalla lettura di un editoriale apparso su Avvenire a firma di Giuseppe Anzani. ne riportiamo un passaggio.

«Se si pensa di confinare il clamoroso divario alla materia dell’adozione, ingoiando il resto, non dico certo che si tratti di una pagliuzza, anzi; ma ci sono ancora due travi che cavano gli occhi. Se si tratta davvero di definire diritti appropriati (“il suo”) è semplicissimo, anche ripassando un catalogo largo delle esigenze concrete e socialmente rilevanti: «Alle coppie omosessuali spettano i seguenti diritti: uno, due, tre, quattro, dieci, venti, quanto occorre», punto e fine. E tutti contenti, se il discorso iniziale era onesto. Non onesto, anzi ipocrita è chiamare in soccorso della parità la nostra Corte costituzionale, la quale invece ha sempre detto chiaro e tondo che non si tratta di «una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio» (sentenza n. 138 del 2010). E se non sono omogenee, la prima trave del disegno di legge messo ai voti è il rapporto di coniugio che si vuol introdurre nell’unione omosessuale.

Non basta al pudore mentale il lessico, mondato della parola matrimonio come d’una buccia. A parte il modo caotico col quale la materia è rimestata, ove trascrivendo contenuti col copia-incolla, ove applicando il rinvio recettizio a blocchi, ove facendo mostra di riscrivere precetti arcinoti, di matrimonio si tratta. Sono coniugi, sono trattati da coniugi, e coniuge non è una parola qualunque, è una parola incollata a “matrimonio” dalla Costituzione (art. 29). Letteralmente si dice che tutto quello che nelle leggi si riferisce al “coniuge” viene riferito a ognuna delle parti dell’unione omosessuale.

Una curiosità: la parola “coniuge”, nell’archivio legislativo, ricorre 1.756 volte (fonte: Italgiure.giustizia.it). Le avranno lette tutte? Sanno che nelle stesse leggi c’è anche la parola “marito” e la parola “moglie”, qualche centinaio di volte? Così a caso, come pensano che si applichi la legge Merlin che raddoppia la pena quando lo sfruttatore è “marito”? Nel caso di omocoppia, sono mariti entrambi o nessuno? E se son due ragionieri-coniugi, per i quali il contributo di assistenza sanitaria è dovuto solo dal marito (legge n. 1140/70), a chi sarà chiesto per legge dal creditore se nessuno paga? Briciole, direte. No, sciatteria. In un campo dove gli errori di fondo si pagano cari».

Foto Ansa


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14 Commenti

  1. Lucillo scrive:

    Avanti così.
    Se non passa questa legge pasticciata e minimalista, per qualche anno la questione rimarrà chiusa politamente ma non culturalmente, socialmente e giuridicamente.
    La prossima volta si andrà direttamente a matrimonio egualitario.
    In linea teorica non saprei cosa preferire, in pratica spero che si cominci da subito a dare un po’ di tranquillità e riconoscere un po’ diritti a migliaia di cittadini italiani che vivono nel limbo discriminati, contro la costituzione, per le loro scelte e/o condizioni e/o pratiche sessuali.

    • Susanna Rolli scrive:

      @ Lucillo
      Indiscriminate sono le famiglie, che stanno morendo sotto i colpi di coloro che dovrebbero curarle come fa la chioccia coi pulcini. Punto.
      Indiscriminata sono stata io con mio marito in un bar per soli gay ( l’avessi saputo non sarei entrata , per buona pace loro prima e mia poi – un po’ come succedeva per gli ebrei) in viaggio di nozze; e-dopo aver consumato in fretta, invitata caldamente da un trio barbuto sdegnatosghignazzante, in pieno inverno, ad andarmene in fretta (io incinta).

      RAZZA DI FAMIGLIOFOBI!!

      • Susanna Rolli scrive:

        PS. Son trascorsi circa ventisei anni ma lo ricordo come se fosse ieri. Incivili.

      • lucillo scrive:

        @ Susanna,
        famigliofobi è divertente! anche se non è stata per nulla divertente la situazione nella quale ti sei trovata. Li si che sei stata discriminata (senza IN) mentre come famiglia eterosessuale hai giustamente scritto indiscriminata (con la IN). Tutte le altre famiglie hanno gli stessi problemi più un tot, quindi sono discriminate, o più discriminate.
        Gente sregolata ed incivile ce n’è tanta – anche qui non si applicano distinzioni di razza, sesso e religione
        Credo che chi pensa ad unioni tendenzialmente stabili, impegnative, civili e non incivili… dovrebbe accogliere in modo positivo la “voglia di normalità” di molte coppie omosessuali. Il modo più semplice sarebbe il matrimonio egualitario: disponibile a tutte le coppie di cittadini che vogliono impegnarsi rispettivamente e con la comunità civile in un legame forte e riconosciuto, importante per loro e soggetto sociale per tutti. Questa evoluzione è rallentabile ma non arrestabile, e questo è il punto politico.
        Abbiamo tante persone che tendono sempre più ad atomizzarsi, ad essere incapaci non solo di praticare ma anche di immaginare un impegno che vada al di la del domani, ed una dimensione personale che vada oltre l’immediato soddisfacimento di desideri elementari. Siamo in una precarietà permanente che dipende da fattori culturali ma che è anche tanto spinta da precise scelte politiche tutte a favore del potere economico: basti pensare alla frammentazione ed alla precarizzazione del lavoro, portata avanti con uguale decisione della destra e dalla finta sinistra.
        Abbiamo persone che hanno il senso del prossimo, o per lo meno della prossimità; il senso di comunità; il desiderio di legami profondi essi stessi parte e generatori di comunità. Credo che questo dipenda in parte dal mantenimento di valori da molti dimenticati, in parte dalla necessità di sviluppare soprattutto nel piccolo ambito forme di resistenza – pezzi di tranquillità e normalità – di fronte ad un mondo sempre più difficile da capire e sempre più minaccioso. Oggi fra l’altro molte delle forme sociali che svolgevano collettivamente questo compito, penso per esempio ai sindacati, sono stati distrutti, di nuovo con uguale decisione dalla destra e dalla finta sinistra.
        Questi due approcci sono oggi la linea di divisione antropologica della nostra cultura, direi della nostra civiltà. Entrambi sono trasversali al sesso, al genere, alle preferenze nelle relazioni affettive e sessuali. Quelli che ho descritto nel secondo tipo, proprio in quanto dotati di senso di comunità e del comune, potrebbero e a mio avviso dovrebbero allearsi. Contro i trii barbuti sdegnati sghignazzanti, ma anche contro i trucidi volgari omofobi twittanti.

        • Sebastiano scrive:

          “…matrimonio egualitario: disponibile a tutte le coppie di cittadini che vogliono impegnarsi rispettivamente e con la comunità civile in un legame forte e riconosciuto, importante per loro e soggetto sociale per tutti…”

          Bel pistolottino fatto di aria fritta: ora ci spieghi perché lo stato, su queste premesse, non dovrebbe tutelare anche l’unione di tre o cinque o diciassette persone.
          Dopo magari ci spieghi perché non dovrebbe tutelare anche le coppie formate da fratello-sorella o fratello-fratello o nonno-nipote. Sempre basandoti sulle tue premesse che, casomai le dimenticassi, ti ho citato qui sopra.

          • Nino scrive:

            Ti rispondo anche se temo sia inutile. Matrimonio egualitario, ovvero riconoscimento legale di una coppia (coppia = formata da 2 persone) non legate da vincoli stretti di parentela (così come prevede attualmente il codice civile per i matrimoni). Semplice estensione della ufficializzazione della coppia anche a persone dello stesso sesso.

            • Sebastiano scrive:

              Una non risposta, e c’era da aspettarselo: ti affanni a spiegare cosa intendi per “matrimonio egualitario” (cosa non richiesta, visto che era già chiaro), ma ti guardi bene dal dire “perché” (come invece ti avevo sollecitato a rispondere).
              Ci riprovo (con altrettanto scarse speranze):
              a) per quale motivo limitare l’estensione del diritto ad una coppia anziché ammetterla a più componenti? Dopotutto, secondo la vostra vulgata, “non verrebbero lesi i diritti esistenti, ma solo aumentati quelli di altri”
              b) perché non consentire tale unione anche a consanguinei? quale sarebbe la motivazione che la impedisce, visto che (sono parole tue) vorrebbero “impegnarsi rispettivamente e con la comunità civile in un legame forte e riconosciuto, importante per loro e soggetto sociale per tutti”?

              Se vuoi rispondere, fallo nel merito, non mi interessano le tue piroette tautologiche che usi per autoconvincerti che è tutto a posto.

        • Susanna Rolli scrive:

          Farina del tuo sacco?

      • Rosaria scrive:

        Incinta in viaggio di nozze? Ti sei almeno confessata e pentita?

        • Giannino Stoppani scrive:

          Non lo sai troll che prima di sposarsi in chiesa ci si confessa?
          E tu, invece di pensare ai peccati degli altri, da quanto non ti confessi?
          Non c’è un prete sulla stazione spaziale?

  2. ftax scrive:

    @Gian Paolo Galasi · Fotografo presso Misteria Teatro. Meno male che ce ne sono pochi come te.
    Altrimenti il mondo sarebbe davvero un inferno…

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