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Benvenuto in politica, Beppe Grillo: l’Espresso ha un dossierino anche per te

marzo 8, 2013 Correttore di bozze

Come avrete intuito, il Correttore di bozze non prova particolare simpatia per Beppe Grillo. Anzi, a dirla tutta, egli disistima profondamente il comico che ha genovesizzato l’Italia intera (copyright Mattia Feltri). Però stamane è stato colto da un moto di solidarietà quando ha visto la copertina dell’Espresso simpaticamente dedicata al fondatore del Movimento 5 Stelle, nonché al di lui autista e alla di lui cognata. È il caso di dire: benvenuto in politica Giuseppe Piero Grillo, l’Espresso ha un dossierino «esclusivo» anche per te.

Trattasi nella fattispecie di inchiestona a sei mani (dico: sei) firmata da Vittorio Malagutti, Andrea Palladino e Nello Trocchia. Inchiestona caratterizzata da tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti perfetti per scatenare l’indignazione del lettore grillino medio. Il Correttore di bozze si impegna a elencarli sinteticamente di seguito.

Dunque, vediamo un po’. C’è innanzitutto la località esotica chicchissima, elemento che subito riporta alla memoria del Correttore di bozze altre recenti inchieste «esclusive» del settimanale debenedettiano, dedicate però a ben altri costumini caraibici. Qui parliamo della Costa Rica e di «una spiaggia da sogno affacciata sull’Oceano Pacifico». Per la precisione, golfo di Papagayo (grazie al cielo con la “o” finale).

Ebbene, racconta l’Espresso, «l’ombra di Beppe Grillo è sbarcata proprio qui, tra resort di lusso e alberghi di grandi catene internazionali». E qui occhio alle parole chiave: ombra, lusso, grandi alberghi. Al giorno d’oggi meglio prendersi un calcio nei corbelli che essere accostati a simili infamie. E infatti insistono i tre cronisti: «Un’ombra che si chiama Walter Vezzoli, 43 anni di Robbiate provincia di Lecco». In pratica sarebbe quella specie di Casaleggio senza occhiali riprodotto in copertina, descritto nell’articolo come «un gigante tatuato che da sempre segue come un’ombra il fondatore del Movimento Cinque Stelle». E con questa le ripetizioni di “ombra” sono tre.

«In piazza San Giovanni», prosegue l’Espresso, «il comico lo ha presentato così alla folla: “Sta con me, fa la logistica, mi protegge, ha tutto sotto controllo. È un ragazzo formidabile”. Un guardaspalle, un “angelo custode” e anche un autista». Altra parola chiave, in tempi di casta e di trote. Comunque, per farla breve, cos’ha combinato il Casaleggio tatuato autista di Beppe Grillo? Nell’inchiesta è spiegato così: «L’ombra di Grillo (e fanno quattro, ndr) amministra 13 società quasi tutte con base a Santa Cruz, una delle sette provincie del Costa Rica». E tutto ciò naturalmente «risulta dai documenti ufficiali custoditi al registro pubblico del paese centroamericano». Do you remeber Valterino Lavitola e il famoso viaggio a Santa Lucia, altro meraviglioso «paese centroamericano»?

Ma le “ombre” non sono finite (e qui per favore apprezzate l’abile giuoco di parole escogitato dal Correttore di bozze). Già, perché «quattro di queste società risultano immatricolate con la formula della “sociedad anonima” (…). Non è dato sapere, quindi, chi abbia finanziato queste iniziative». Ma a questo punto i tre segugi repubblicones tirano fuori dal cilindro un altro ingrediente sapido della storiella: la cognata. Infatti «dalle carte che l’Espresso ha potuto consultare emerge che tra gli amministratori compare insieme a Vezzoli un’altra persona molto vicina al fondatore del Movimento Cinque Stelle. (…) Nadereh Tadjik, ovvero la cognata di Grillo, la sorella di sua moglie Parvin, di origini iraniane».

L’Espresso dice poi che, per carità, fin qui sono solo «nomi e coincidenze». E però «resta un interrogativo: a che cosa serve questa costellazione di società?». Questo ancora non si è capito bene, ma almeno una cosa certa c’è: una di queste dittarelle avrebbe in mente un progetto. Si chiama Ecofeudo ed è «un resort extra lusso (notare la parola chiave, ndr) da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo».

E qui il Correttore di bozze vi risparmia tutti i dettagli casaleggianti del suddetto «resort extra lusso», tipo che sarà costruito a «155 metri sopra il livello del mare» per evitare il «lento ma continuo aumento del livello del mare» dovuto al global warming. Questo è il meno. È puro floklore a cinque stelle. Il punto vero è che, infierisce l’Espresso, «a giudicare dalle foto pubblicate Ecofeudo non sarà un villaggio popolare». I listini delle agenzie immobiliari attive nella zona parlano di prezzi degni di «lussuosi condomini» (aridaje con ’sto lusso), e cifre «quasi occidentali» (embè, chiosa il Correttore di bozze, ci mancherebbe anche che fossero orientali, visto che siamo in America).

Ora, a parte la figuraccia che in tutto questo ci fa Beppe Grillo, e che può comprensibilmente causare una qualche goduria a chiunque, perfino ai lettori dell’Espresso, il Correttore di bozze è costretto a questo punto a invocare il suo eroe, Roberto Saviano, che oggi a pagina 7 dello stesso settimanale debenedettiano si occupa nella sua rubrica di crisi economica e consumi, mentre avrebbe forse fatto meglio – si permette di osservare il Correttore di bozze – a sventolare in faccia ai colleghi e ai lettori il magnifico editorialone con cui il 12 aprile del 2011 smontò, dalle colonne di Repubblica (sempre gruppo Espresso), la famigerata «macchina del fango» dei giornali di destra.

Eccone, per la gioia dei vostri occhi, alcuni estratti che paiono scritti proprio a fagiuolo:

«Che cos’è la macchina del fango? (…) È un sistema semplice e antico che funziona talmente bene da diventare regola: chi si pone contro il governo o certi poteri, finirà infangato. Critichi? Ti opponi? Sarai delegittimato. Si attiva una macchina fatta di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare gli avversari. Spesso si giustificano con la scusa dell’inchiesta. Ma esiste una differenza fondamentale tra diffamazione e inchiesta. L’inchiesta raccoglie una molteplicità di elementi per mostrarli al lettore. La diffamazione prende un singolo elemento privato e lo rende pubblico. Non perché si tratti di un reato e nemmeno di qualcosa che tiene al ruolo pubblico della persona nel mirino. Ma la mette in difficoltà, la espone, la costringe a difendersi.
(…) Lo scopo della macchina del fango è cancellare questa differenza fondamentale. Poter dire e ribadire: siamo tutti uguali, lo fanno tutti. (…) Più un potere è in crisi, più cercherà di portare nel proprio abisso tutto ciò che gli sta attorno. Viene in mente la massima: nessuno è un grand’uomo per il proprio cameriere. Il precetto di oggi che la macchina del fango impone dev’essere: nessun uomo, tutti camerieri (o magari autisti, ndr). (…) cercheranno di demolire la tua vita, la tua dignità, anche laddove non c’è ombra di reato. (…) La stessa cosa successe al presidente della Camera Fini, quando cominciò a dissentire da alcune posizioni a proposito di giustizia e legalità».

Con tutta l’intolleranza possibile nei confronti di Beppe Grillo, il Correttore di bozze a questo punto si indigna: è vero che il fenomeno politico dell’anno ha disturbato non poco le magnifiche sorti e progressive del governo del Pd, ma non è così che l’Italia giusta batte i suoi avversari (nooo, macché). Urge fermare subito questa macchina del fango. Come? È sempre Saviano a spiegarlo nello stesso articolo: «Ribadisco, l’unico modo per fermare la macchina del fango è non darle credito. Riconoscerla, dire: è fango, non mi interessa, non mi riguarda. Facendo muro contro la maldicenza, non diventandone un veicolo di diffusione, non riprendendo la notiziola su un compenso o su una relazione». Perciò, come direbbe Saviano, oggi per favore non comprate l’Espresso.

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2 Commenti

  1. malta scrive:

    me l’aspettavo. a sx si dichiarano sempre i più puri dimenticando che così facendo si espongono alla volontà del manovratore che li purga quando danno fastidio

  2. pietroignazio scrive:

    Non mi piace Grillo per tanti motivi, 1984 di Orwel l’ho letto appunto negli anni ottanta e ancora oggi mi angoscia, ma ha ragione di non parlare con i nostri cosiddetti giornalisti …

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