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Architettura – Lontano dai disastri architettonici, Calatrava è alla ricerca della figura perfetta

gennaio 30, 2014 Amedeo Badini

Quando si parla di Santiago Calatrava (Valencia, 1951) è facile parlare di archistar, di difficoltà progettuali, di tempi costruttivi lunghissimi, di disastri architettonici e di malfunzionamenti edilizi: dal Ponte della Costituzione di Venezia, senza agibilità per i diversamente abili e per le persone con difficoltà motoria, agli straordinari e imprevisti costi di realizzazione della Ciutat de les Arts i les Ciències, al tetto de La Bodega Ysios, cantina di proprietà della Pernod Ricard,  che perdeva acqua nei Paesi Baschi. E l’elenco potrebbe continuare, tanto che è nato il sito calatravatelaclava, che irride alle grane architettoniche degli edifici griffati dal valenciano.

E’ dunque sbagliato dedicargli l’esposizione Santiago Calatrava. Le metamorfosi dello spazio promossa dai Musei Vaticani e dal Pontificio Consiglio della Cultura, per la cura di Micol Forti (Curatore della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani), fino al 20 febbraio nel Braccio di Carlo Magno del Colonnato di San Pietro in Città del Vaticano? No, perché i pezzi che arricchiscono le mura tracciano un quadro inedito dell’artista, capace di realizzare, insieme a progetti architettonici, sculture affascinanti, geometrie ardite, quadri appassionanti, strutture in movimento destinate a stupire come in una piccola wunderkammer. Materiali come l’alabastro, il mogano, il palissandro, la madreperla vengono utilizzati per trasfigurare realtà, come animali o oggetti, realizzando strutture stupefacenti. In questa ricerca forsennata della figura perfetta, Calatrava realizza i suoi edifici proteso ad una perfezione negli spazi e ad una composizione del reale rispettosa dell’armonia delle figure e del bilanciamento degli spazi urbanistici.

Se prendiamo il progetto della Città dello Sport a Tor Vergata a Roma, al momento completamente in stallo per traversie legislative in comuni, la sua doppia volta a conchiglia speculare è un inno alla natura e alla perfezione cosmica. L’auditorium di Tenerife altro non è che un uccello che plana sul mare, mentre i ponti sull’autostrada del Sole e la stazione Mediopadana a Reggio Emilia sono un tentativo di portare ordine nel caos moderno dello scorrimento veloce. L’ispirazione alla natura, in special modo le casse toraciche dei grandi pesci, sono un modo per replicare la perfezione del progetto, divino o meno, replicandolo con cemento armato e calcestruzzo. Si veda la tensione animale dei suoi ponti, come il Puente de la Mujer a Buenos Aires, oppure la forza dello sport nella Torre de Montjuic a Barcellona.

Tutti questi elementi traspaiono con forza nei modellini della mostra, assolutamente imperdibile per gli appassionati di architettura e di urbanistica. E anche per chi crede che, nonostante le difficoltà tecniche, la fantasia e l’emozione possano sempre concretizzarsi in edifici che toccano il cuore.

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