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Architettura – Il futuro di una nuova Brera forse si avvicina

marzo 12, 2014 Amedeo Badini

1389109214bLa vicenda della “Grande Brera” genera scompenso e sconforto, perché è la storia della difficoltà, perfino per l’efficiente Milano, di dare giustizia ad una delle sue collezioni più belle e rinomate. Capolavori del Mantegna, di Raffaello, di Piero Della Francesca, più una serie di opere non valorizzate come dovrebbero, in spazi risicati e che gridano vendetta. Per non parlare poi di quegli spazi commerciali che tutti i musei all’avanguardia ospitano. E, infine, la coabitazione con l’Accademia d’arte da un lato permette affascinanti sinergie, ma dall’altro risulta forzato in una spazialità ristretta e limitante che pretenderebbe altro respiro. Sono problemi del presente, non stiamo raccontando nulla di nuovo, ma il problema è che si tratta anche di problemi del passato, in quanto già nel 1972 lo Stato acquisì per un miliardo e 148 milioni di lire il settecentesco Palazzo Citterio, prospiciente la pinacoteca, con l’obiettivo di costruire la “Grande Brera”. Il palazzo in questione avrebbe dovuto ospitare sia la sede espositiva delle collezioni permanenti del Novecento della Pinacoteca di Brera, che manifestazioni e mostre temporanee.

Realizzazioni parziali, interruzioni forzate, riprese dei lavori a distanza di anni hanno lasciato i loro segni sul corpo dell’edificio, alcuni forti, incancellabili, altri presto obsoleti o intaccati dal mancato utilizzo. Si è passati dal primo progetto (mai realizzato) di Ortelli, Sianesi e Sambonet, per passare ad  uno piuttosto ambizioso firmato James Stirling nel 1986. I lavori durano a lungo, i finanziamenti arrivano dalla Compagnia di San Paolo e dagli Amici di Brera, ma la morte dell’architetto blocca tutto nel 1996, lasciando finito solo un imponente e metafisico sotterraneo in cemento armato. Negli anni ’00 si cambia ancora, pensando di destinare Palazzo Citterio all’Accademia, per poi cambiare di nuovo tutto e spostare lo spazio accademico nell’ex caserma di Via Mascheroni, lasciando alla pinacoteca sia Palazzo Citterio, per l’arte moderna e contemporanea, che il Palazzo di Brera, con finalmente gli spazi adeguati per tutta la collezione. Quest’ultimo dovrebbe essere curato da Mario Bellini, con risorse ancora incerte, mentre il primo ha trovato fondi CIPE sbloccati dal Ministro Ornaghi nel 2011 e che ora, dopo un complesso bando, hanno trovato il progetto da realizzare.

IMG_2925_corretta_740La mostra al MAXXI (aperta fino al 30 Marzo), Palazzo Citterio. Progetti in mostra, dopo esser passata dalla Triennale di Milano, presenta tutti i partecipanti al concorso e le sfide affrontate per poter far convivere suggestioni del passato con interventi recenti, nuove destinazioni, l’orto botanico nel mezzo e la convivenza difficile tra strutture all’avanguardia e edifici storici. L’allestimento intende ricreare l’atmosfera degli studi professionali coinvolti; aggirandosi tra i tavoli sarà possibile osservare le ricombinazioni dell’esistente e le soluzioni per il domani attraverso una selezione delle immagini più significative dei grafici architettonici per caratterizzare scelte progettuali e di stile di ciascun concorrente. Nel catalogo edito da Skira confluiranno, arricchiti da introduzioni che contestualizzano i lavori e spiegano l’intero percorso, i materiali esposti in mostra. E si spera che davvero questa sia la volta buona per dare inizio alla rinascita di Brera.

 

Palazzo Citterio. Progetti in mostra, a cura di Caterina Bon Valsassina e Margherita Guccione, al MAXXI fino al 30 Marzo

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