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Antonia Campi spegne novantuno candeline al Museo Diocesano di Milano

dicembre 11, 2012 Mariapia Bruno

Conosciuta anche col nomignolo “Neto”, la scultrice Antonia Campi ha appena compiuto novantun’anni, di cui oltre sessanta di carriera. Protagonista per eccellenza del design italiano dagli anni Cinquanta a oggi, la ex operaia della Società Ceramica Italiana di Laveno ne ha fatta di strada nel corso della sua lunga vita. Comincia a farsi conoscere nella manifattura allora diretta da Guido Andlovitz – figura che lei stessa sostituirà nel 1962 – dove era entrata giovanissima e già diplomata in scultura all’Accademia di Brera. Un decennio più tardi sarà direttrice del Centro Artistico unificato della Società Ceramica Italiana e della Richard – Ginori e poi del Centro Design della Pozzi – Ginori dove gestirà l’intera produzione dell’azienda, dai servizi da tè, ai piatti, ai vasi, ai sanitari e alla rubinetteria. Grazie a lei il bagno diventa uno spazio da vivere e non solo da utilizzare e i sanitari si trasformano grazie alla scelta di forme nuove e meno rigide e rigorose.

Geometrie, dialoghi di colore come il classico alternarsi di bianco e nero, smalti brillanti e vivaci, utensili che sembrano sculture, ecco le caratteristiche di una creativa le cui opere del quotidiano sono già esposte al MoMa di New York. È un’artista che ha messo le mani anche nel campo dei gioielli e delle porcellane reinterpretandoli in chiave sempre originale e mai banale. E come regalo che accompagna lo spegnersi di novantuno candeline il Museo Diocesano di Milano le dedica la mostra antologica intitolata Le Ceramiche di Antonia Campi. Geometrie impossibili aperta fino al 6 gennaio 2013.

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