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Angel Otero, tra matericità e processi di produzione

novembre 12, 2012 Mariapia Bruno

Per Angel Otero (Puerto Rico, 1981) tutto ha inizio da un’applicazione inversa di strati di vernice su una lastra di vetro. Inversa in quanto una volta asciutta questa prima passata, l’artista la raschia via dalla superficie, in modo da ottenere una fragilissima pellicola materica, detta oil skin, da riposizionare su una nuova tela. Una procedura che si fa beffa del concetto di rischio e che sfrutta al massimo la potenzialità dei materiali che, una volta superate le probabilità di usura durante il difficile maneggiamento, danno il meglio di sé con una esplosione di colori nati dall’accumulo drappeggiato della vernice. Protagonista della personale Angel Otero, visibile dal prossimo 22 novembre al 22 dicembre 2012 alla Brand New Gallery di Milano, il fantasioso artista approda per la prima volta in Italia.

È grazie al suo interesse per la materia, il metodo e i processi di produzione che il giovane portoricano, vincitore del prestigioso premio Leonore Annenberg Fellowship in the Performing and Visual Arts, ha cominciato a farsi conoscere nel mondo delle gallerie e dei musei d’arte contemporanea. L’esperienza nata dalla creazione dell’opera non è legata – lasciando da parte i suoi primi lavori – a un approccio romantico o di ricordi, ma è un pretesto per costruire. Quello che ne viene fuori è tutto un gioco per l’osservatore, che nel suo intimo può divertirsi a dargli un filo narrativo, inzuppandone le fette che vuole nella sua memoria.

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