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Questa mia “figlia” violentata e rifiorita

gennaio 22, 2016 Aldo Trento

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Dio ha scelto il “niente”, questo mio “niente” per mostrare a chi ha il cuore semplice e puro come un bambino la Sua misericordia, la Sua predilezione per i poveri, per coloro che soffrono o sono vittime della violenza. Signore, chi sono io per essere scelto a condurre questo piccolo gregge a guardare la sofferenza come una possibilità per incontrarti? Tu, o Signore, hai bisogno del “niente” per realizzare il Tuo piano di salvezza. È stato così fin da Abramo. È stato così quando hai scelto una ragazza per essere la madre di Tuo figlio, Gesù. Una ragazza dell’età delle mie figlie violentate o abbandonate dalle madri. Signore, grazie per avere scelto questo povero uomo fra tanti molto intelligenti e coerenti nel loro modo di vivere.

Ancora una volta il mio pensiero va alle parole del “Magnificat”: il Signore ha fatto grandi cose guardando al niente che sono. Questa coscienza del “niente” mi accompagna sempre, e per di più vedo la mia inadeguatezza a ciò che il Signore mi chiede. La vigilia di Natale ho celebrato la Santa Messa nella cappella della clinica. Erano presenti alcuni dei miei pazienti terminali. Davanti all’altare c’era il corpo di Giovanni, morto due ore prima. Era la prima volta in quarantatré anni di sacerdozio che celebravo la Messa della vigilia di Natale in compagnia di un defunto e di altri pazienti tutti in lista di attesa per incontrare definitivamente la bellezza indescrivibile della Trinità. Nella breve omelia ho spiegato ai miei figli il perché la Chiesa celebra solo il compleanno di Gesù, di Giovanni il Battista e della Madonna, mentre per tutti gli altri santi celebra il giorno della nascita nell’anniversario della morte, cioè nel giorno in cui sono andati in Paradiso. Che bella questa coscienza che ha la Chiesa della vita e della morte!

Terminata la Messa abbiamo cenato insieme in compagnia di alcune ragazze madri adolescenti violentate e abbandonate, che hanno incontrato nella mia grande famiglia un luogo nel quale si sentono accolte e amate. Guardando questo popolo che il Mistero mi dona sperimento una grande letizia, perché vedo in ognuno gli occhi che brillano di gratitudine. Mentre cenavo avevo di fronte a me una ragazza handicappata fisicamente e ritardata psichicamente. Abusata da uno zio, è rimasta incinta. Arrivata nella nostra casa era come un “animaletto”, paurosa di tutto. Dopo alcuni mesi l’amore l’ha cambiata, e ha dato alla luce un bel bambino che siamo riusciti a dare in affido per due anni a una famiglia italiana, garantendogli così uno sviluppo adeguato alle sue possibilità. La mamma è come una bambina. I suoi occhi brillano sempre pieni di felicità mentre con le mani mi indica la maglietta e le scarpe nuove. Non c’è un dettaglio che sfugga alla sua attenzione. Per lei tutto è bello e buono, tutto è positivo. Neanche le violenze subìte sono riuscite a spegnere il brillio dei suoi occhioni neri. Guardando lei mi rendo conto della grazia del Natale, del fatto che Dio si sia fatto come me, trasformando una violenza in un bellissimo fiore.

Un faro per tutto il popolo
Un altro fatto accaduto nella vigilia di Natale mi ha profondamente commosso. Nella clinica c’è un uomo di un’altra denominazione religiosa che, vedendo tutti i giorni il Santissimo Sacramento entrare due volte nella sua stanza, mi ha chiesto se può confessarsi per ricevere la Comunione, ritornando così alla Chiesa cattolica. Potenza dell’Eucaristia, che è l’accadere quotidiano del Natale.

In questi giorni l’opera è diventata un santuario, un andirivieni di benefattori appartenenti a diverse classi sociali. Ognuno con un regalo per i miei figli, e pieni di gratitudine al Signore per aver costruito un’opera che è diventata un faro di speranza e carità per tutto il Paese. La visita del Santo Padre ha fatto riscoprire a un intero popolo le sette opere di misericordia materiali e spirituali.

Nella lieta fatica di ogni giorno sono pieno di gratitudine alla Madonna che, come una madre, è orgogliosa di donarmi suo figlio Gesù, presente nei miei poveri e nei bisognosi, in particolare coloro che portano nel corpo e nell’anima i segni della Sua passione. Dio voglia che il nuovo anno ci trovi con gli occhi fissi nel Mistero e un cuore innamorato di Gesù, presente, come ci ricorda sempre papa Francesco, in particolare nei poveri. Buon anno!

paldo.trento@gmail.com


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