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Il solo modo che abbiamo per uscire dalla periferia della depressione

settembre 7, 2014 Aldo Trento

aldo-trento-paraguayCaro padre Aldo, ti scrivo per condividere un mio dolore e per chiederti un aiuto. È da un po’ di mesi che soffro di una depressione. È iniziata da una questione a me molto cara, e piano piano si è attaccata a tante altre cose. Ero innamorata di un ragazzo e non ho mai avuto il coraggio di dichiararmi. Lo scorso novembre ad un tratto questo mio interesse ha iniziato ad affievolirsi. Questa cosa mi ha fatto soffrire molto e da lì è iniziato il mio star male, con attacchi di panico, pensieri ossessivi, depressione. La cosa che più mi fa fare fatica è che questi pensieri ossessivi prendono di volta in volta cose diverse. Ora questi pensieri riguardano la mia fede, mi capita spesso di mettere in dubbio tutto. In questi giorni la cosa si è fatta ancor più angosciante perché sono arrivata a mettere in dubbio la mia sessualità. Forse sono omosessuale? Questi pensieri continuano a tormentarmi ed è tremendo perché a volte arrivo a non distinguere più il mio pensiero dalla realtà, e ciò mi scandalizza, mi faccio schifo. Mi pare di vivere un incubo.
Emanuela

Quando il Santo Padre parla di periferie esistenziali, credo che si riferisca anche a quanti come noi hanno sofferto o soffrono queste ferite emozionali e psichiche. Per la mia esperienza sono le peggiori, tolgono non solo il nesso con la realtà ma anche il senso della vita. Ogni lettera che mi arriva come questa mi fa venire i brividi perché è come se mi riportasse a quegli anni in cui ero stanco della vita. Non c’è cosa più atroce che perdere il nesso con la realtà. Il cancro e altre malattie fisiche ti portano con sicurezza alla morte, mentre quelle che colpiscono il cuore e la mente ti condannano a vivere quando vorresti morire. Chi non è passato per questo cammino non può percepire l’atrocità di questo dolore.

Tuttavia una speranza si è accesa nel mondo quando, duemila anni fa, a Betlemme è nato un bambino. Betlemme – chissà – può essere il simbolo delle periferie esistenziali. Quel bambino è nato per riportare l’io dalle periferie al cuore della realtà.

Cara amica, tu hai fatto l’incontro con Gesù. Hai sperimentato il suo abbraccio, la dolcezza della sua tenerezza. Ora con questa dura prova ti chiede di camminare. Non da sola, perché non ce la farai mai, ma in compagnia di qualcuno che, abbracciando il tuo destino, ti regali la sua mano. Qualcuno che tu devi mendicare gridando, come i discepoli quando, impauriti dal vento forte che faceva traballare la barca, videro Gesù venire loro incontro. Da quell’istante ciò che all’inizio era un fantasma si impose ai loro occhi come una presenza umana. Per te è la stessa avventura. Ti invito ad ascoltare la sinfonia per violino e orchestra di Beethoven: uno dei violini va fuori di testa e decide di mettersi in proprio, ma l’impresa fallisce e torna a casa dove incontra la propria identità ancora più potente.

Ciò che si contrappone alla parola periferia è un abbraccio, l’incontro con un Tu. Che dolcezza mi dona il fatto che da anni Cleuza e Marcos vengono a stare con me una volta al mese. Loro, che più di tutti noi conoscono cosa sono le periferie della vita, sono un esempio di come si può ricondurre l’io al centro della realtà. Solo se accade questo rifiorisce la vita e nascono luoghi come questo dove vivo, in cui l’abbraccio permette ai sofferenti di morire con il sorriso. Passare dalle periferie al centro è passare dalla rabbia al sorriso, dall’odio alla riconciliazione. Amica, non avere paura delle ossessioni. Io ne ho avute a tonnellate, ho sgridato Dio perché mi ha messo al mondo. Per anni ho vissuto nel vuoto della disperazione, finché la Madonna mi ha consegnato a don Giussani. Per tutti c’è questa possibilità.

Continua a gridare con me «Vieni Signore Gesù». Così ti renderai conto che Lui è lì con te e il suo sguardo pieno di tenerezza ti sveglierà. Due mesi fa nel pieno di una “bufera” ho preso l’aereo e sono andato da don Julián Carrón per chiedergli di aiutarmi. Prima di lasciarci mi ha detto: «Padre, mi permetti di abbracciarti?». Ti auguro e auguro a tutti i lettori di incontrare sempre amici così.

paldo.trento@gmail.com

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2 Commenti

  1. giesse says:

    E direi che con quest’ultima il nostro è ormai maturo per il grande salto.
    Congedarsi dal piccolo gregge di questa testata e proporsi senza indugio al grande pubblico di famiglia cristiana per la rubrica “lettera al padre”.

  2. Valentina says:

    Emanuela, la depressione è una patologia seria e come tale va presa: seriamente. Le consiglio di parlarne con un medico. Non perda tempo a consultare inutilmente altre persone che non potrebbero aiutarla, anche volendo. Certamente capisco che, quando si attraversa un momento difficile, si sente la necessità di parlare con qualcuno, un familiare, un amico, un sacerdote… Ma per ogni problema c’è la persona giusta, con le giuste competenze. La depressione va affrontata prima che possa peggiorare e produrre conseguenze più gravi, come tutte le patologie. Il tempo è prezioso, Emanuela. Si rivolga al più presto a un medico preparato per questo tipo di problemi: lui saprà valutare la situazione e potrà davvero aiutarla a superare il suo problema. Le auguro tanta fortuna.

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