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A scuola bambino, ragazzo e adulto stanno tutti sulla stessa barca: non si ricomincia senza desiderio

gennaio 21, 2013 Giovanni Fighera

Non attendersi più nulla dalla vita, dalle giornate, dai rapporti affettivi, dal lavoro è la cosa peggiore che ci possa accadere. Quanto è vero questo anche nella realtà scolastica, nel rapporto con gli studenti e con la disciplina che insegniamo. Leggevo l’altro giorno il diario di un mio studente. I miei studenti (triennio del Liceo), fin dal primo giorno di scuola e per tutto l’anno, due volte alla settimana, scrivono una sorta di Zibaldone. Hanno il compito di fermarsi a pensare e scrivere relativamente ad una questione, una discussione, un film, un libro letto, qualcosa che è capitato loro insomma.

AUGURIO DI INIZIO ANNO. Sono stato molto colpito da quanto questo studente ha scritto relativamente al primo giorno di scuola: «Non mi è mai capitato nella vita che un mio insegnante impiegasse l’intera prima ora di lezione per farmi l’augurio di trascorrere un bell’anno scolastico e di incontrare qualcosa di bello nelle ore di scuola e nello studio. Di solito veniamo spaventati con la presentazione di tutto quello che dovremo studiare. Allora ho pensato che voglio fare anch’io al professore i miei migliori auguri di trascorrere un bell’anno con noi». Il ragazzo considera come un evento straordinario ed eccezionale un fatto che dovrebbe essere il più naturale ed auspicabile, all’inizio di un percorso, ma noi adulti troppo spesso ce lo dimentichiamo! Al termine della lezione augurale introduttiva ho dato ai ragazzi una lettera. Voglio riproporne una parte, perché è giusto per tutti noi (ragazzi come adulti) ripartire oggi dalle ragioni del primo giorno. Nella maggior parte delle scuole, tra l’altro, in queste settimane si farà un bilancio della prima parte dell’anno attraverso gli scrutini. Sarebbe bello che tra noi insegnanti ci si confrontasse e ci si aiutasse a giudicare l’esperienza e quella dei ragazzi non solo a partire dai voti conseguiti. Chiediamoci anche quanto siano state fino a qui le occasioni per incontrare qualcosa di bello. Non dobbiamo aver paura della risposta positiva o negativa (può essere l’occasione per ripartire), ma solo di non porci in questo atteggiamento di domanda.

NON SI RICOMINCIA SENZA DESIDERIO. “[…] Per tutti, insegnanti e studenti, non è possibile ricominciare, varcare la soglia della classe, incontrare compagni e colleghi, professori e alunni, senza essere animati dal desiderio che possa accadere qualcosa di grande nelle giornate. Il desiderio. Questa è la chiave perché i docenti e gli studenti possano affrontare le lezioni e l’incontro con nuovi compagni animati da quello stesso entusiasmo e da quella trepidazione che si provava il primo giorno. Altrimenti come non farsi prendere dalla monotonia, dal cinismo, dal sentimento comune che tanto non cambierà mai nulla? L’augurio è che il cammino dell’insegnante e del ragazzo possa essere una vera esperienza. Da cosa si misura un’esperienza? Dall’esito, dalle delusioni, dai risultati, sì in parte anche da questo, ma soprattutto dal fatto che quanto si vive divenga occasione per essere più uomini e più umani, per capire un po’ meglio la propria persona, la strada e che cosa abbia a che fare quanto viviamo con il nostro desiderio di felicità. Quando fai esperienza davvero, lo capisci, perché guadagni qualcosa di te e della realtà […]”.

L’AVVENTURA DELL’INSEGNAMENTO. “Soltanto quando sei colpito da qualcuno o sei affascinato da lui o inizi a volergli bene allora scopri una parte di realtà fino ad allora sconosciuta e il rapporto diventa metodo e strada. Bambino, ragazzo, adulto stanno tutti sulla stessa barca. E hanno tutti bisogno di un maestro per riscoprire che «l’alba non è una cosa ovvia». Ci auguriamo che in qualche modo per tutti la scuola possa essere non un semplice luogo di trasmissione di informazioni e di cultura, di disciplina e di discipline. La scuola deve essere un luogo in cui l’io del ragazzo si sente fiorire, crescere, germogliare nel desiderio che la propria persona possa scoprire i propri talenti e metterli al servizio di tutti. Perché ciò avvenga è indispensabile che si metta al centro la persona, che si viva l’avventura dell’insegnamento e dell’apprendimento come scoperta. Sì, scoperta di sé e scoperta dell’altro, scoperta di un cuore che accomuna il ragazzo di dieci o diciotto anni all’insegnante che si avvicina per la prima volta alla cattedra o, viceversa, sta per andare in pensione. In questo modo si può riconoscere il valore dell’altro che è segno del Mistero che l’altro ha dentro. Questo è l’amore. Che la propria pienezza, la propria realizzazione è fatta coincidere con l’affermare l’altro.Come fare allora? Non fidiamoci dal fatto che la cultura e la società di oggi ci dicano che essere adulti significhi essere autonomi e fare da soli. Non fidatevi, ragazzi, dell’istinto che avete ora di fare da soli perché vi sentite grandi. Cammina davvero e apprezza il cammino compiuto solo chi ha un maestro e una compagnia, ragazzo o adulto che sia. La bellezza che si incontra nella vita deve essere condivisa con gli altri: non è un imperativo morale astratto, ma una necessità innata del nostro cuore. Lo capiamo nell’esperienza quando siamo in un luogo bellissimo o facciamo un’esperienza stupenda e sentiamo l’urgenza di comunicarlo alle persone che ci sono più vicine e amiche”.

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