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Berlusconi, Prodi, Scaroni in coro: «Europa inesistente. O si ripensa o muore»

gennaio 23, 2017 Redazione

Secondo l’ex premier dell’Ulivo, «bisogna togliere immediatamente le sanzioni alla Russia, perché puoi sacrificarti per le politiche solidali ma se la solidarietà non c’è più, non ha senso perseverare»

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Il tempo delle sanzioni è finito, è arrivato il momento di recuperare il rapporto con la Russia e Vladimir Putin. Silvio Berlusconi e Romani Prodi si sono scontrati su tutto durante la loro carriera politica, che li ha visti sfidarsi per la carica di primo ministro nel 2006, ma sul futuro dell’Unione Europea hanno la stessa opinione: l’Ue sta per morire e l’elezione di Donald Trump potrebbe accelerare la sua fine.

«O L’UE SI RIPENSA O MUORE». Intervistati entrambi dalla Stampa (qui Berlusconi e qui Prodi), non risparmiano stoccate all’Ue. Per Berlusconi, «il torto dell’Europa è quello di applicare un rigore burocratico e formalistico, che non tiene conto né delle esigenze dello sviluppo, né delle particolari condizioni dell’Italia, dall’emergenza profughi a quella dei terremoti».
Se «il sogno europeo oggi è più attuale che mai», continua il leader di Forza Italia, «la costruzione dell’Europa come è stata realizzata dai burocrati di Bruxelles invece è fallita e sta suscitando crescenti reazioni di rigetto. Il sogno europeo è quello con il quale è cresciuta la mia generazione: era il sogno di un grande spazio di libertà, economica, politica e civile; di pace e sicurezza condivisa. Cosa ne è rimasto oggi? Una cosa, importante: la pace nel nostro continente. Ma tutto il resto è svanito, si è dissolto. L’Europa deve ripensarsi a fondo, oppure muore».

PRODI: «EUROPA INESISTENTE». Per Prodi, Trump sta cercando consapevolmente «di spaccare ancora di più l’Europa, attaccando la Germania come paese dominatore» in una recente intervista. E Bruxelles cosa fa per rispondere? Niente. «A me pare che l’Ue non abbia proprio reagito davanti a dichiarazioni di Trump che segnano una rivoluzione nei rapporti bilaterali. L’Europa è per ora inesistente. Mi meraviglia che nessuno abbia avvertito l’urgenza di un vertice straordinario. Penso invece che occorra reagire in fretta».

SERVE PUTIN. Dopo aver fatto la stessa funebre analisi della situazione europea, entrambi gli ex premier danno un consiglio all’Ue. È necessario, per dirla con Prodi, «organizzare un “contropiede” sulle sanzioni alla Russia. Bisogna toglierle immediatamente, perché puoi sacrificarti per le politiche solidali ma se la solidarietà non c’è più, non ha senso perseverare. La saggezza di un proverbio calabrese dice: chi pecora si fa, il lupo se lo mangia. Giochiamo d’anticipo, senza lasciare agli Stati Uniti un ruolo privilegiato nei rapporti con la Russia».
È d’accordo Berlusconi: «Io da un lato vedo con molto favore il ritorno ad una collaborazione con la Russia di Putin, che per l’America e tutto il mondo libero dev’essere un amico e un alleato, non certo un nemico. Dall’altro vedo tutti i rischi di un ritorno all’isolazionismo. Sarebbe un grave errore, se accadesse, sia per il mondo intero, ma anche per l’America».

SCARONI: «UE PENSI ALLA DIFESA». E qui si tocca un secondo problema, perché Trump ha promesso di lasciare l’Unione Europea al suo destino, costringendola a organizzarsi da sola la sua difesa o costringendola a pagare di più per stare nella Nato. Secondo l’ex ceo di Eni, Paolo Scaroni, «è tempo che 400 milioni di europei pensino a un loro ruolo più autonomo che in passato per la difesa e la politica estera», dichiara al Corriere della Sera.
Anche per l’ex leader dell’Ulivo l’Europa dovrebbe prepararsi: «Se Trump dovesse confermare la sua linea sulla Nato, occorre preparare subito un progetto comune di difesa europea. Tra l’altro in questo frangente non occorrerebbe, in una prima fase, neppure accrescere le spese perché si possono ottenere risultati importanti, unificando risorse comuni sotto un solo comando».

GERMANIA FUORI DALL’EURO? Resta una domanda: ma perché la Germania non ha ancora reagito agli affondi del nuovo presidente degli Stati Uniti. «Mi sentirei di proporre, più che un sospetto, un dubbio», azzarda Prodi. «Ragionando su quel che leggo, le ripetute interviste di accreditati esponenti tedeschi, filtra l’idea che possa essere la Germania a voler abbandonare l’euro. Comincia a nascere in me il dubbio che la Germania si tenga una strategia di riserva: fare da sola».

Foto tratta da Shutterstock

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