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Berlusconi in Parlamento: «Il Paese è solido»

agosto 8, 2011 Redazione

Silvio Berlusconi ha parlato a borse chiuse. Per il Presidente del Consiglio serve un patto sociale per la crescita. La crisi «va fronteggiata con coerenza e fermezza, senza seguire i nervosismi dei mercati»

Chiusura in ribasso ma al di sopra dei minimi di giornata per Piazza Affari. Il Ftse Mib ha lasciato sul campo l’1,54% a 17,006 punti. «L’unico merito del suo discorso è la scelta dell’orario che è stato fatto a Borse chiuse»: così il segretario Pd Pier Luigi Bersani ha attaccato il premier, esordendo nel suo intervento in Aula alla Camera. Silvio Berlusconi ha promesso fermezza e rassicurato i cittadini: «Nessuno nega la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla. State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che quindi è nella trincea finanziaria consapevole ogni giorno di quel che accade sui mercati».  Il premier ha invitato tutti a fare la propria parte: «la stabilità è da sempre l’arma vincente contro la speculazione». La crisi «va fronteggiata con coerenza e fermezza, senza seguire i nervosismi dei mercati».

Come è presto detto: «Per superare le criticità il governo ha varato il 6 luglio un provvedimento immediato con l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014. Abbiamo fatto una manovra che ha fissato degli obiettivi, è stata giudicata adeguata e sufficiente dall’Europa e dagli osservatori internazionali». E le banche? «Come spesso succede nelle crisi di fiducia, i mercati non hanno considerato la solidità del nostro sistema bancario, le condizioni patrimoniali delle famiglia». Le tensioni speculative, ha ricordato il premier, «si sono estese all’Italia ma non solo, problemi analoghi ci sono stati anche in molti altri paesi dell’area europea e la tensione ha fatto aumentare il differenziale tra Bund e Btp».

Per questo è essenziale dare certezza ai mercati, «definendo tempi, risorse e interventi previsti». Quali misure per favorire la crescita? Innanzitutto si dovrà «compiere una verifica congiunta sulla ragion d’essere di società ed enti pubblici allo scopo di procedere a liquidazioni e fusioni». Ha affermato il premier nel corso del suo intervento a Montecitorio. Insomma, un piano di azione immediata per lo sviluppo. «Il governo – dice Berlusconi – ha da tempo proposto alle parti sociali la bozza di riforma dello Statuto dei Lavoratori. È arrivato il momento di verificare il grado di consenso». E proprio di questo parlerà  il premier con le parti sociali, proponendo una collaborazione per la stabilità «che dovrà accompagnare il processo di riforme presentato nel maggio scorso in Europa». Dopo Berlusconi è intervenuto Angelino Alfano: «Noi siamo contrari a fantomatici governi tecnici. Chi è stato eletto e governa poi torna dal popolo e si fa giudicare. Chi invece presiede un governo tecnico mette le tasse e poi dal popolo a farsi giudicare non ci torna. Con i governi tecnici si sente l’odore delle tasse».

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1 Commenti

  1. 0549013128 scrive:

    Premesso, che i governi democraticamente eletti non si toccano e “debbono” governare fino alla fine del mandato e cio’ vale anche per l’attuale governo, e’ necessario che Berlusconi se veramente vuole bene agli italiani, come ha detto piu’ volte, si prepari a lasciare la leaderschip del centro destra italiano. Scelga per bene il suo successore, o meglio ancora lo faccia scegliere dagli elettori con primarie vere e democratiche, e poi si accontenti di vedere la nuova creatura lottare per crescere sempre meglio. Non credo che gli italiani siano cosi’ ingenui da seguire un presunto premier cosi’ provinciale come Bersani, oppure un manettaro come Di Pietro che usa, strapazza, e straparla della Costituzione solo “pro domo sua”, oppure un Vendolino che non riesce a governare al meglio neppure la Puglia figurarsi quindi una nazione cosi’ complessa come l’Italia. Gli uomini di buona volonta’ del centro destra facciano quadrato, facciano pulizia dei faccendieri, tornino a parlare il linguaggio dell’economia, dello sviluppo, dei diritti dei cittadini, lascino perdere la difesa corporativa della “casta” dei parlamentari e incidano profondamente nella cultura delle difese ad oltranza dei propri diritti acquisiti di tutte le categorie esistenti. Non e’ poi cosi’ difficile ottenere il consenso degli elettori ma, un centro destra che si rispetti, non si puo’ comportare come un qualsiasi centro sinistra e percio’ non fare nulla riguardo alle liberalizzazioni, alla soppressione di sprechi enormi da parte della politica, alla solita manfrina che a pagare sono sempre gli stessi ovvero il ceto medio, medio basso e medio alto ma sempre medio. Le cose da fare non sono poi cosi’ tante ma sono importanti e urgenti, di tempo se ne hanno voglia Berlusconi e i suoi ne hanno ancora altrimenti si rassegnino a perdere le elezioni. Alvaro.

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