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Basta guardarsi intorno per capire perché serve una riforma della giustizia

agosto 4, 2013 Luigi Amicone

A forza di inchieste le nostre imprese fuggono, i nostri affari svaniscono. Non lo dice Berlusconi ma migliaia di imprenditori

Prima di scambiare due parole sul caso Berlusconi guardiamoci un po’ intorno.
Primo fatterello: la Francia del socialista Hollande ha arrestato a Nizza e si appresta a rispedire in patria il signor Muxtar Qabılulı Ablyazov, che da noi in Italia il quotidiano Repubblica e la pubblicistica mentalmente subalterna ai signori della “nota lobby” si ostina a definire semplice “dissidente” (ovviamente per condire la campagna contro il berlusconiano ministro Alfano e contro il governo Letta, colpevole di “larghe intese”, ovvero di “intelligenza col nemico”).
Secondo fatterello: Barack Obama, perfettamente indifferente alle richieste della giustizia italiana e del quotidiano diretto da Ezio Mauro, ha riportato a casa da Panama l’agente Cia che la giustizia italiana ha condannato a una decina d’anni di reclusione, contro il quale la magistratura milanese ha emesso mandato di cattura internazionale e che volentieri la stessa magistratura avrebbe voluto trascinare a San Vittore per il crimine di sequestro e restituzione all’Egitto di Hassan Mustafa Osama Nasr, detto anche Abu Omar, imam di Milano, fiancheggiatore del terrorismo islamista.

Si tratta soltanto degli ultimi due (degli innumerevoli) episodi che in casa nostra hanno provocato terremoti ricorrenti nei palazzi di governo, consueti ululati mannari contro la politica, corsi e ricorsi di umiliazione, paralisi e ridicolizzazione del nostro parlamento, delle nostre forze dell’ordine, dei nostri servizi segreti. In casa altrui (vedi Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti eccetera) gli stessi o analoghi casi sono trattati d’ufficio e senza troppi rumori mediatico-giudiziari. E decisioni vengono prese e attuate immediatamente in difesa delle ragioni di Stato e dell’interesse nazionale. In casa altrui (vedi i paesi summenzionati), nessun governo, parlamento, servizi segreti, si sogna di chiedere il permesso all’Italia e, quindi, a quella parte di magistratura italiana e di giornalismo italiano direttamente incorporato alla magistratura che ritengono di andare in giro per il mondo allo stesso modo con cui vanno in giro per l’Italia. In casa altrui (vedi sopra), sanno bene in quali condizioni democratiche disperate si trova l’Italia, in balia di una parte della magistratura (sostenuta da giornali manettari e grillini) che non ci pensa due volte a chiudere fabbriche o a smantellare servizi segreti o a mettere sotto inchiesta asset strategici nazionali o a rovesciare per via giudiziaria un esito elettorale o a rendere di fatto impossibile il governo di una Nazione. In casa altrui, dicevamo, conoscendo come vanno le cose Italia, ci vuole niente per condurci in guerra contro gli interessi strategici italiani (vedi campagna di Libia). Ci vuole niente a soffiarci le commesse in paesi come India, Nigeria, Kazakstan (vedi casi Eni e Finmeccanica inseguite dalle inchieste giudiziarie). Ci vuole niente a fare man bassa delle nostre aziende (vedi casi Pernigotti, Loro Piana, Bulgari, Emilio Pucci, Acqua di Parma, Fendi, Gucci, Pomellato, Dodo, Bottega Veneta, Brioni, Sergio Rossi, Algida, Bertolli, Carapelli, Sasso, Santa Rosa, Flora, Parmalat   Galbani, Invernizzi, Cademartori, Locatelli, Président Buitoni, Sanpellegrino, Perugina, Motta, l’Antica Gelateria del Corso,Valle degli Orti, Peroni, Gancia eccetera, alla media di un centinaio di aziende l’anno che passano di mano a inglesi, tedeschi, americani, olandesi eccetera).

Ecco, inquadrato per sommi quadri lo stato di inferiorità in cui si trova l’Italia rispetto al resto del mondo e, al suo interno, di disgrazia permanente grazie alla geniale consorteria di certa magistratura associata a certo giornalismo, adesso si può discutere del significato che ha la condanna dell’unico personaggio pubblico che da vent’anni combatte contro questo “destino” italiano. Ecco, inquadrato che dal 1992 in avanti, governo e parlamento italiano contano zero davanti allo strapotere di un pugno di giudici e di pubblici ministeri (con giornalisti passacarte giudiziarie in coda); appurato che passato in politica Di Pietro è arrivato De Magistris e che passati di moda entrambi è venuta l’ora degli Ingroia a Palermo e dei Woodcock a Napoli, e che passato Ingroia e cadente Woodckock è arrivato il “Viva i giudici!” di Beppe Grillo, resta pur sempre in piedi dal 1992 la Procura di Milano. La quale comanda al disopra di ogni potere scettrato. Ecco, adesso che per Berlusconi viene il tempo dell’arresto domiciliare o, in alternativa, i servizi sociali, ci si può finalmente domandare perché sono vent’anni che la Procura di Milano indaga il politico Berlusconi e sono vent’anni che la Guardia di Finanza entra ed esce dalle aziende dell’imprenditore Berlusconi? (Chi lo odia visceralmente naturalmente non può farsi queste domande. Anche perché, se uno non odia Berlusconi cosa fa nella vita? Come fa a fare i soldi facendo gli affari giusti e i partiti puliti, le tv di veline giudiziarie e i giornali ciclostile di procura?)

Ecco, adesso che Berlusconi combatte la sua ultima battaglia, anche chi odia Berlusconi può chiedersi come mai possa capitare solo in Italia che due magnifici campioni apolitici dell’imprenditoria abbiano dovuto comprare ben due pagine del Corriere della Sera per dire cose che, mannaggia, assomigliano terribilmente a quelle che dice Silvio Berlusconi? È capitato due settimane fa, due paginate centrali del Corriere per dire che, incipit: «Non siamo più disposti a subire ingiustamente le accuse della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, gli attacchi dei Pubblici Ministeri e la gogna mediatica a cui siamo sottoposti ormai da anni». Lo dicono Dolce&Gabbana. Ma lo pensano migliaia di imprenditori. E dieci milioni di elettori che votano Berlusconi. Lo dice Marchionne («non si può più fare industria in Italia») e lo dicono i sondaggi (Pdl primo partito).

p.s.: resta da chiedersi cosa aspettano lassù a fare la riforma della giustizia, l’unica riforma indispensabile perché l’Italia non affondi nel Mediterraneo. Perché tu puoi fare tutti i piani industriali che vuoi e tutti gli accordi europei contro la disoccupazione giovanile che vuoi. Ma se comanda la magistratura – un magistrato della Cassazione qui, uno della Corte dei Conti lì, uno del Tar giù, quello della Corte costituzionale su, e le Procure dappertutto – tu resti l’Italia. Un paese che negli ultimi sei anni ha perso qualcosa come 6 punti di Pil al Nord e 12 al Sud (dato Svimez, luglio 2013). Un paese che agli inizi degli anni Novanta, al tempo della famigerata Prima Repubblica, era per Pil e qualità della vita sopra la media Ue. Ora è sotto e col rischio di finire ancora più sotto – visto il debito, vista la congiuntura sfascista – sotto terra.

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25 Commenti

  1. Saverio scrive:

    Mi sia consentito dubitare seriamente sul fatto che sia possibile attuare una riforma efficace della magistratura.
    Un anziano, alto dirigente di una delle Istituzioni centrali più importanti del Paese, è solito ripetere, nei suoi dialoghi con il sottoscritto, che un sistema teoricamente poco efficiente può funzionare in maniera esemplare ove governato da uomini capaci e seri, mentre uno teoricamente perfetto funzionerà sempre male se gestito da persone inette, ideologizzate, ecc..
    Ciò non significa che qualcosa non si possa fare per migliorare la giustizia, ma non molto.
    La nostra società è quel che è, e di conseguenza lo è anche il magistrato medio, che non cala dall’alto dei cieli, ma è, molto banalmente, uno di noi.
    In una prospettiva di riforma, mi limito a qualche disorganica considerazione: quale garanzia di equilibrio morale e psichico dà un concorso caratterizzato, in astratto, una componente mnemonica del tutto predominante, concorso cui può accedere un ragazzo appena laureato, privo di qualsiasi esperienza professionale pregressa, e dunque che difficilmente conosce le gerarchie, e che di regola, data l’autonomia dei magistrati, difficilmente conoscerà mai una gerarchia nell’accezione più vera del termine?
    E’ un caso che i magistrati amministrativi, che pure gestiscono cause per milioni di € (si pensi agli appalti) ed entrano in carriera gravati da età di media più elevate ed esperienze professionali precedenti, siano ben meno ciarlieri e meno agitati della media dei giudici ordinari?
    Sia chiaro, non sostengo che siano migliori, ma – la forma ha un suo valore – che siano spesso molto più, diciamo così, signori.
    Vengo poi alla attendibilità della selezione per l’accesso alla magistratura e cito il solo caso di Di Pietro, perché è l’unico che lo ammette, ma non l’unico ad avere questo problema: quale garanzia dà un concorso teoricamente molto difficile – ma la teoria diverge dalla pratica – che produce magistrati di altissimo livello, i quali hanno poi obiettive difficoltà con la lingua e la forma del periodare?
    Non mi dilungo sui metodi di correzione delle prove concorsuali in magistratura; mi limito a rammentare che la commissione concorsuale è composta – ab illo tempore – da giuristi che svolgono il proprio mestiere e che dunque possono dedicare alla correzione solo i propri ritagli di tempo.
    Da uno studio statistico di livello universitario – prof. Di Federico dell’università di Bologna, se ben ricordo – emerge che il margine di alea di questo concorso è del 60%; come dire che hai il 60% di probabilità di non passare quando dovresti passare, e viceversa.
    Una lotteria.
    Venendo infine a Berlusconi, convengo in pieno con l’articolista che il suo caso sia emblematico.
    Non entro nel merito di questo o quel giudizio, benché chiunque non sia accecato dall’odio debba riconoscere che l’attenzione della magistratura a Berlusconi si compendia in cifre – udienze, procedimenti, accelerazioni processuali repentine, ecc. – obiettivamente impressionanti.
    Giustificate?
    Credo in ogni caso che solo una scelta radicale – i magistrati non debbono divenire il super-potere della Repubblica, punto – possa risolvere la questione.
    Princeps legibus solutus, questo il punto.
    Mi permetto dunque di rinviare a quanto già scritto:
    http://www.tempi.it/berlusconi-condanna-sentenza-mediaset-travaglio-ferrara-ezio-mauro-feltri-belpietro#.Uf4NS226myQ

  2. Franco scrive:

    L’Italia e tutta la sua industria é stata distrutta dalla magistratura e dalla religione ambientalista ( non il sacrosanto rispetto della natura ma la sua intoccabilitá e inviolabilitá come se l’uomo non le appartenesse e la natura non appartenesse a lui).
    La propaganda antinuclearista ha scoraggiato qualunque investitore straniero giá solo per il costo della bolletta elettrica …lo vediamo noi privati figurati un impianto industriale quanto risparmia se posto in territorio francese o tedesco. La storia della crisi italiana dovuta a Berlusconi é una panzana…la nostra crisi viene da oltre 2000 miliardi di debito pubblico. Ció non significa che Berlusconi non ne sia in parte responsabile ma che non lo sia più di tutte quelle parti sociali e politiche che oggi fanno i puri. “noi la crisi non la paghiamo” come se la crisi fosse piovuta da Marte.Tanto per dirne una, ma giusto una, i sindacati, i puri, firmarono allegramente che per andare in pensione piena sarebbero bastati 14 anni 6 mesi ed un giorno, compensando tra l’altro 4 anni di universitá nella prima versione. Risultato? Donne in pensione a 29 anni con pensione tripla rispetto ai contributi versati e oggi ancora sessantenni con altri 20 anni di vita media davanti pagati dai lavoratori attuali. Costo per lo stato 9, 5 miliardi l’anno. Ma questo é solo uno dei tanti esempi di una parte di popolo, quello italiano, che si é nascosto dietro l’alibi dualistico della “casta”. Ma per favore….roba che se solo si accennasse a far pagare alle imprese la metá dell’aliquota che paga il suo impiegato si riempirebbero le piazze al grido di “più tasse ai ricchi e meno ai poveri”mentre in Irlanda appena uscita da una crisi devastante l’impresa paga il 12,5% e il suo impiegato il 23%. Questo perché l’italiano medio non riesce ad afferrare il concetto che minore aliquota non significa pagare meno tasse. Il denaro infatti non é una percentuale relativa ma un fatto oggettivo relativo al potere di acquisto. Se uno mi chiede il 50% di un euro, la percentuale é altissima ma il valore oggettivo ridicolo: 50 centesimi. Se mi chiedi la stessa percentuale su un milione di euro é un pó diverso: 500.000 euro. Stessa aliquota ma il valore é oggettivamente diverso per potenziale d’acquisto, impiego e investimento. Il discorso lo si fa anche al contrario: se hai solo un euro e 50 cents muori di fame cmq. Questa mentalitá di aiutare la ricchezza e il suo impiego é tutto il contrario di ció che il sentiment generale italiano aiuta a fare: aliquote descrescenti rispetto al fatturato porterebbe l’Italia a popolarsi o ripopolarsi rapidamente di aziende, e imprese, come in Irlanda infatti accade. La ricchezza va protetta e incoraggiata e non punita. Questo paese non ha futuro, ed ora per la stessa mentalitá saremo raggiunti dalla Francia. Tassazione del 75% oltre il milione di euro: un furto vero e proprio. Europa destinata a implodere.

  3. francesco taddei scrive:

    berlusconi però più che battersi per una giustizia migliore per gli italiani si è battuto per una giustizia più indulgente per lui. nel suo partito non sono previste votazioni, congressi, mozioni o scelta dei candidati da parte del cittadino. e sarà forse sua figlia a succedergli. come fa a sembrare democratica una cosa così?

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      Marina Berlusconi for President? “Bella ‘hiappa!”, dicono qui a Pisa. Giudicando dall’orientamento culturale dei programmi Mediaset e da qualche suo giudizio, buttato qua e là in interviste, sui “princìpi non negoziabili”, mi sa che con lei a capo la deriva verso il radicalismo del PDL, o di una rinata Forza Italia, subirebbe un’accelerazione rovinosa. Come nuovo leader del Centro-Destra preferirei Giuliano Ferrara…

  4. Giulio Dante Guerra scrive:

    A distruggere la nostra economia ci si mettono anche i politici, compresi quelli “berlusconiani” come la Brambilla. Parlo, lo avrete capito, della sua legge contro la c.d. “vivisezione”, in realtà contro la sperimentazione sugli animali di nuovi farmaci e nuovi “biomateriali”. D’ora in avanti, tutta la ricerca nel settore farmaceutico e biomedico può chiudere, o limitarsi – come ha già fatto abbondantemente, perché gli “animalisti” abbondano anche nel mondo accademico – a pubblicare articoli su riviste internazionali, a presentare ai congressi i risultati della sperimentazione sulle colture cellulari, e lì fermarsi, per la proibizione della sperimentazione in vivo. L’unica soluzione sarebbe questa: che la signora Brambilla ed i suoi comari animalisti, si offrano volontari per la sperimentazione direttamente sull’uomo. Dopo tutto, un precedente c’è stato: in Germania, negli anni ’30, andò al potere un politico, vegetariano e animalista, che vietò ufficialmente ogni tipo di sperimentazione clinica sugli animali, salvo permetterla, non ufficialmente, su una particolare categoria di esseri umani. Per la cronaca: il “politico” era Adolf Hitler, la “categoria” quella degli ebrei rinchiusi nei Lager…
    Un precedente decisamente “poco simpatico”.

  5. Ciro scrive:

    Anche io penso che il problema sia anche dentro il pdl e Berlusconi stesso.
    X una battaglia ideale non servono solo Yes man e lecchini!
    È da quando hanna fatto chiudere i club forza italia nati spontaneamente che si è iniziato a perdere sotto il profilo della tenuta ideale.
    Oggi lo scontro è frontale e non si può chiamare il popolo solo nelle emergenze! L’idea liberale del potere è nata con Costantino e quindi con il Cristianesimo.far finta di niente su questo difficilmente resiste l’impero originale.in un Europa relativista e nemica di Dio l’italia rappresenta l’ultimo baluardo della Tradizione e farla fuori è molto di più che provocare e lasciare in crisi un paese che così com’è, è destinato all’estinzione.

  6. Michele scrive:

    Il Pdl è un partito allo sbando, divorato dalle correnti laiciste e/o animaliste (Brambilla, Brunetta, Ravetto…) e dai problemi personali di Berlusconi con la giustizia. Se non si crea in fretta una forza politica moderata, responsabile, conservatrice e cristiana tutta l’area di centro-centrodx è destinata a sprofondare assieme a Berlusconi, che ora mi sembra più preoccupato dei suoi guai personali che dei principi non negoziabili.

  7. candido scrive:

    Amicone, lei ha ragione a dire “Basta guardarsi attorno per capire perché serve una riforma della Giustizia”.
    In Italia i processi, soprattutto Civili, durano mediamente molto più che in nessunaltro paese civile.
    C’è l’ assoluta incertezza della pena, perché reati come il Falso in bilancio, altrove colpiti con pene severissime, in Italia, chissà perché, sono considerati reati minori. Eppure possono causare danni gravissimi.
    Perché in un processo tra un debole truffato ed un potente truffatore, questultimo può facilmente tirare in lungo fino ad arrivare a prescrizione. Danneggiato cornuto e razziato, delinquente che la fa franca.
    C’è la disorganizzazione dei e nei Tribunali, dove le risorse mal distribuite creano inefficenze e ritardi.
    Cosa avrebbero potuto fare i 4 Governi Berlusconi?
    Magari, invece di occuparsi di Processo breve alla Camera e Processo lungo al Senato, mettere mano ai veri problemi della Giustizia, ovvero quelli che interessano 60 milioni di Cittadini, piuttosto che un uomo solo (speriamo non più) al comando.

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      Per snellire le cause civili, il modo ci sarebbe, molto semplice e rapido: rimettere in funzione la legge lucchese del 1376, che imponeva di risolvere la causa in 30 giorni; se il giudice non rispettava questa scadenza, doveva pagare una multa salatissima, che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Scommettiamo che, se tornasse in vigore una disposizione simile, i giudici si metterebbero a lavorare sul serio, invece d’andare a fare i “divi” a “Forum”, nelle TV Mediaset, quelle, guarda caso, della tanto “demonizzata” famiglia Berlusconi?

  8. Robert Benson scrive:

    Ma dai Amicone, il problema dell’Italia è solo la giustizia ?. E dagli con la riforma della giustizia….. sempre gli stessi slogan, e mai entrare nel merito.
    Ma le leggi che i giudici applicano (bene o male lo si deve discutere) chi le ha fatte? Chi ha seppellito l’Italia con leggi, decreti attuativi, decreti ministeriali, leggi regionali, provinciali, ordinanze comunali, ecc. ecc. ? I giudici ? Ma a quel genio di Berlusconi non è mai venuto in mente che la prima riforma da fare era una massiccia deregulation che elimini tutti gli ostacoli che bloccano l’attività di cittadini e imprese ? Nemmeno a voi che siete sempre a parlare di sussidiarietà è venuta in mente una cosa così banale?

  9. Gmtubini scrive:

    Il problema dell’Italia è l’inesistenza di un partito di centro destra credibile che noialtri cattolici si possa votare senza tapparci il naso (come diceva Indro).
    Tutto il resto, secondo me, è conseguenza.

    • Michele scrive:

      Pienamente d’accordo. Finché quello che dovrebbe essere il partito di riferimento dei cattolici continuerà a essere questo gruppetto-barzelletta con a capo un pregiudicato mi sembra ovvio che andremo poco lontano.

  10. Roberto scrive:

    All’inizio ero entusiasta;
    Poi ho iniziato ad avere dei dubbi;
    Poi mi sono arrabbiato.
    Ora non mi interessa più.
    Può anche camminare sull’acqua,
    moltiplicare i pani e i pesci,
    non ci cascherò più

  11. Cisco scrive:

    Premesso che il problema giustizia esiste, vorrei sommessamente far presente che:
    – la giustizia di oggi e’ la stessa di quando c’era il miracolo italiano e la nostra economia cresceva più della media europea; e le acquisizioni estere di imprese italiane avvengono nonostante questa magistratura;
    – una riforma della giustizia, per quanto ben fatta, non potrà mai eliminare i magistrati politicizzati, che esisteranno sempre come esisteranno sempre i giornalisti politicizzati, gli avvocati politicizzati, gli imprenditori politicizzati etc.
    – se il PDL al governo non è riuscito a fare nulla in tema di riforme della giustizia ha una grave responsabilità storica, senza contare il fatto che Berlusconi voleva Di Pietro ministro della giustizia del suo governo;
    – il modo migliore per cambiare le cose e’ creare una cultura liberale oggi inesistente: se invece di un plotone di avvocati alla Ghedini la cultura liberale di centro-destra avesse sfornato anche e soprattutto gente come Falcone e Borsellino forse ci troveremmo in una situazione più equilibrata;
    – i partiti personali peggiorano le conseguenze di una magistratura politicizzata, perché basta colpire il leader e il gioco e’ fatto: a quando un partito serio in cui si discute senza dover vedere gente come Bondi e la Santanche’ sfidarsi a chi lustra meglio le scarpe del capo?

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      A proposito di “toghe rosse”: che facevano tutti i legulei di cui è pieno il PDL, quando gli ex-sessantottari si preparavano diligentemente al concorso in magistratura? La quale, se si è riempita, in quegli anni cruciali, di “sinistri”, è solo perché i moderati avevano altre prospettive professionali. Lo stesso dicasi per i “baroni rossi” delle università: quando, nell’inverno 1966-67, ci furono le prime avvisaglie di quello che sarebbe stato poi il “Sessantotto”, di fronte ad un blocco degli esami da parte dei professori incaricati, che, in un’epoca in cui erano soggetti a rinnovo annuale dell’incarico, volevano la “stabilizzazione”, i “manovratori” delle assemblee – che, almeno a Pisa, esistevano già – proposero sùbito l’occupazione, in appoggio agli associati. Quel blocco, in corsi di laurea come Chimica e Chimica Industriale, che avevano lo “sbarramento” al biennio, poteva far perdere un anno a chi, come me, per “sbiennare”, doveva superare un solo esame. Il giorno prima dell’assemblea, noi “moderati” ci riunimmo “privatamente” per decidere che cosa fare. Uno di noi tirò fuori quella che gli sembrava un’idea geniale: “Diciamo a tutti, domattina, che chi a a cuore il futuro degli incaricati vuol restare qui dentro!”. Come se aspirare a una “carriera” nell’università o nella ricerca fosse qualcosa di “screditante”! Con questa mentalità diffusa nella gioventù oggi definibile “di centro-destra”, è stato facile alla sinistra occupare tutti i posti disponibili. Quindi, il Cav. farebbe bene a “ringraziare” i suoi avvocati, per non avere fatto, invece, i magistrati…

  12. Giava scrive:

    Eccelso Direttore Amicone,
    in merito al suo articolo, proprio le sfugge la differenza tra l’arrestare e rispedire in patria (…”il Kazakistan è una dittatura fortemente personalistica, creata e guidata da Nursultan Nazarbayev che ha poteri esecutivi, legislativi e giudiziari diretti, indipendente dall’Unione Sovietica dal 16 dicembre 1991″ Wikipedia) e far la stessa cosa per la moglie e la figlia (di 6 anni), fermate con un blitz condotto da 50 uomini armi in pugno alle 5 del mattino?
    Mi perdoni la domanda, egregio Direttore, ma quand’anche Ablyazov fosse un pericoloso criminale (e per la presunzione d’innocenza, di cui Lei è paladino come ha sempre dimostrato nei confronti del suo leader, protremmo accettarlo per un momento) cosa c’entrano la moglie e la figlia? Forse una così rapida espulsione (con il pretesto di un passaporto falso poi dimostratosi autentico) ed un così ingente spiegamento di forze e uomini dipendono dai rapporti tra il dittatore kazako ed il suo Capo?

  13. Alcofibras scrive:

    anche gli affari di centinaia di mafiosi camorristi e ‘ndranghetisti che fanno onestamente il loro lavoro sono ostacolati da una magistratura che applica oscenamente la legge anziché la ragion di stato e la convenienza economica

    che scandalo!

  14. Claudio scrive:

    Beh dai allora diamo carta bianca ai sequestri di persona illegali da parte dei servizi segreti stranieri!
    Abu Omar era tenuto sotto costante controllo dalla polizia italiana, che, nonostante Amicone lo definisce un fiancheggiatore del terrorismo islamico, non aveva commesso alcunché per giustificarne l’arresto o il fermo.
    Amicone, ma le pare corretto che una persona venga illegalmente sequestrata e consegnata coscientemente alla tortura?
    O forse tale citazione è da lei fatta solo per difendere l’operato di Renato Farina?
    Se, utopisticamente parlando, lei venisse solamente SOSPETTATO (in barba a qualsiasi regola di diritto processuale penale) di essere un terrorista di qualsivoglia ispirazione politica, le andrebbe bene essere caricato su un furgone a forza mentre sta camminando bello tranquillo per una via di Milano, essere incappucciato e portato in un luogo ove la tortureranno pur di farle ammettere fatti non veritieri?

  15. Robinson scrive:

    Berlusconi ha bisogno del suo partito per imporre una legge sulla giustizia
    come un atto punitivo verso la magistratura.
    Una legge sulla giustizia può essere anche necessaria,
    ma non in questo contesto ma in un clima rasserenato e non ricattatorio.
    Il pdl ha bisogno di Berlusconi
    perché senza di lui sono nessuno, poca cosa.
    Non esiste un leader autorevole ed equilibrato
    che sappia unire intorno a sé persone ragionevoli
    che lavorino unicamente per il bene comune.
    Ci sono volti capaci di emanciparsi da un padre-padrone?

  16. Stefano scrive:

    Per forza cari sinistri difendete i magistrati rossi, quelli che ora condannano Berlusconi sono gli stessi che hanno rallentato per non condannare Penati e per insabbiare il caso MPS e sono i discendenti di quelli che non hanno mai punito le violenze perpepetrate dai partigiani rossi nel dopoguerra ai danni di persone che nella maggioranza dei casi non avevano avuto nulla a che fare con il fascismo, ma semplicemente non erano comunisti. Ma fatevi un bell’esame di coscienza e studiate la storia, anche quella che parla degli oltre80.000.000 milioni di morti causati nel mondo in poco più di 150 anni di storia del comunismo.

    • Giava scrive:

      Gent.mo Sig. Stefano,
      non cada nell’errore frequente (soprattutto a destra e tra i fascisti) di pensare che “chi non è con me è contro di me!” e quindi di credere che chi accetta la sentenza sia un comunista. Non le sfiora minimamente l’idea che possa esserci almeno un’altra via? E che possa esserci chi vede il male commesso sia a destra che a sinistra? Il Financial Times ha commentato la sentenza con un editoriale durissimo su Berlusconi con parole come “…buffone…” e “…briciolo d’onore…”: anche loro sono pericolosi comunisti?
      Per quanto riguarda i processi Penati e MPS (che non seguo) mi pare che siano ancora in corso e che Penati abbia rinunciato alla prescrizione, partecipando a tutte le udienze; se poi scatta la prescrizione mi pare che altri (che han fatto la Legge) ne abbiano avuto ben altro vantaggio!
      Per quanto riguarda poi la storia, apprendo che la dott.ssa Bocassini sia nata nel 1949: mi pare difficile che Le possa essere addebitata anche la responsabilità dei processi del dopoguerra; ma, se proprio vuol riaprire quella dolorosa pagina, per non essere accusato di strabismo, rammenti anche della pacificazione avvenuta a vantaggio dei funzionari e dei collaboratori fascisti e delle “dimenticanze” di certa magistratura (ha mai sentito parlare “dell’armadio della vergogna”?).
      Infine: la squallida contabilità dei morti la lascio a Lei; a me non importa se il Comunismo ha fatto 80, 800 o 8000 milioni di morti: quand’anche ne avesse fatto solo 1 sarebbe già troppo! Ed inoltre quella cifra è stata più volte contestata da storici di professione (ma continua ad essere ripetuta da ignoranti di professione). Ma, provocatoriamente, non mi pare che a destra stiano meglio: 80 milioni in 150 anni son 530.000 morti l’anno (circa); 8 milioni in 5 anni (solo durante la II GM) sono 1,6 milioni l’anno! Anche in questo si dimostra la superiorità dei fascismi! Ora, se la mia coscienza deve farsi carico dei morti del comunismo (avvenuti quando non ero neanche nato) la sua si farà carico di quelli passati del fascismo e di quelli attuali del liberismo?

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