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Berlusconi: «Ecco le prove che mi scagioneranno». Appello a Pd e M5S: «Non votate la mia decadenza»

novembre 25, 2013 Chiara Rizzo

Il leader di Forza Italia: «Presenterò richiesta di revisione: ho dodici nuovi testimoni, tra cui una manager che ha lavorato per Agrama e ha dichiarato al fisco americano che sono stato frodato»

Silvio Berlusconi, in una conferenza tenuta nella sede di Forza Italia a Roma ha inviato un appello ai colleghi senatori del Partito democratico e del M5S a non votare la sua decadenza mercoledì in aula. «Come sapete – ha detto – io sogno un’Italia dove lo scontro politico non cancelli il rispetto delle regole politiche e della vita democratica. Siamo avversari ma non per questo deve venire meno il rispetto come cittadini di uno stato democratico. Con voi, senatori del Pd, abbiamo formato insieme un governo nell’interesse superiore del Paese, che presupponeva di per sé un clima sereno e dialogante tra le forze politiche. Ma ciò non è accaduto». Tuttavia, ha proseguito il leader di Forza Italia, «vi chiedo nell’intimo della vostra coscienza, prima ancora di un voto palese, e di valutare attentamente le nuove prove, testimonianze e documenti» a riguardo della sentenza Mediaset.
Berlusconi ha anticipato che da Hong Kong sono arrivati 15mila documenti che «sicuramente riapriranno il processo, togliendo alla sentenza quella definitività che è il presupposto ineludibile della vostra pronuncia, prima ancora che arrivi il verdetto della Corte europea alla quale siamo ricorsi sulla irretroattività della Legge Severino. In caso contrario vi assumereste una grave responsabile. Far decadere un leader politico che è stato più volte premier e rappresentante dell’Italia darebbe un messaggio deviante dell’Italia». Ha chiesto quindi di riflettere «e non lasciate che sulla vostra coscienza pesino valutazioni politiche che anteporreste alla verità».

7 NUOVE TESTIMONIANZE. In precedenza, Berlusconi ha detto di essere entrato in possesso di quei documenti che dovranno essere presi in considerazione per riaprire il processo Mediaset. «Contiamo di avere dodici testimonianze, di cui 7 completamente nuove, e altre che avevamo proposto ai collegi di primo e secondo grado che le avevano respinte che ci permetteranno di presentare alla corte d’appello di Brescia, competente, la richiesta di revisione del processo per cui sono stato condannato». Berlusconi parla a due giorni dal voto al Senato, mercoledì 27, sulla sua decadenza, e solo 24 ore dopo una durissima nota del Colle, che ha escluso la concessione della grazia. La conferenza, attesa per le 15.30, è iniziata in ritardo. Il primo documento presentato è un affidavit di una dirigente dell’Agrama Group, Attleby, che è stata amministratore delegato delle società di Agrama, e che ha rilasciato alcune dichiarazioni nell’ambito di alcuni interrogatori effettuati dal fisco americano in indagini a suo carico, «nei mesi di febbraio, aprile e giugno». La donna ha dichiarato che, «sulla base della mia esperienza nell’Agrama group, non ha mai ricevuto alcun pagamento né che fosse consapevole o avesse partecipato allo schema escogitato da Agrama e Gordon per ottenere diritti a prezzi inferiori da Paramount e rivenduti a prezzi aumentati a Mediaset e al Berlusconi group, né che Berlusconi ha partecipato in alcuna maniera ai profitti realizzati in questo modo da Agrama e Gordon». Berlusconi ha concluso che «questa dichiarazione, come le altre undici che presenteremo, smentisca completamente la ricostruzione del collegio di Cassazione sulla mia vicenda, che ha sostenuto che i profitti di Agrama fossero stati per metà miei, in quanto socio occulto di Agrama».

«MR. BERLUSCONI NON SAPEVA». Berlusconi ha letto il lungo affidavit nel quale Attleby ripercorre quanto dichiarato al fisco americano. Attleby ha dichiarato di aver appreso solo a giugno 2013 che Berlusconi era rimasto coinvolto nello schema ideato da Frank Agrama per la società Paramount insieme a due suoi soci, Gordon e Lorenzano. Attleby ha detto di aver iniziato a lavorare nell’89 per le società di Agrama (società Harmony Gold Usa inizialmente). Ha spiegato quindi che l’Agrama Group era coinvolto nell’acquisto e vendita di diritti televisivi, nella produzione di film, nell’investimento del denaro ricavato dalle prime due attività. Il ramo della vendita di diritti televisivi era la fonte principale e consisteva di società offshore controllate da mr. Agrama. Agrama Film acquistava diritti tramite una società offshore del gruppo con sede di Hong Kong. Attleby: «La procedura di acquisto e vendita procedeva così: la società di Mr. Gordon per conto di Paramount vendeva i film a società di Agrama per un prezzo inferiore. Gordon presentava Agrama come persona che lavorava per Berlusconi. Agrama a quel punto però rialzava i prezzi dei diritti ceduti a Berlusconi group, e a sua volta veniva presentato come rappresentante di Paramount. Quindi: le persone di Paramount pensavano che Agrama lavorasse per il Berlusconi group, queste ultime viceversa. Agrama ammise più volte con me che questo non aveva nulla a che fare con il Paramount group, ma che quello schema serviva per le società del Berlusconi group. Più volte Agrama e mr.Gordon, suo socio hanno riso a cena ricostruendo quanti soldi avessero intascato in questo modo, e di come lo credessero come uomo del Berlusconi Group». La lettura prosegue: «Durante gli anni in cui lavorai per Agrama group non una volta vidi Silvio Berlusconi, né lui partecipò a cena o fece telefonate, o inviò alcuna forma di comunicazione scritta che fosse fax o contratto per l’Agrama group. Non ho mai visto bonifici boncari o prove del genere ed evidenze che andassero a Silvio Berlusconi. Mi è chiaro che qualsiasi pagamento effettuato a mr.Lorenzano andasse a Berlusconi, ma solo a Lorenzano stesso».

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1 Commenti

  1. Flavia scrive:

    La sentenza contro Berlusconi è inqualificabile,come è inqualificabile processare i testimoni a favore dell’imputato o non ammettere prove a suo favore.
    Sarebbe bello mettere in campo Marina ,purtroppo al momento subirebbe lo stesso trattamento del padre e francamente non glielo auguro.
    Prima o poi comunque ci sarà giustizia vera.

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