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Berlusconi decaduto. E adesso? Adesso la riforma della giustizia. Il Corriere la invoca, il Pd la promette (a metà)

novembre 29, 2013 Redazione

Di Vico: Letta non ha più alibi, adesso il governo faccia cose importanti, a cominciare dalla magistratura. Speranza, capogruppo Pd: «Noi siamo pronti, ma…»

«A questo punto, però, con l’avvenuto ridimensionamento di Silvio Berlusconi», Enrico Letta ha perso «il principale alibi di un’azione di governo che finora è parsa frammentaria e temporeggiatrice». Lo scrive Dario Di Vico nell’editoriale del Corriere della Sera, constatando come anche la legge di Stabilità, al pari degli atti precedenti dell’esecutivo delle larghe intese, «risente ampiamente» della tendenza a non prendere decisioni importanti. «Ci aspettiamo dunque – continua Di Vico – che superata la boa si cambi registro, che i problemi aperti vengano presi di petto e non continuamente rinviati». Dalle legge elettorale alle riforme istituzionali, Letta indichi anche poche novità ma le realizzi. Altrimenti andrà «incontro all’ennesimo fallimento».

COMINCIARE DALLA GIUSTIZIA. C’è l’economia, certo: bisogna dare «un colpo d’ala nel taglio del debito», dimostrare «più coraggio nella riduzione della spesa pubblica» e intraprendere finalmente da protagonisti il «negoziato con Bruxelles» che finora somiglia più che altro al nostro «commissariamento». Ma prima di questo, così come hanno chiesto Angelino Alfano e il Nuovo Centrodestra, anche secondo l’editorialista del Corriere la questione da cui «cominciare» è la giustizia: «Finora – scrive Di Vico – è rimasto un tema tabù perché affrontarlo avrebbe, almeno agli occhi dell’elettorato di centrosinistra, rappresentato un cedimento verso le tesi filoberlusconiane: a decadenza consumata, però, anche quest’alibi non tiene più. Si può scrivere una pagina nuova».

CONVIENE A TUTTI. Del resto, «alzare decisamente il tasso di riformismo del governo» conviene a Letta quanto al Pd, ribadisce Di Vico. E sempre dalle colonne del quotidiano di via Solferino il Pd sembra già battere un colpo in questa direzione. In una intervista concessa ad Alessandro Trocino, Roberto Speranza, capogruppo dei democratici alla Camera, conferma che «oggi c’è una nuova fase. E noi non abbiamo paura, siamo pronti» a riformare la giustizia. «Ora non ci sono più i ricatti di prima e c’è una maggioranza più coesa».

CANOVACCIO PER UN (MEZZA) RIFORMA. Speranza accenna anche ai punti specifici su cui il Pd è disposto a intervenire: limite all’abuso della custodia cautelare («in Italia 4 detenuti su 10 sono in attesa di giudizio», e di questi «tre su quattro vengono assolti. È inaccettabile»); responsabilità civile dei magistrati (subito annacquata però dalla precisazione che «per gli errori giudiziari la responsabilità non può che essere dello Stato» il quale poi «potrà rivalersi sui magistrati»); misure di depenalizzazione dei reati per far fronte al sovraffollamento delle carceri (Speranza cita solo la Fini-Giovanardi e la Bossi-Fini); obbligatorietà dell’azione penale (che comunque per il Pd resta «giusta», basta «rendere più chiari i presupposti», «si agisce quando c’è una notizia di reato»); infine abolizione dell’ergastolo. Nessuna promessa invece sulla separazione delle carriere, storicamente una delle riforme principali tra quelle invocate dal centrodestra.

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1 Commenti

  1. Roberto says:

    Certamente sarebbe stata necessaria una riforma della giustizia, ma il meno adatto a farla era Berlusconi.
    Per lui sarebbe stata semplicemente, o qualcosa che tutelasse lui, o come rivalsa nei confronti dei giudici.
    Una legge che gli sistemasse quella cosa, un processo lungo, uno corto e così via.
    Anche io penso che è inconcepibile una magistratura che dichiaratamente, o anche velatamente, desse ad intendere una qualsivoglia appartenenza politica. Che non debba esistere una casta intoccabile.
    Che non debbano assumere una qualche supplenza agli altri poteri dello Stato, come è avvenuto in passato.
    Forse proprio ora può essere possibile, se si arrivasse ad avere un atteggiamento della politica più sereno.
    Quando Berlusconi si lamenta che certe riforme non sono state realizzate perché il presidente del Consiglio non ha i poteri necessari, dico: Meno male! Siamo ancora in una democrazia parlamentare e non presidenziale. Immaginiamoci cosa sarebbe successo con un Belusconi con poteri presidenziali.

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