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Bergomi e Spagna ’82: «La forza era il gruppo. Come nella Nazionale di quest’anno»

luglio 11, 2012 Daniele Ciacci

A 30 anni di distanza lo “Zio” ricorda la finale del Bernabeu: «Doveva giocare Antognoni, ma Bearzot scelse me». E sull’Europeo: «Pirlo super, ok anche Prandelli. Alla sua Italia do un 8 pieno».

Rossi, Tardelli e Altobelli. I tre mattatori della storica finale di Spagna ’82 contro la Germania dell’Ovest sono ormai ancorati nella memoria storica di migliaia di tifosi della nazionale azzurra. Era l’11 luglio del 1982, allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid. In campo c’era anche un giovanissimo Beppe Bergomi, che appena diciottenne è stato preferito all’infortunato Antognoni. Tempi.it lo ha intervistato per rivivere con lui i novanta minuti che hanno fatto la storia del calcio italiano. Con uno sguardo alle vicende contemporanee della nostra squadra in Polonia e Ucraina.

Bergomi, lei era giovanissimo nel mondiale del ’82. Che ricorda di quella storica vittoria?
I miei ricordi della finale partono dalla vigilia. Doveva giocare Antognoni, era lui il titolare. Fino a poche ore prima della finale, il ct Bearzot aveva aspettato a decidere chi schierare per permettere ad Antognoni di rimettersi. Io ero in preallarme, e alla fine giocai titolare. Marcavo Rummenigge: un campione, benché non fosse al meglio della condizione. Ma durante la semifinale contro la Francia, il suo ingresso in campo aveva fatto la differenza.

Cosa pensò quando Cabrini sbagliò il rigore?
Noi mi sono abbattuto. Nessuno di noi si è arreso. Certamente, Cabrini era un po’ giù di morale. Ci voleva che Bearzot gli desse fiducia. Continuava a ripetergli: «Non ti preoccupare, tanto vinciamo noi», anche se la nazionale tedesca sembrava invincibile. Per noi era già un sogno essere in finale. Eravamo molto bravi, noi italiani, nel crearci delle polemiche interne. Infatti, si prolungò un lungo silenzio stampa che ha compattato il gruppo. Insomma, eravamo squadra. Come l’Italia di questi europei.

Che voto dà alla nazionale di quest’anno?
Un otto pieno. Mi è piaciuta molto. Ha cercato di imporre un suo stile particolare, lontano dalla tradizione. Non siamo mai stati una Nazionale di grande palleggio, ma puntavamo sulla forza difensiva e sulla velocità nelle ripartenze. Con la Spagna, invece, abbiamo peccato di presunzione. Avevamo fatto bene nel girone, e le ultime due partite avevamo dimostrato di essere in gran forma. Così ci siamo illusi di poter competere contro i campioni del mondo e d’Europa. Se vuoi bloccare le “furie rosse” devi avere una capacità di palleggio pari o superiore alla loro, e un’ottima condizione fisica. Qualità che, in finale, ci sono mancate.

Chi è stato il miglior giocatore azzurro?
Sempre Andrea Pirlo. Tutti hanno fatto bene, per carità. Ma se manca Marchisio, entra Nocerino. Se sostituisci Montolivo, metti Diamanti. Ma se manca Pirlo, la squadra si blocca. È stato eccezionale Andrea, e anche Prandelli. A lui, però, mi sento di porgli una critica sulla valutazione di Giorgio Chiellini. A me il difensore livornese piace da matti. Un Chiellini che sta bene si mangia un Fabregas qualsiasi. Nell’azione del primo gol, si è visto che qualcosa non andava. E la sua sostituzione ha condizionato tutte le altre scelte. In ogni caso, Cesare ha fatto un ottimo lavoro, e si merita un 7 e mezzo.

È anche periodo di calcio-mercato, con i consueti rumors e le critiche che lo accompagnano. Il campionato italiano è ancora appetibile per i grandi campioni?
Il calcio italiano non è poco appetibile. Tutti vorrebbero giocare da noi, ma economicamente non siamo competitivi. In ogni caso, non mi sento di dire che in Italia non ci sia mercato. Stanno passando in sordina moltissime iniziative dell’Inter: 11 milioni per Guarin, altrettanti per Palacio e altri 11 per Handanovic, più 9 milioni spesi per il difensore del Palermo Silvestre. Moratti è tornato a spendere, perché quando gli allenatori li sceglie lui, gli costruisce anche la squadra. Altrimenti, fa di tutto per creargli problemi. Stramaccioni, invece, è una sua creatura. Anche la Juventus sta facendo bene, ma manca sempre la punta che risolve la questione. Il Milan, per migliorare la squadra attuale, deve concentrarsi sugli apporti in mezzo al campo. Lì serve qualità, ma per averla bisogna spendere, e non credo che Berlusconi possa permettersi un esborso elevato. Ma se non hai soldi, difficilmente sei competitivo in Europa.

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