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Benedetto XVI, Motu Proprio per l’elezione del nuovo Pontefice

febbraio 26, 2013 Redazione

Il decreto lascia al Collegio Cardinalizio la decisione di anticipare o protrarre l’inizio del Conclave e stabilisce che “nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione per nessun motivo o pretesto”

Di Salvatore Cernuzio, tratto da Zenit.org – Dopo giorni di attesa e diversi annunci, è stato pubblicato ufficialmente il Motu Proprio di Benedetto XVI Normas nonnullas su alcune modifiche alle norme relative all’elezione del Pontefice.

Un documento breve, che non apporta grandi stravolgimenti alle disposizioni della Costituzione apostolica Universi Dominici gregis promulgate il 22 febbraio 1996 dal Beato Giovanni Paolo II, ma solo alcune precisazioni per «assicurare il migliore svolgimento di quanto attiene all’elezione del Romano Pontefice»  e «una più certa interpretazione ed attuazione di alcune disposizioni della stessa Costituzione».

Il Motu Proprio è stato presentato nella Sala Stampa vaticana, dal portavoce, padre Federico Lombardi, e da mons. Pier Luigi Celata, Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa, i quali hanno illustrato ai giornalisti i punti salienti.

Innanzitutto il fatto che «nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto» e soprattutto che la decisione di anticipare o, eventualmente, protrarre la data d’inizio del Conclave spetti al Collegio cardinalizio.

Ribadita quindi la precedente disposizione per cui, «dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave». E confermato il fatto che «trascorsi al massimo venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione».

Tuttavia, il Papa lascia al Collegio dei porporati «la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave, se consta della presenza di tutti i Cardinali elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni».

Naturalmente, ha precisato padre Lombardi, ogni decisione “non può avvenire prima del 1° marzo, perché i cardinali non possono incontrarsi prima di questa data”; bisogna che essi vengano convocati per la prima congregazione generale e, “probabilmente – ha aggiunto – non è esattamente in quella sede che decideranno una cosa di questo genere”. Si dovrà, quindi, attendere ancora alcuni giorni di marzo, prima di avere una decisione formale.

L’eccezione alla norma per cui si deve attendere l’arrivo di tutti i cardinali elettori per dare il via al Conclave, è l’eventualità che uno o più porporati «comunichino, in modo appropriato, l’impossibilità di partecipare per motivi di salute comprovati o per impedimento grave».

Nel Motu Proprio, viene poi evidenziato l’obbligo di «stretto segreto» da parte di chiunque, per qualsiasi motivo, venisse a conoscenza «di quanto direttamente o indirettamente concerne gli atti propri dell’elezione e di quanto attiene agli scrutini avvenuti nell’elezione stessa».

A tale scopo, ha sottolineato mons. Celata, prima dell’inizio delle operazioni dell’elezione, i Conclavisti “dovranno prestare giuramento”, consapevoli che, in caso di infrazione, la pena è “la scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica”.

Per “facilitare” ciò, Benedetto XVI ha disposto nel documento che «l’intero territorio della Città del Vaticano e anche l’attività ordinaria degli Uffici aventi sede entro il suo ambito dovranno essere regolati, per detto periodo, in modo da assicurare la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l’elezione del Sommo Pontefice».

Soprattutto, «si dovrà provvedere, anche con l’aiuto di Prelati Chierici di Camera, che i Cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno durante il percorso dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano». Alcuni porporati, infatti, ha informato il vice Camerlengo, “hanno rinunciato al servizio di navetta, accettando di andare a piedi”.

Con il decreto di questa mattina, inoltre, vengono abrogati «i modi di elezione detti per acclamationem seu inspirationem e per compromissum» previsti dalla Costituzione Apostolica del Beato Wojtyla. L’unica forma di elezione del Romano Pontefice sarà d’ora in poi unicamente per scrutinium.

Più nello specifico – ha spiegato mons. Celata – il Papa stabilisce “che per la valida elezione del Pontefice si richiedono almeno «i 2/3 dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti». In caso di ballottaggio, quindi, i due cardinali candidati perdono il voto.

La Universi Dominici gregis, tra l’altro, era già stata modificata su questo punto dallo stesso Benedetto XVI con un Motu Proprio del giugno 2007, con cui veniva stabilito che la maggioranza dei voti per l’elezione del Papa doveva essere pari ai 2/3 dei votanti per tutti gli scrutini, e che solo dal 35° scrutinio in poi si sarebbe potuto procedere al ballottaggio tra i due candidati più votati. Ma anche in questo caso solo chi avrebbe ricevuto i 2/3 dei voti sarebbe stato eletto Papa.

L’attuale decreto prevede, inoltre, che nel momento in cui «le votazioni di cui ai nn. 72, 73 e 74” della Costituzione Apostolica non avranno esito, è previsto che «sia dedicato un giorno alla preghiera, alla riflessione e al dialogo».

Altre informazioni di minore rilevanza sono l’aumento da due ad otto del numero dei Cerimonieri (chi si occupa cioè, della consegna e del ritiro delle schede) e la presenza di due Protonotari al momento del giuramento. “Viste le circostanze – ha inoltre spiegato Celata – la processione dei Padri Conclavisti fino alla Cappella Sistina sarà molto più solenne”.

Infine, la «Messa pro eligendo Pontifice», ovvero la Messa per il Pontefice da eleggere, evento significativo che apre ufficialmente il Conclave, verrà celebrata, in San Pietro, dal Decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Angelo Sodano, che per limiti d’età però non entrerà nella Cappella Sistina.

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