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Benedetto XV, il lottatore. Un Papa da riscoprire

novembre 15, 2015 Francesco Agnoli

Il pontefice che scontentò tutti in nome della verità. Mobilitando uomini, mezzi e 82 milioni di lire si curò degli umili in tempo di guerra. Fino alla bancarotta

benedetto-xv-ansaArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Primo dicembre 2006, papa Benedetto XVI, nel suo viaggio apostolico in Turchia, rende omaggio ad una bella statua, dedicata al suo predecessore, Benedetto XV. In tempi in cui si rievocano l’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, e il genocidio armeno, entrambi avvenuti esattamente 100 anni orsono, ricordare chi fu Benedetto XV può essere molto utile. Anche per saldare il passato, con il presente, e cioè con le infinite polemiche, non del tutto infondate, ma certo strumentali e per nulla disinteressate, di questi giorni sui “soldi del Vaticano”.

Chi è Benedetto XV? Pochi forse lo ricordano, perché è difficile immaginare un papa più sconfitto di lui. Divenuto cardinale nel maggio 1914, solo tre mesi prima della morte di san Pio X, diventa papa in un momento difficilissimo: la Santa Sede è del tutto isolata, avendo relazioni soltanto con tre delle maggiori potenze, l’Austria, la Russia e la Germania. La Francia, nel 1905, ha rotto le relazioni diplomatiche, mentre i governi italiani fanno l’impossibile per attutire la voce della Chiesa. Tutto questo mentre l’Europa è in guerra, in una guerra inaudita, quella che prepara il terreno ai totalitarismi e al progressivo decadimento dell’Europa. Benedetto XV ha chiaro che il conflitto in corso è del tutto sbagliato, senza possibilità di uscita: non crede affatto che sarà breve, come pensano in tanti; si accorge presto che sarà terribile, anche per la comparsa di nuove armi di distruzione di massa. La guerra di Bendetto XV alla guerra comincia subito, ma anche l’isolamento è immediato: la sua preghiera per la pace, scritta nel gennaio 1915 in Francia viene sequestrata, mentre in Italia può essere letta soltanto all’interno delle chiese. Si prefigura quanto accadrà nella Seconda Guerra Mondiale con la censura delle encicliche contro nazismo e comunismo.

L’Europa si sta autodistruggendo, ma la Chiesa non deve “ingerirsi”. Il mito dello Stato “libero” dalla morale e dalla Chiesa mostra così il suo volto più vero. Nel patto di Londra, quello con cui il governo italiano si impegna ad entrare in guerra a fianco degli inglesi, in cambio di terre che non riceverà, senza il previo consenso del parlamento, viene inserito l’articolo 15 che impone di non permettere al papa di partecipare ad alcuna trattativa diplomatica futura. Che non sia mai che la sua voce acquisti forza, o che il suo intervento plachi la contesa. Anche il tentativo di Benedetto XV di fermare l’entrata in guerra dell’Italia, convincendo Francesco Giuseppe a cedere dei territori, per togliere all’Italia ogni casus belli, fallisce. All’interno della Chiesa un po’ di sacerdoti e vescovi non comprendono la posizione della Santa Sede e si arruolano nella guerra “santa” dei nazionalismi atei. È un paradosso della modernità: scartato Dio, si creano gli idoli (la Nazione, lo Stato, La Razza, la Classe sociale). Ma non tutti i cattolici lo capiscono, e il papa deve soffrire anche per questo.

Intanto, mentre i vari stati tentano di tirare Benedetto XV per la tonaca, invitandolo a riconoscere e denunciare le colpe dei loro avversari, Benedetto, pur capendo di scontentare tutti, afferma sempre la verità: accanto alle colpe degli uni, ricorda anche quelle degli altri. I tedeschi fanno la guerra sottomarina? Sì, ma anche gli inglesi cessino il blocco navale ai danni dei tedeschi… Così, nel 1917, la sua famosa ed ennesima denuncia dell’“inutile strage” – con annesso piano per una pace futura “giusta e duratura”, ben più intelligente di quella che pianificheranno i vincitori a Parigi, aprendo le porte al Secondo conflitto mondiale –, diventa pretesto per l’ennesima accusa: nessuno ha ancora vinto la guerra, nessuno vuole rinunciare a eventuali bottini, per cui il papa diventa il sabotatore, colui che prende le parti dei tedeschi, per gli americani, degli americani e dei loro alleati, per i tedeschi. In Italia Benedetto viene persino accusato di “disfattismo” e di essere la causa della sconfitta di Caporetto: diventa così “Maledetto XV”.

Solo e sconfitto, dunque, in mezzo alla devastazione, Benedetto non è però solo un uomo lungimirante e un grande lottatore. Unendo alla sua ricerca della verità e della giustizia, il realismo cristiano della carità, mentre cerca di fermare la guerra, o di limitarla, da una parte si batte per strappare ai governi condizioni migliori per i prigionieri, dall’altra organizza continue azioni umanitarie. Di fronte alla novità della guerra di massa, e quindi della detenzione di massa, come di fronte al problema della tubercolosi galoppante e della malnutrizione che colpisce i popoli a causa del blocco navale, Benedetto mobilita uomini e mezzi, portando il Vaticano sull’orlo della bancarotta. La spesa del Vaticano in questi anni, per soccorrere i prigionieri, aiutare le loro famiglie, provvedere agli orfani e alle vedove della guerra… è di circa 82 milioni di lire. Una cifra immensa, per i tempi (AAVV, Grande guerra: le radici e gli sconfitti. Europei, cattolici, operatori di pace, Il Cerchio, Rimini, 2015; John F. Pollard, Il Papa sconosciuto. Benedetto XV (1914-1922) e la ricerca della pace, san Paolo, 2001). Distribuita con assoluta imparzialità, a tutti. Tanto che ad essergli grati saranno, ben più che gli stati europei, i turchi, rispetto ai quali alcuni anni prima il papa non ha esitato a stigmatizzare il genocidio degli armeni.

La riconoscenza di Istanbul
Nel 1919 un giornale turco, per ringraziare dei “treni del papa” e degli aiuti anche ai prigionieri turchi, lancia una sottoscrizione, per elevargli una statua da collocare nel centro di Istanbul. Il sultano, il sindaco della città, e tante personalità islamiche aderiscono. Così nel 1921 Benedetto XV, ancora vivente, viene immortalato con una grande statua che lo raffigura con la mano tesa per fermare i massacri. Sul piedistallo di questa statua, quella stessa onorata da Benedetto XVI nel 2006, una scritta eloquente: “Al grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o religione, in segno di riconoscenza, l’Oriente”.

Qualche riconoscimento giunge, per quanto tardi, anche dall’Occidente: Inghilterra e Francia, per esempio, riallacciarono le relazioni diplomatiche con la Santa Sede, dopo oltre tre secoli la prima, dopo circa 15 anni di interruzione e le continue invettive pronunciate durante il conflitto contro “Le Pape boche”, la seconda.

Foto Ansa


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