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A Bassolì torna a Surriento

giugno 23, 1999 Picariello Angelo

Era il fiore all’occhiello della sinistra di governo. Ora ha gli amici indagati, Berlusconi lo ha battuto anche nella sua Napoli e gli affari in città non gli vanno troppo bene. Ecco come andò in crisi Re Antonio Bassolino, politico dal doppio e illustre incarico di ministro del lavoro e di sindaco, sopra il cui regno (grazie anche a un’informazione
corriva) sembrava che il sole non dovesse mai tramontare

Onorevole Pomicino, a quanto pare anche nell’era Bassolino inizia a venir fuori qualcosa che non funziona…

Al di là dell’inchiesta giudiziaria per la quale tutti gli indagati sono – fino a prova contraria – innocenti, vorrei fare due considerazioni.

Le faccia.

La prima: ho sempre denunciato gli eccessi della custodia cautelare. Mi fa piacere vedere che oggi anche Bassolino, dopo aver fatto il giustizialista per tanti anni (ricordo fra l’altro le sue critiche feroci al decreto Biondi che intendeva limitare la custodia cautelare) una volta che sono arrestati suoi amici, con metodi che sono stati usati per centinaia e centinaia di persone, ha cambiato opinione. La seconda è una riflessione politica, relativa ai tre quotidiani più diffusi a Napoli e alla loro omologazione.

Allude agli applausi corali pervenuti a Bassolino dal Mattino e dalle edizioni regionali di Repubblica e Corriere?

Sì, hanno garantito una sorta di zona franca a Bassolino e alla sua giunta. Da sei anni in città non esiste alcun controllo, né dell’opposizione (che non esiste in questa città) né della stampa.

Bassolino è riuscito a fare simpatia. Sarà stato questo…

Non credo. La verità è che ha consegnato nelle mani dei “poteri forti” l’intera città di Napoli in cambio dell’appoggio di questi tre giornali e dei loro editori che sono Francesco Caltagirone, Carlo De Benedetti e il gruppo Fiat.

Fatti dei nomi, vuol fare pure degli esempi concreti?

Facciamoli. Bassolino ha venduto, o per meglio dire ha regalato, alla società inglese B.A.A. l’aereoporto di Capodichino, attraverso la Gesac, la società pubblica di gestione dei servizi aeroportuali. Perché regalato? Perché in realtà ha dato il 70% agli inglesi attraverso un aumento di capitale riservato a loro, non incassando in sostanza neanche una lira. Ma chi sono questi della B.A.A.? Sono autorevolissimi gestori di aeroporti, ma che in Italia hanno realizzato un’alleanza strategica – guarda caso – con la Cir di Carlo De Benedetti, in alleanza col quale partecipano alla gara per la privatizzazione degli Aeroporti di Roma. Da aggiungere che questa aggiudicazione è avvenuta senza alcuna gara dimenticando l’interesse che sull’aeroporto di Capodichino avevano dimostrato sia gli Aeroporti di Roma, sia la Sea che gestisce Malpensa. Passiamo al Mattino. Quando era di proprietà della Dc ospitava spesso articoli di esponenti comunisti, come Giorgio Napolitano, Umberto Ranieri, lo stesso Bassolino e tutta una serie di esponenti di varia estrazione. Oggi scrive solo chi è allineato con Bassolino, gli altri non hanno voce, e questo spiega perché il Mattino è sceso dalle 180mila copie dell’era di Pasquale Nonno, alle attuali 100mila. Ma anche l’editore del Mattino Francesco Caltagirone ha interessi non di poco conto nell’area di Bagnoli (area ex-Italsider) da bonificare. Operazione che sarebbe dovuta avvenire a cura del proprietario, cioè dell’Iri. Invece Bassolino, con l’accordo (ahimé) dell’allora presidente della Regione Rastrelli, che non deve averci capito molto in quell’occasione, ha fatto approvare una legge per cui le finanze dello Stato conferiscono all’Iri 600 miliardi in due tranche, mentre l’area poteva e doveva essere bonificata con i soldi dell’Iri. Insomma, una volta l’Iri investiva a Napoli e nel Mezzogiorno, oggi è Napoli che investe nell’Iri.

Il discorso a chi porta?

Sull’area di Bagnoli vi sono poi interessi legittimi sia del gruppo Caltagirone, proprietario della Cementir, sia della Fiat, a cominciare dal porto turistico di Bagnoli. Per non dire della società Risanamento di Napoli, che è stata acquistata da una cordata in cui l’azionista di riferimento è Alfio Marchini, finanziere “di fiducia” di Botteghe Oscure, e grande azionista dell’Unità, mentre è assente ogni imprenditore napoletano, tranne Alfredo Romeo, da sempre vicino al Partito comunista e oggi ai Ds (al centro, nella fase di Tangentopoli, di una inchiesta per tangenti, ndr). Per concludere, poi, a capo della società Napoli Est, che dovrebbe garantire il rilancio dell’area orientale della città, è stato messo un vecchio amico della Fiat e dei salotti ad essa collegati, quale Fabiano Fabiani.

Aeroporto, Risanamento, Napoli Est, area di Bagnoli, tutti questi esempi che cosa hanno in comune?

In tutti questi casi l’imprenditoria napoletana è stata cancellata, perché Bassolino sembra provare quasi schifo per gli imprenditori napoletani, che non ritiene neanche degni di essere ascoltati. D’altro canto è noto il legame di Roberto Barbieri – deputato Ds molto vicino a Bassolino, ndr – con alcuni circoli finanziari internazionali, tanto che il Comune, due anni fa, collocò sul mercato inglese e americano Boc (Buoni Ordinari comunali) per i quali corrisponde un interesse di qualche punto maggiore di quello che avrebbe corrisposto per un mutuo alla Cassa Depositi e Prestiti.

Sono i 300 miliardi finiti nel mirino dei giudici per l’acquisto dei bus…

Sì, e c’è da aggiungere che parte di questi soldi non sono stati neanche utilizzati. Ricordo negli anni ’80 un lungo dibattito per cento miliardi di mutuo del Banco di Napoli lasciati inutilizzati per qualche tempo. In questo caso, invece, tutto sembra a posto, nonostante che 300 miliardi sono stati solo in parte utilizzati. Ma Bassolino e Barbieri hanno in testa anche un’altra cosa. La società Risanamento, acquistata dagli imprenditori comunisti, è infatti in predicato per gestire l’erogazione dell’acqua, del gas e della luce (l’acquedotto attualmente è gestito da Maurizio Barracco, consigliere d’amministrazione del Corriere della Sera, nobile napoletano e bassoliniano di ferro). Se l’operazione dovesse andare in porto si avrebbe nelle mani di imprenditori organici a Botteghe Oscure un’enorme concentrazione di potere. Ecco perché la giunta bassolino è sempre più la giunta degli affari, lecitamente intesi naturalmente, con l’occhio rivolto ai grandi poteri economici estranei alla città, con l’abbraccio dell’imprenditoria comunista e la cancellazione di quella napoletana.

Chiedo scusa, ma al Comune di Napoli non era stato dichiarato il dissesto? Come si fanno gli affari con una giunta senza soldi?

Bassolino non ha mosso una sola lira per soddisfare tutti quei piccoli-grandi creditori napoletani che vantano crediti verso il Comune per oltre mille miliardi.

Torniamo al disprezzo per gli imprenditori locali…

Metta insieme l’attenzione ai poteri forti, i tre giornali che plaudono al sindaco, l’esclusione degli imprenditori da ogni nuova iniziativa e persino il non soddisfacimento delle loro speranze pregresse, e capirà che cos’è Napoli oggi. Una città che si gode le cronache mondane o la pedonalizzazione di piazza del Plebiscito, e il maggio dei monumenti aperti al pubblico.

Possiamo dire dunque che al triumvirato di cui si parlava a suo tempo, da lei capeggiato, si è sostituito un monocolore…

A prescindere dal fatto che l’onorevole De Lorenzo non contava letteralmente nulla, con Giulio Di Donato, che contava di più, ci furono scontri inauditi, tanto è vero che non avallò il famoso progetto di Neonapoli lanciato dal sottoscritto. No, il triumvirato proprio non c’era.

Almeno contava di più Napoli, e la politica aveva un suo peso…

Adesso c’è una sorta di regalità della politica, non una regalità illuminata, ma una regalità nel senso di distacco, distacco da una città ritenuta plebea. Commercianti, operatori, industriali, sono tenuti tutti a distanza: possono tutt’al più parlare con i modesti assessori al ramo, mentre la regalità bassoliniana resta libera di colloquiare unicamente con i grandi editori dei giornali e i grandi poteri economici ad essi collegati. La divinizzazione di Bassolino non ha eguali neanche nel periodo fascista. Neanche allora la stampa era così prona. Sulla miseria di Napoli, in passato, molti ci hanno speculato, a cominciare dalla sinistra che guidava le fila dei disoccupati organizzati. Oggi invece la miseria di Napoli viene nascosta (in sei anni a Napoli sono stati persi 26mila posti di lavoro) a vantaggio di una politica borbonica, fatta di festa, farina e forca. Quest’ultima, in mano ai pubblici ministeri, però, ora rischia di rivoltarsi contro. Per sei anni l’intimidazione della Procura di Napoli si sentiva nell’aria. Era la guardia armata del nuovo imperatore di Napoli. Venivano persino arrestati i disoccupati, che scendevano in piazza come avevano sempre fatto per decenni e finivano in galera solo perché non si disturbasse il nuovo ordine.

Senza avere la palla di vetro, per Napoli che futuro vede?

Non roseo, anche per responsabilità dell’opposizione che è completamente assente. Un’opposizione che in parte è connivente e in parte è solo un’opposizione urlata, da rissa da cortile. La parte migliore di Napoli sembra addormentata e si è impoverita, anche nel suo ceto borghese, professionale e imprenditoriale.

Ma concorda con chi vede ora in declino l’era bassoliniana?

Non lo so. Perché l’intreccio fra una parte della procura, il potere politico dominante e i poteri forti non mi pare facilmente scardinabile.

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