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Baltimora. La segregazione razziale non c’entra: è il fallimento del modello Obama

aprile 30, 2015 Leone Grotti

La città non è un ghetto. Quel che va a fuoco è «il modello sociale progressista». Parla il ragazzo picchiato dalla madre: «Mi ha preso a schiaffi perché mi vuole bene»

«Certo, avrei preferito che non mi gonfiasse di botte in diretta televisiva nazionale: immagina adesso come mi trattano i compagni di scuola. Però cosa vuoi che ti dica? È sempre mia madre. Aveva le sue ragioni per menarmi, così come io avevo le mie per protestare». Michael, il ragazzo di 17 anni di Baltimora a cui la madre Toya Graham ha dato una bella lezione davanti a tutti per essere andato a tirare sassi alla polizia, non l’ha presa bene ma se n’è fatto una ragione.

 «ERA PER IL MIO BENE». Parlando con la Stampa critica tutto e tutti (anche Barack Obama), dividendo il mondo in bianco e nero, come solo un 17enne arrabbiato sa fare, e non sembra pentito di essersi unito a quelli che hanno messo a ferro e fuoco la città americana per la morte di Freddie Gray, mentre era sotto la custodia della polizia. Anche se tra una frase e l’altra afferma: «Comunque, l’ho capito: mi ha preso a schiaffi perché mi vuole bene».

FEUDO DEI DEMOCRATICI. Dalle parole di Michael, Baltimora appare come una città dove l’ingiustizia regna sovrana e i bianchi compiono soprusi continui sui neri. Ma come spiega Mattia Ferraresi sul Foglio, la realtà della città è un po’ diversa: «Baltimora non è Ferguson. Non è una periferia segregata dominata dal potere bianco, è una città che una volta era la sesta più popolosa degli Stati Uniti con tutti gli attriti dell’era postindustriale e una chimica sociale infiammabile, guidata saldamente per quarant’anni dal partito democratico».

ALLARME PER LA SINISTRA. Per intenderci, «il sindaco è una giovane donna afroamericana» e Baltimora «è uno degli esperimenti urbani democratici che sono cresciuti in America negli ultimi decenni». Le caratteristiche principali sono quelle che piacciono tanto a certa sinistra nostrana: estensione del settore pubblico, riduzione delle forze di polizia, moltiplicazione degli strati burocratici, edilizia popolare e sussidi a pioggia. Queste misure per il Wall Street Journal hanno causato un «alto tasso di criminalità, crescita economica lenta e collasso del sistema delle scuole pubbliche, che si trasformano in un serbatoio di posti di lavoro per insegnanti invece che in un luogo di insegnamento». Ecco perché, in questi giorni, il punto non è il razzismo ma «il modello sociale progressista che sta andando a fuoco».

Foto Ansa/Ap


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3 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Non condivido affatto questa analisi, che la butta tutta in politica: la colpa sarebbe delle case popolari e della burocrazia. Si tralasciano completamente i fatti, che vedono un nero ucciso dalla polizia mentre era in custodia e un ragazzo nero che viene sgridato dalla madre, durante una protesta contro la polizia, che non vuole vedere anche il proprio figlio finire prematuramente dentro a una bara. Obama ancora doveva nascere quando negli USA ai neri non era neanche concesso di salire sugli autobus. Ma secondo il Foglio pare sia tutta colpa dell’Obamacare: non c’è limite al ridicolo.

    • Raider scrive:

      Su problemi che, come suol dirsi, hanno radici lontane, nulla impedisce che l’insipienza di alcuni o scelte sbagliate di tutti non possano innesatrsi e aggravare una situazione che, peraltro, non può essere ricondotta a cause individuate in partenza. I negri erano negli U.S.A. quando ancora questi non esistevano come Paese: non ci erano venuti spontaneamente (per es., pagando fiori di quattrini e indebitandosi con scafisti e smuggler). Le cause, i fattori della discriminazione razziale sono piuttosto complessi. Abbiamo visto una madre esemplare riportare a casa suo figlio a suon di ceffoni: ma dov’era il padre? Il 67% dei negri, black, afro-americani, coloured è figlio illeggittimo, pressappoco come in Africa: non sembra un dato trascurabile.

  2. Filippo81 scrive:

    Le analisi del wall street journal sono come le previsioni del tempo di mamma Rosa….

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