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«Sono una sopravvissuta, non una vittima». Torna sul palco la ballerina che perse una gamba nell’attentato di Boston

aprile 19, 2014 Elisabetta Longo

Adrianne Haslet-Davis tornerà a calcare le scene. Senza mai essersi persa d’animo, e anche grazie a Hugh Herr, direttore del Mit: «Un essere umano non si può mai rompere»

La più grande paura di Adrianne Haslet-Davis era che non avrebbe più potuto ballare. La più grande gioia di Adrianne è stata tornare a calcare il palcoscenico dopo l’attentato alla maratona di Boston, il cui anniversario è caduto proprio ieri.

L’ATTENTATO AL TRAGUARDO. Il 15 aprile del 2013 Adrianne si trovava con il marito Adam, maggiore dell’Air Force, vicino al traguardo della maratona di Boston, sulla Boylston Street. Si erano recati lì per vedere i corridori arrivare, dopo quei 42 chilometri di fatica. Lei, da ballerina professionista e sportiva, sapeva che cosa volesse dire terminare qualcosa di così faticoso. Ma Džochar e Tamerlan Carnaev avevano messo in atto il loro piano omicida, in cui persero la vita tre persone e 264 furono ferite in modo grave. Adrianne perse una gamba, amputata a metà polpaccio.

EMOZIONE FORTISSIMA. Grazie a una protesi di ultima generazione, ora, a distanza di un anno da quel tragico giorno, Adrianne è tornata a ballare. La gamba bionica è stata progettata dal Mit, il Massachusetts Institute of Technology e Adrianne ne ha mostrato a tutti la sua efficienza ballando una rumba con il ballerino Christian Lightner, sulle note di Ring my bells di Enrique Iglesias.
Gonnellina con le frange e ballerine ai piedi, Adrianne si è esibita come aveva sempre fatto: «La sensazione è indescrivibile. Ho impiegato molto tempo per tornare ad ascoltare la musica dopo la maratona. Riuscire a ballare di nuovo è incredibile».

UNA RUMBA DIVERSA DALLE ALTRE. L’esibizione è avvenuta durante la conferenza Ted 2014, di tecnologia e design, proprio per mostrare l’efficienza della protesi montata sulla gamba di Adrianne. Era il primo ballo dopo un anno e si è concluso tra sorrisi e lacrime. «Il mio ritorno alla danza potrebbe avere il potere di ispirare altre persone a raggiungere i loro obiettivi ed essere attivi e pieni di forza nella loro vita. Sono sempre stata determinata a tornare ballare, e sapevo che ci sarei riuscita, ed eccomi qui: sono una sopravvissuta, non una vittima».

L’INCONTRO CON IL MIT. Hugh Herr, direttore del Mit, dopo averla visitata, ha deciso che quella di Adrianne sarebbe stata una protesi diversa dalle altre. «Volevo fortemente che quella ballerina potesse tornare a fare quello che amava fare. Un essere umano non si può mai rompere», ha detto Herr, che ha perso entrambe le gambe nel 1982 in un incidente in montagna, e con le protesi che si è personalmente progettato oggi continua ad arrampicarsi. Herr ha anche aggiunto di avere passato ore in laboratorio a studiare danza, per capire quali movimenti e forze fossero necessarie alla protesi di Adrianne. Che grazie alla caparbia di Herr potrà andare a ballare al celebre programma “Dancing with the Stars”.

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