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Auguri a Paul McCartney, l’eterno Beatles

giugno 18, 2012 Carlo Candiani

“Chiedi chi erano i Beatles, chiedilo a una ragazzina di 15 anni, chi erano mai questi Beatles? Lei ti risponderà: i Beatles non li conosco, neanche il mondo conosco, voi che li avete girati nel mangiadischi e gridati, voi che li avete ascoltati e aspettati, bruciati e poi dimenticati, voi dovete insegnarmi con tutte le […]

Chiedi chi erano i Beatles, chiedilo a una ragazzina di 15 anni, chi erano mai questi Beatles? Lei ti risponderà: i Beatles non li conosco, neanche il mondo conosco, voi che li avete girati nel mangiadischi e gridati, voi che li avete ascoltati e aspettati, bruciati e poi dimenticati, voi dovete insegnarmi con tutte le cose, non solo a parole”. Già trent’anni fa gli Stadio, gruppo emiliano prodotto da Lucio Dalla e compagni delle avventure musicali di Ron e Vasco Rossi, cantavano la curiosità delle nuove generazioni davanti al mondo, a loro sconosciuto, del quartetto di Liverpool. Oggi anche un trentenne potrebbe fare la stessa domanda. Chi erano i Beatles e chi è oggi quel signore di settant’anni, a cui i giornali dedicano intere paginate, nel giorno del suo compleanno?

Si chiama Paul McCartney e all’inizio degli anni 60 e per tutto quel decennio insieme altri amici rivoluzionò la musica pop mondiale. A essere precisi, i quattro baronetti cambiarono il modo di ascoltare “le canzonette”: forse, inconsapevolmente, ruppero tutti gli schemi della comunicazione, toccando le corde sentimentali di una gioventù che non si riconosceva più negli idoli dei loro padri. Stava già accadendo in America con il fenomeno di Elvis “The Pelvis” Presley, ma in Europa se ne coglieva solo una lontana eco. Paul, John, George e Ringo, con le loro faccine contornate da lunghi e buffi caschetti di capelli, vestiti in giacca e cravatta, avevano intuito che dopo di loro nulla sarebbe stato come prima. Infatti, dopo aver scimmiottato il puro rock’n roll, non ci volle molto perché percorressero la loro strada più originale, fatta di tradizione mediterranea e skiffle anglosassone, di marcette popolari e arie orchestrali: un prodotto molto “europeo” che dava poco spazio al rock e al blues a stelle e strisce (a quello pensavano i Rolling Stones). Dieci anni vissuti intensamente, gli ultimi dedicati alle sperimentazioni psichedeliche di Sgt. Pepper, tra i litigi sempre più frequenti fra i due geni del gruppo McCartney e Lennon, il burrone dello scioglimento, tra ripicche e disperazione dei fan, il ripensarsi solisti di successo.

Ma per tutti erano ancora i Beatles e ancora oggi che compie settant’anni, il leader Paul è celebrato perché era uno di quei quattro. Come se quarant’anni di altrettanti successi fossero passati invano e tutto sia legato a quel decennio incancellabile e insuperabile. Chissà quali pensieri e quali ricordi ci saranno oggi nella mente di Paul: forse l’assassinio del suo “fratello” e rivale John, la morte, dopo un lunga malattia, della sua amata Linda, la musa ispiratrice del primo periodo post Beatles, la scomparsa, ancora per malattia, del riservato George. È rimasta l’amicizia di Ringo, l’unico anello di congiunzione di quella strepitosa esperienza umana e artistica, insieme a Yoko Ono considerata, forse ingiustamente, il pomo della discordia. Ed è rimasta la musica: quella del quartetto, che nessuno osa contestare e quella ripartita dai Wings, che invece molti addetti ai lavori poco sopportano, riducendola a pop scontato e commerciale, incapace di emozionare veramente. Critica ingiusta, almeno per quanto riguarda la produzione 70 e 80. Paul, tra l’altro, ha dovuto combattere con l’ingombrante figura “anticonformista” e politicamente impegnata di John, musicalmente più “blues” ma che raggiunse i vertici delle classifiche popolari con ballatone sentimentali e strappalacrime, proprio come quelle del suo ex socio.

Che, ancora oggi, non è sceso dal palco e continua a deliziare il suo pubblico con tournée in giro per il mondo, rinfocolando una passione, molto raffreddata dalla vendita delle nuove produzioni discografiche che non arriva più alle cifre dei giorni migliori. E siccome tutte le volte ci piace lasciarvi con qualche consiglio d’ascolto, ecco un titolo, forse un po’ a sorpresa, snobbato alla sua pubblicazione ma che rappresenta una delle migliori testimonianze di cosa voglia dire comporre pop songs: esattamente trent’anni fa Paul pubblicava l’album Tug of war, un bel lavoro in cui s’intrecciano epiche canzoni dalle grandi orchestrazioni e danzerecci funky in collaborazione con Stevie Wonder, uno struggente ricordo di John Lennon e la super hit Ebony and Ivory, sempre con Wonder. Un duetto disprezzato dalla critica supponente. Voi riascoltatelo e fateci sapere.

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