Google+

Attentati in Egitto. Fermare la guerra interna all’islam per salvare i cristiani

aprile 10, 2017 Rodolfo Casadei

Punire i copti e mettere in difficoltà Al-Sisi: sono gli obiettivi del duplice attentato nelle chiese di Tanta e Alessandria durante la Domenica delle Palme, nel quale sono morte 45 persone

Quello che noi osservatori dei fatti del Vicino Oriente temevamo e con angoscia avevamo previsto come sciagura inevitabile è successo: l’Isis ha attaccato i cristiani copti alla vigilia della visita del Papa in Egitto prevista per la fine di aprile. Quella missione è stata annunciata il 18 marzo, dunque con una tempistica insolitamente tardiva rispetto alla data prevista dell’evento, proprio nel tentativo di prevenire un attacco terroristico importante rendendone difficile l’organizzazione attraverso un preavviso molto breve. Questo accorgimento purtroppo non è bastato, e 45 cristiani egiziani ne hanno fatto le spese.

L’attacco dei jihadisti era totalmente prevedibile. Per loro la visita del Papa rappresenta un duplice schiaffo: un atto di legittimazione internazionale dell’odiato regime di Abd al-Fattah al-Sisi, e la profanazione di una terra islamica da parte di colui che nella visione degli estremisti è il capo spirituale dei crociati e degli infedeli. Qualunque cosa dica o faccia, per i fautori del califfato il papa di Roma resta il simbolo della “casa della guerra” (le terre e i sistemi politici non islamizzati) ostile all’islam che deve essere sottomessa, e le discussioni spesso scomposte all’interno del mondo cristiano sulla linea di condotta di Francesco rispetto all’islam e ai cristiani perseguitati sono per loro irrilevanti.

Nella propaganda dell’Isis Roma, papa Francesco e i cristiani copti rappresentano un’unica entità da sfruttare propagandisticamente per chiamare i musulmani a raccolta contro il nemico. Il tragicamente famoso filmato del febbraio 2015 che mostrava lo sgozzamento di 21 cristiani copti sulla spiaggia di Sirte in Libia si concludeva con l’annuncio che presto sarebbe stata la volta di Roma. Un altro filmato, prodotto dall’Isis all’indomani della sua campagna di morte contro le famiglie copte residenti nel Sinai nel febbraio scorso, mette in evidenza una foto che ritrae Tawadros II, papa dei copti, in compagnia di papa Francesco in occasione della visita del primo a Roma nel maggio 2013.

Gli obiettivi strategici del duplice attentato di Tanta e Alessandria sono molteplici: punire i copti etichettati come sostenitori del repressivo regime imposto dai militari all’Egitto, dimostrare che il governo di al-Sisi non controlla il paese e non offre alcuna garanzia di protezione delle minoranze, intimidire e ricattare il papa di Roma fino a farlo desistere dal viaggio programmato, mostrandogli che la sua insistenza non solo mette in pericolo la sua vita (il pari grado copto di Francesco, papa Tawadros, è sfuggito di poco all’attacco dell’attentatore di Alessandria), ma consegna alle rappresaglie jihadiste quella di decine di cristiani egiziani.

Francesco evidentemente non ha scelto di visitare l’Egitto per rafforzare il regime, esporre a rappresaglie i cristiani autoctoni e pronunciare discorsi conciliatori fra islam e cristianesimo destinati a restare sulla carta. È pienamente consapevole delle tensioni interne al mondo islamico, della “fitna” (termine coranico che indica le divisioni interne alla comunità dei credenti nell’islam) che contrappone sanguinosamente sunniti e sciiti, fautori dell’islam politico e musulmani avversari dei Fratelli Musulmani e delle altre versioni più o meno radicali dell’islamismo. Di queste tensioni fanno poi le spese le minoranze, prima fra tutte quella cristiana, di volta in volta capro espiatorio (è il caso soprattutto dell’Egitto), cespite propagandistico, nemico assoluto ideologico che permette ai jihadisti di mettere a segno punti politici, sfruttando o alimentando i pregiudizi contro i cristiani diffusi fra tanti musulmani del Vicino Oriente.

Il Papa dunque andrà in Egitto non solo e non tanto nell’ottica del dialogo fra islam e cristianesimo, ma in quella della riconciliazione fra egiziani, che per il 90 per cento sono musulmani. La riconciliazione, il compromesso politico e il perdono fra musulmani è condizione necessaria per la sopravvivenza e possibilmente un rinascimento di comunità cristiane nel Vicino Oriente. I copti d’Egitto, l’ultima grande concentrazione di popolazione cristiana nel Vicino Oriente, sono destinati all’espulsione violenta e all’esodo nel medio periodo se non si ricostruiscono le condizioni della loro accettazione da parte della maggioranza musulmana. Questa può essere guadagnata se si dimostra che i cristiani non vogliono schierarsi gli uni contro gli altri sulla base di un calcolo di convenienza, ma operare per la riconciliazione fra avversari che pur appartenendo alla stessa religione si affrontano sanguinosamente, ed essere uno spazio di incontro e di mediazione.

Questo i cristiani d’Oriente non possono farlo da soli: per ragioni storiche e strutturali non possono distanziarsi eccessivamente dai governi in carica, hanno quindi bisogno su questo punto del supporto dei cristiani occidentali. La visita del Papa avrebbe il massimo successo in termini di accresciuta protezione e rinnovato rispetto per i cristiani del Vicino Oriente se riuscisse a ottenere atti di clemenza da parte del governo del Cairo nei confronti dei detenuti politici islamisti. Questo cambierebbe completamente lo sguardo che sui cristiani portano tanti musulmani autoctoni e il clima politico dell’Egitto. Diversamente, assisteremo a un lungo massacro al rallentatore che non riguarderà soltanto i cristiani.

Foto Ansa/Ap

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Arriva in gruppo tra gli ultimi, guarda tutti dritto negli occhi, mostra i muscoli e fa subito la voce grossa. E no, non è un bullo. Parliamo, piuttosto, della SUV Volkswagen T-Roc. Destinata a scendere in lizza nel segmento di mercato più frizzante, combattuto e attraente del momento, vale a dire quello delle sport utility […]

L'articolo Prova Volkswagen T-Roc proviene da RED Live.

In KTM hanno le idee chiare: il futuro della mobilità è elettrico. Ecco perché la nuova KTM Freeride E-XC, rinnovata da cima a fondo, è solamente un punto di partenza

L'articolo KTM Freeride E-XC, l’enduro green proviene da RED Live.

Prima erano una cosa sola. Ora sono divise. O meglio, in futuro avranno specializzazioni e target diversi. Volvo e Polestar, quest’ultima sino a ieri divisione ad alte prestazioni del brand svedese, si sono separate e vivranno di luce propria. Polestar, oltretutto, cambierà pelle, passando dall’elaborazione ufficiale dei modelli della Casa nordica alla realizzazione di vetture […]

L'articolo Polestar 1: il nuovo mondo proviene da RED Live.

Il progetto Émonda è nato per dimostrare che Trek era non solo in grado di costruire la bicicletta di serie più leggera al mondo, ma di renderla anche capace di offrire elevate performance. I confini della ricerca sembrano essere fatti perché li si possa superare e ciò che è successo con il MY 2018 lo dimostra: […]

L'articolo Nuova Trek Émonda 2018, la leggerezza non ha limiti proviene da RED Live.

La sfida che attende la nuova Seat Arona, al debutto tra le SUV compatte, ricorda quella di Kung Fu Panda contro le “Leggende Leggendarie”. Una outsider dalle dimensioni contenute, agile, scattante e con tante frecce al proprio arco che affronta senza alcun timore reverenziale i “mostri sacri” della categoria. Forte di una vitalità, sia estetica […]

L'articolo Prova Seat Arona proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download