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Assedio alla Tav annunciato dalla sala del Movimento di Beppe Grillo

luglio 5, 2011 Chiara Sirianni

E’ inutile che Beppe Grillo lanci il sasso e poi ritiri la mano sugli scontri dove 204 poliziotti sono stati feriti. Il 17 giugno la Digos ha perquisito il centro sociale Askatasuna, assieme alle case di alcuni no-Tav. Gli antagonisti avrebbero fatto una conferenza nella sala regionale del Movimento Cinque Stelle, per annunciare l’assedio del sito di Chiomonte

«Al Potere rimane l’ultima difesa: lo Stato di Polizia. La strategia infame di mettere gli italiani gli uni contro gli altri. Carne da macello. Le campane in Val di Susa, delle sue chiese, questa domenica suonano per tutti gli italiani. Ascoltatele, sono anche la vostra voce. È la voce della democrazia». Parola di Beppe Grillo. In Val di Susa, è bene ricordarlo, è stato fischiato: non dai poliziotti, ma proprio dai cittadini del luogo. E dagli amministratori locali.

Ecco cos’ha dichiarato Antonio Ferrantino, sindaco di Sant’Antonino (Sel), nonché storico leader dei no-Tav: «Grillo? È un pericolo per la democrazia. È arrivato come una rockstar, ha arringato la folla, nel bel mezzo degli incidenti, con le ambulanze che andavano e venivano, poi se n’è andato, forse a fare un comizio da un’altra parte. Un comportamento inqualificabile: se questo è il nuovo che avanza, molto meglio il vecchio». Anche sul suo blog fioccano commenti negativi.
Paola scrive: “Caro Grillo
 io, ieri, in Val di Susa c’ero (in sedia a rotelle). Ho visto cose belle, e cose brutte; ho visto la coesione e ho visto il conflitto; la cooperazione e la competizione. Mi sarebbe piaciuto poter decidere in piena autonomia chi, a mio giudizio, meritava la denominazione di ‘eroe': forse i poliziotti, forse i no tav. Non certo tu, che sei venuto soltanto a fare il tuo bel discorso: ‘il futuro sono io votatemi’. Tu non sei sceso con gli altri a prenderti i lacrimogeni in faccia. Hai parlato dieci minuti e te ne sei andato”.

E ancora: “Ero uno simpatizzante per le tue idee ma ora mi hai fortemente deluso. Posso accettare tutto ma che inciti alla violenza (eroi? di che?) e poi tiri indietro la lingua, non è da persona civile.
 Le persone civili sono pacifiche. Immagina uno sprovveduto che si sente spronato alla violenza cosa può combinare. Per me dovresti rispondere tu. Non cambiare bandiera. La responsabilità è un’altra cosa. Dovresti costituirti, non nasconderti dietro una foglia di fico. (Gino)”. Marco Imarisio ha spiegato sul Corriere della Sera come si è arrivati agli scontri in Val di Susa, ricordando che gli elementi violenti non erano infiltrati, bensì «invitati, chiamati a gran voce dalle realtà antagoniste di Torino, che costituiscono da sempre la spina dorsale del movimento No Tav».

A cercare lo scontro «non c’erano indigeni, ma solo gli ingestibili matti giunti fin lassù seguendo il rullo di tamburi lanciato via Internet, per dare sfogo a una rabbia greca, figlia dell’odio e della frustrazione». La materia è incandescente, anche a causa di un precedente: nel 1998 due compagni dei centri sociali furono arrestati a Torino per un attentato ai tralicci sul futuro percorso della linea Alta velocità Torino-Lione, e morti suicidi in carcere. Oggi? Il 17 giugno la Digos torinese ha perquisito il centro sociale Askatasuna, assieme alle abitazioni di alcuni no-Tav. E gli antagonisti torinesi avrebbero fatto una conferenza nella sala in Regione del Movimento Cinque Stelle, per annunciare l’assedio del sito di Chiomonte.

Negli scontri 204 uomini delle forze dell’ordine sono rimasti feriti, e la Digos ha confermato l’arresto di quattro antagonisti per reati di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Beppe Grillo: «Sono il primo a condannare e a voler sapere chi sono i black bloc annunciati dai media da giorni. Li trovino, li arrestino». Ma i passi indietro, a giochi fatti, servono a poco.

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