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Assange. Tra complotti e controcomplotti si cerca di «trascinare qui il suo culo»

agosto 23, 2012 Francesco Amicone

Michael Moore, Oliver Stone e Baltasar Garzon. Tutti i “paladini” della giustizia con Assange. Ma l’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti lo invita a consegnarsi: una cella in un carcere svedese è meglio della camera in cui vive ora.

«Non faremo un passo indietro nella difesa della nostra sovranità di fronte a nessuno». Raphael Correa, presidente dell’Ecuador, è irremovibile. Ma nonostante il governo britannico abbia minacciato di adottare le misure del Diplomatic and Consular Act del 1987 che consentirebbero a Scotland Yard di irrompere nell’ambasciata e arrestare Julian Assange, che dall’Ecuador ha ottenuto l’asilo politico, si cerca di negoziare. Se si dovesse applicare realmente la legge del 1987, oltre all’inevitabile rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi, verrebbe messo a rischio l’istituto di diritto internazionale dell’immunità diplomatica. L’unica soluzione del caso Assange, quindi, pare essere il negoziato, come già accaduto in casi analoghi sottoposti alla Corte Internazionale di Giustizia. «Restiamo aperti al dialogo» ha dichiarato Correa, che, benché non sia proprio un campione della libertà di informazione, ha fatto della difesa di Assange una sua battaglia. Schierati a suo sostegno contro l’ipotesi di un blitz britannico, quasi tutti i leader sudamericani.

I difensori di Assange
Non manca nessuno. Ai pretoriani in difesa del paladino dell’informazione si è aggregata anche la premiata coppia di registi “ribelli” Michael Moore e Oliver Stone. Nella combriccola dei pro-Assange, troviamo anche George Galloway, espulso dal partito laburista dopo aver detto fosse lecito uccidere “l’assassino” Tony Blair, che ha attirato le critiche del suo nuovo partito dopo avere difeso Assange dall’accusa di stupro e aver screditato le sue due accusatrici. Baltasar Garzon, l’ex giudice campione del giustizialismo spagnolo, gli fa da avvocato. Garzon sostiene di essere in possesso di informazioni cruciali sulle accuse di comportamento sessuale scorretto che il suo cliente sta fronteggiando. La difesa sarebbe in possesso di «informazioni sorprendenti», ha dichiarato al Sydney Morning Herald. Garzon aveva anche chiesto che i magistrati svedesi si recassero a Londra per raccogliere una dichiarazione di Assange, ma questi hanno rifiutato.

Meglio una cella in un carcere svedese che un appartamento senza finestre a Londra
Nel frattempo, Julian Assange non se la passerebbe molto bene, neanche come rifugiato politico. Decine di agenti circondano la palazzina rossa di epoca vittoriana a sud di Hyde Park, a Londra. Qui, dice la stampa, vive in una delle dieci stanze di pochi metri quadri che compongono l’ambasciata ecuadoregna, a sua disposizione ha un letto, una doccia, un computer (ovviamente collegato a internet), un tapis roulant e una lampada abbronzante. Sir Christopher Meyer, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, gli ha consigliato di consegnarsi a Scotland Yard: «Una cella in Svezia può essere preferibile a una stanza senza finestre a Londra».

Anna “la cubana”
I sostenitori di Assange ritengono che le misure adottate da Londra siano un po’ eccessive per il reato per cui è indagato. In realtà, l’obiettivo della Svezia è quello di farlo estradare negli Stati Uniti. Il fondatore di Wikileaks è infatti ricercato per un indagine sulla “condotta sessuale scorretta” da lui tenuta nei confronti di due donne svedesi Anna Ardin e Sofia Wilen. Fra le ipotesi di complotto più in voga c’è quella che riguarda Anna Ardin, “la cubana”. Secondo l’organo del partito comunista cubano Granma, Anna sarebbe da tempo una collaboratrice della Cia, che si fa passare sotto le mentite spoglie di una femminista. Tuttavia, secondo il suo ex collaboratore di Wikileaks John Young, sarebbe proprio Assange a fare gli interessi della Cia.

“Portare il suo culo” in america, missione possibile?
L’ipotesi (temuta da Assange) è che, in virtù degli accordi sull’estradizione fra Svezia e Stati Uniti e di un atto sullo spionaggio del 1917, Assange possa essere estradato in America. L’anno scorso alcune e-mail di un’azienda privata che lavora per l’intelligence Usa pubblicate su internet hanno rivelato che un tribunale della Virginia avrebbe già pronta l’incriminazione per lui. Durante un seminario su Wikileaks, lo stesso anno, David Adler, un funzionario del tribunale penale federale ed ex agente della Cia, aveva affermato che gli Stati Uniti stanno cercando di trovare il modo per «trascinare qui il suo culo».

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