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Gli asili comunali del Lazio rischiano di perdere 24 milioni di euro. Il Pd ora difenderà la parità scolastica?

novembre 1, 2014 Matteo Rigamonti

Sbloccati i fondi per le paritarie, ma la Regione guidata da Zingaretti non rispetta il patto di stabilità interno. Così 768 scuole per l’infanzia, di cui 285 gestite dai comuni (quello di Roma in primis), rischiano di chiudere. Sarebbe un danno per tutti

Sbloccati i fondi di quest’anno per le scuole paritarie, eccetto che per il Lazio. La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera all’erogazione di 195,8 milioni di euro su 220 totali stanziati dalla Legge di stabilità 2014. Dell’ammontare complessivo di 220 milioni di euro destinati alle paritarie, infatti, 120 milioni rischiavano di rimanere imbrigliati nei vincoli del patto di stabilità europeo, impossibilitati pertanto ad essere spesi, come aveva spiegato a tempi.it la deputata del Pd Simonetta Rubinato.

A RISCHIO LE PARITARIE DEL LAZIO. Dunque, le risorse alle scuole paritarie sono confermate per il 2014, eccetto che per il Lazio. All’appello mancano, infatti, 24,1 milioni di euro, ma soltanto perché la Regione guidata dal presidente Nicola Zingaretti (Pd) non ha rispettato i parametri del patto di stabilità. Così in quella regione 768 scuole dell’infanzia paritarie, di cui 285 comunali, rischiano grosso, insieme a 211 scuole elementari, 99 medie e 95 superiori. La stragrande maggioranza delle quali si trovano nel Comune di Roma, dove il sindaco Ignazio Marino (Pd) è già alle prese con un grosso buco di bilancio che non è bastato il decreto salva-Roma a ripianare.
Sarà curioso vedere se adesso, dopo anni di quasi totale disinteresse, se non addirittura aperta ostilità, da parte della sinistra nei confronti della parità scolastica, qualche voce dal Pd si solleverà in difesa dei fondi alle paritarie, tra la quali, vale la pena ricordarlo, non ci sono soltanto le odiatissime scuole “private”, ma anche gli asili comunali, compresi quelli di Roma e tutta la regione.

LA PARTITA SUI FONDI 2015. Ora, dunque, lo stanziamento di quasi mezzo miliardo alle paritarie per il 2014 è garantito, anche se ci sarà bisogno di una corsa contro il tempo perché quest’ultima tranche di poco meno di 195 milioni possa effettivamente arrivare entro marzo 2015 nelle casse delle scuole paritarie. Per le quali, negli ultimi anni, è sempre stato più difficile poter fare previsioni di bilancio oltre l’anno e quindi programmare in serenità investimenti e assunzioni.
La partita, invece, si riapre, quasi immediatamente, con il dibattito in aula sulla legge di stabilità 2015, come spiega il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi a tempi.it, che riprenderà settimana prossima: «Siamo contenti che una situazione così ingarbugliata si sia risolta, ma questa situazione non fa altro che confermare una necessità sempre più urgente; ovvero che tutte le voci di spesa dello Stato per la scuola pubblica, e dunque anche i fondi alle paritarie, dovrebbero essere riunificati sotto la responsabilità diretta del Miur».
E non, invece, spezzettarli in due tronconi tra ministero dell’Istruzione e ministero delle Finanze, da dove, finora, sono pervenute le maggiori minacce di taglio ai fondi per la parità scolastica. In proposito, Toccafondi, fa notare una cosa che potrebbe essere di buon auspicio per l’avvenire delle scuole paritarie in Italia: «Nella legge di stabilità 2015 non si parla più di “reintegro” di fondi tagliati, come purtroppo è sempre stato negli ultimi anni, ma di una dotazione stabile “a partire dal 2015”». C’è dunque la possibilità che i fondi alle paritarie siano finalmente stabilizzati. E aggiunge il sottosegretario: «Stiamo parlando di 472 milioni di euro per il 2015; nessun taglio da 200 milioni come qualcuno ha detto qualche giorno fa. All’appello ne mancano solo 28, ma le assicuro che al Miur stiamo già lavorando per trovare anche questi restanti 28 milioni di euro. E non è poco in un momento difficile come questo».

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19 Commenti

  1. lucillo scrive:

    Quindi se ho ben capito quello che dice Toccafondi i fondi per le private saranno garantiti.
    Cioè si taglia tutto ma le scuole private guai a che le tocca.
    Non toccare i fondi alle private… hanno messo la persona giusta: Gabriele Nontoccafondi.

    • montsita scrive:

      Non hai capito bene: salvando le paritarie lo Stato cerca di non affogare infatti non potrebbe in alcun modo far fronte alla spesa di una scuola più onerosa (te lo assicuro, perché lavoro nella statale).

      • lucillo scrive:

        Basterebbe tornare alla situazione precedente alla genialata di Berlinguer e smetterla con l’ipocrisia del sistema pubblico costituito da statali e paritarie. Se poi alcune famiglie non hanno soldi abbastanza per mandare i figli alle private, che ci sia una quota di solidarietà per i molti abbienti che mandano i figli con nessun problema di reddito: se è vero che lo fanno per motivi ideali che sgancino qualche soldo in più per consentire la beneamata libertà educativa alle altre famiglie che la pensano come loro.
        Comunque il minimo che si dovrebbe fare è legare e commisurare l’eventuale contributo all’Isee: si fa per servizi essenziali, non ha senso che non si faccia per scelte elitarie.

        • yoyo scrive:

          È proprio questo ragionamento che oggi affonda il sistema scolastico nazionale.

          • lucillo scrive:

            Magari fosse vero!
            Il nostro sistema scolastico, basato sul pubblico ed ex eccellenza mondiale almeno fino al primo ciclo, viene affossato dai tagli alla scuola pubblica una parte dei quali, seppur non prevalente, serve a finanziare le scuole private.

  2. FT scrive:

    No no… Il minimo che si potrebbe fare è chiudere la scuola statale che costa più del doppio dei costi medi delle paritarie. Il genitore cerca e trova la scuola che piu gli aggrada e se il costo è piu alto della media ci mette la differenza. Fine del debito pubblico italiano e libertà educativa reale a prescindere dal reddito… Se no che libertà è!?!

    • Barbara scrive:

      Sig. Lucillo , uno studente costa allo stato 7000 euro . Le paretarie stanno in piedi con le briciole che destina lo stato.
      Nel mio paese, l’asilo da privato è passato comunale. Prima stava in piedi con due maestre e una bidella (da anni) , ora le maestre sono 4 e le bidelle sono 2. I bambini diminuiscono. I costi allo stato , e noi contribuenti, sono di sei mila euro a bambino.
      la realtà è questa!

      • lucillo scrive:

        Questi 2 post, FT e Barbara, semplicemente dimostrano che la gestione del personale nelle scuole private è operata su standard inferiori di quanto avviene nelle suole pubbliche – non a caso la stragrande maggioranza degli insegnanti delle private appena possono vanno nel pubblico. Non denuncio qui situazioni che oltre ad essere inferiori sono anche fuori dal contratto nazionale di lavoro e quindi illegali, ma certo che fra incertezza del rinnovo del posto, incarichi a tempo, mancata progressione di carriere, controllo ideologico degli insegnamenti, le motivazioni degli operatori non sono certo al massimo.
        Il fatto che l’asilo privato costasse assai meno di quello pubblico significa semplicemente che costava troppo poco, ed impostare il sistema su costi standard non porterebbe ad altro che ad una divaricazione dell’offerta su base classista e di reddito: i poveri a costi standard, chi ha i soldi si permette l’eccellenza ma con lo sconto del costo standard pagato dalla diminuzione qualitativa per tutti gli altri.
        Il tutto lasciando perdere le ragioni educative ben esemplificate dall’affermazione “il genitore cerca e trova la scuola che più gli aggrada”, che di per se sarebbe sufficiente per proibire le scuole private per lo meno fino a livello superiori.

  3. FT scrive:

    No no… Il minimo che si potrebbe fare è chiudere la scuola statale che costa più del doppio dei costi medi delle paritarie. Il genitore cerca e trova la scuola che piu gli aggrada e se il costo è piu alto della media ci mette la differenza. Fine del debito pubblico italiano e libertà educativa reale a prescindere dal reddito… Se no che libertà è?

  4. Montse scrive:

    Ho sempre ricevuto rette agevolate, borse di studio e donativi di solidarietà in tutte le scuole paritarie in cui ho mandato i miei figli. La scuola paritaria sopravvive solo grazie alla generosità di chi ha di più ma non ne fa pubblicità….È una rete discreta e umile che sostiene chi è in condizioni di difficoltà.

    • lucillo scrive:

      Giusto. Ognuno investe dove meglio crede, e non si capisce perché l’intera collettività debba contribuire con i soldi pubblici.

      • Edo scrive:

        Quindi neanch’io devo contribuire con i miei soldi alla scuola di altri; tradotto: se io voglio mandare i miei figli in una scuola paritaria, uso i soldi del mio stipendio e delle mie tasse per pagare la scuola ai miei figli e eventualmente ad altri ragazzi di quella scuola, non per pagare la scuola di altri. Sei d’accordo?
        Oppure facciamo come ha suggerito FT no?

        • lucillo scrive:

          Esatto. Perché la scuola pubblica è diritto di tutti e tutti la pagano attraverso la tassazione generale. Poi se qualcuno vuole altro che se lo paghi a parte.
          Le strade e le ferrovie le paghiamo tutti, anche chi viaggia poco, perché il fatto che ci sia un sistema di trasporti efficiente è a vantaggio di tutti e dell’intera nazione: poi se uno invece che la statale usa l’autostrada ci aggiunge qualcosa, e se vuole il freccia rossa paga in più per arrivare prima.
          La scuola pubblica non è ne tua ne di altri: è di tutti, te compreso, e tutti te compreso la paghiamo. Poi se non vuoi usufruire affari tuoi.

  5. Sandro scrive:

    Zingaretti i soldi per finanziare la campagna informativa dei gender nelle scuole laziali li ha trovati.
    I trans sì, le paritarie no. Gran bel governo, quello del PD (con molti voti dei cattolici…).

    • lucillo scrive:

      trans cosa? quali soldi?

      • beppe scrive:

        lucy, smettila di difendere parassiti, lazzaroni, imboscati e fanatici ideologici. la scuola pubblica è una specie di lagher: se non la pensi come comandano i sindacati sei un paria: la prima cosa che fa un qualsiasi operatore – anche precario o senza ruolo – è iscriversi e ricevere il giornalino di un sindacato. dov’è la tanto proclamata LIBERTA’?

        • lucillo scrive:

          A parte che non è vero, è vero semmai in banca.
          Poi sul “se non la pensi” direi che semmai la scuola pubblica ha il difetto di chiedere troppo poco pensiero agli insegnanti; la privata al contrario chiede molto ma specifico pensiero, se no sei fuori. E non solo pensiero in scuola, ma anche pensiero e scelte di vita fuori.
          Conosco una ventina di insegnanti che dalle private sono scappati il prima possibile nel pubblico, anche gente molto motivata dal profilo culturale. Dall’asilo alle superiori, appena può la maggior parte se ne va.

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